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mercoledì 17 maggio 2017

"Cosa mi manca per essere felice?"

Ieri sera, mentre arrancavo per la camera cercando fantozzianamente di infilarmi la ciabatta e decidendomi, una volta per tutte di camminare scalza fino alla cucina, in quella fase di rincoglionimento che precede la perdita di coscienza che mi assale ultimamente quando appoggio la testa sul cuscino (e qui dovrei metterci un punto altrimenti a leggere uno mi va in apnea, ma non ce lo posso mettere perché mi spiace ma manca la chiusura della frase) mi sono fatta proprio questa domanda. (Punto).
Subito dopo mi sono chiesta anche perché fossi così imbecille da pormi domande filosofiche a quell'ora e in quello stato. Credo che parte del mio subconscio si fosse soffermato sul fatto che, il lato sinistro del mio letto attualmente è occupato dalla Melli, dalla mia felpa che è diventata il suo cuscino preferito e dai suoi pupazzetti. La sua scarsa mobilità non le permette molto e io la lascio vivere nel modo più comodo possibile. Ma di fatto, nel mio letto non c è nessun'altro a parte lei. Ed è da un po' di tempo che è così. Fortunatamente la parte di me che ancora litigava con la ciabatta, ed ha un senso pratico maggiore della parte di me piagnucolosa, ha risposto un sonoro "sticazzi! fammi andare a letto che ho sonno" e l'argomentare sui massimi sistemi si è chiuso lì.
Credo di essere arrivata al punto in cui sì, se trovassi uno sguardo in cui specchiarmi, e condividere i miei giorni ne sarei felice. Ma dato che si parla evidentemente di un latitante, non ho nemmeno voglia di preoccuparmi più del dovuto di qualcuno che sì, potrei incontrare ma non è detto. E quindi, no, dovessimo andare per esclusione, non mi manca un uomo per essere felice. E allora?
E allora credo che la domanda sia proprio sbagliata, quel "che ti manca" implica una negazione, un'assenza. Stamattina, mentre guidavo in tangenziale con uno sorriso così grande da farmi male alla faccia, il mio lato sciabattoso mi ha guardata di sottecchi e mi ha detto "lo vedi che ci sei arrivata pure tu? la vera domanda è "Cosa c è nella tua vita che ti rende felice?"
Un sacco di cose. Oh sì davvero. Tipo le poche parole che mi ha rivolto il "Maestro" al telefono. L'idea che finalmente è venuta a sciogliere un passaggio ostico del mio "romanzo". Le chiacchierate con l'onnipresente Ing. che se non ci fosse nemmeno ad inventarlo verrebbe così. La risata della nuova Amica che, in un messaggio di w.app mi racconta di tre giorni tosti, ma sorridendo. Che i sorrisi, se sono veri, li vedi anche con le orecchie. La Melli che contro ogni aspettativa decide di svegliarsi ogni giorno, mia Madre che reagisce davanti a quest'avventura tutt'altro che facile, cucinando ogni giorno qualcosa di diverso. Mio fratello che mi chiama e poi il "grazie" me lo scrive a parte... I biglietti per il salone del libro, che significa il mio primo viaggio con la mia figlioccia. E non vedo l'ora.
Ce ne sono di motivi per essere felici. E non è nemmeno vero che la felicità sta nelle piccole cose, perché, a pensarci bene, i questo elenco, non ci vedo proprio niente di piccolo...

giovedì 4 maggio 2017

pensieri sparsi #hopersoilconto

Partire è uno stato mentale. Un po' come dire sono via di testa, sì ecco è un immagine che rende. Però, almeno in questo caso, sto valutando il concetto di partire come un andarsene mentale.
Si parte per staccare la spina, per cercare un orizzonte diverso, per prendere le distanze da qualcosa o da qualcuno. Per rendersi in qualche modo irraggiungibili o vedere se ci sia qualcuno disposto a rincorrerci. A partire con noi. Quando il viaggio è mentale (e non causato da sostanze stupefacenti) il concetto di fondo non cambia. Spesso, spessissimo prendiamo le distanze da qualcosa o qualcuno, e specie se si tratta di un qualcuno di particolare, si spera in fondo che questo faccia qualcosa per fermarci. O rincorrerci.
Che sia un partire fisico o mentale, prendere le distanze e cambiare direzione è sempre meglio che restare lì infognati, pardon, ad aspettare un qualcosa (o il solito qualcuno) che non arriva. E perché non arriva? Perché non è, o non siamo la persona giusta? Perché non è il momento giusto ma potrebbe esserlo più in là? Perché ci sono mille e un freni inibitori, o scuse, o supposizioni. Insomma quello che si vuole ma chiaramente nessuna idea chiara. E' come arrivare trafelati alla fermata del bus, e trovare il solito vecchietto che dice "eh, c è sciopero" e tira dritto. Ma come? E per quanto? Ma siamo sicuri che non passa?
Ha senso restare fermi? Ci si guarda intorno, si scruta l'orizzonte e poi? Quando mi capita preferisco incamminarmi, arrivo alla fermata successiva, mi riguardo intorno e poi decido il da farsi. Nel maggior numero dei casi, sono giunta a destinazione a piedi. E tutto sommato spesso è pure meglio. Si cammina, si riflette, ci si guarda un po' intorno... Una canzone di Ruggeri che adoro dice "la stasi debilita, l'azione rinfranca". Aspettare è una cosa che mi manda in corto circuito perché significa far dipendere la mia vita e le mie scelte da un'attesa. Preferisco essere io a decidere per me, decidere se restare qualche minuto alla fermata o decidermi a proseguire dritto per la mia strada. Si perde troppo tempo dietro ad un'illusione o ad una aspettativa. Come se alla fine avessimo tutto il tempo del mondo, e invece no. Ed è chiaro non si possa vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo. Ma non si possono lasciar correre i giorni ipotecandone altri in virtù di un potrebbe essere che, già solo per il potrebbe, non è.
Partire dentro di sé potrebbe rivelarsi il viaggio più faticoso in assoluto. Anche se non ci sono prenotazioni obbligatorie da fare. Le strade della nostra mente sono così strutturate e tortuose da rivelarsi spesso labirinti mal costruiti, e senza via d'uscita. Il percorso è costellato da poltrone comodissime e seducenti, che sono parte della nostra confort zone. Un volta che ti ci siedi di nuovo e inizi a massaggiarti i piedi, finisce che non ti alzeresti più, e ritorni a procrastinare, a vivere nella comodosa idea che il compromesso ci sta, sia parte della vita e vada bene così. Poi se sei fortunata ti passa davanti qualcuno correndo, con una bella falcata e lo sguardo deciso. E nonostante sia sudato marcio ti pare felice, e allora ti rialzi e torni a camminare, perché la voglia di essere felice non ha bisogno di un massaggio ai piedi. Corre anche scalza verso la meta se serve. Siamo solo noi a farle lo sgambetto. E poi è facile, e spesso accade, che si perda il bagaglio. Ma inizio a pensare che il più delle volte sia solo un bene.

giovedì 17 novembre 2016

The Family Man

E' uno di quei film che fa Natale. Di quelli che si ripromettono di creare quell'atmosfera magica che ogni anno vado cercando, e spesso non trovo. Ma questo film mi piace. Perché sì, è la classica commedia, Nicolas Cage è bello e fascinoso, e l happy end è assicurato. Ma non solo. 
Ci sono piccole perle che nell'economia del film potrebbero suonare a vuoto ad un occhio distratto, tipo quando, in una delle sue sembianze, l Angelo (se vogliamo vederlo così) prende le sembianze del commesso di un negozio di alimentari, e volutamente sbaglia a dare il resto ad una ragazzina, che per una coca da un dollaro, si vede dare 9 dollari di resto. E la ragazzina incassa, tace ed esce dal negozio. E l'Angelo dice "ma tu guarda... sporcarsi la coscienza per cosa? per 9 dollari". Questa è una scena che mi ritorna spesso alla mente, quando devo decidere cosa fare. Uno può anche non credere agli angeli, alla coscienza, ma credo di ci sia sempre un momento in cui una persona si mette davanti allo specchio e debba trovarsi faccia a faccia con se stesso. 
Stamattina non ero allo specchio, ma al telefono. E dovevo decidere cosa fare. E ho deciso di pensare solo al mio "tornaconto". Ossia alla possibilità di guardarmi negli occhi senza ombre e poter dormire serena di notte, crisi della Melli a parte. Ho scelto di stare dalla parte dell'onestà e questo sicuramente non incrementerà il mio conto in banca. Ma vi dirò... non me ne frega un accidenti. 

domenica 14 agosto 2016

Riflessioni a carattere sparso...

La famosa e tanto attesa vacanza non è andata come speravo. Anzi... un mezzo disastro. Ma forse disastro è eccessivo, diciamo che tutte le mie aspettative sono collassate. Ecco. Meglio. 
Per fortuna sono ancora a casa, ho altri giorni, altro tempo. Sto cercando di recuperare il meglio trattandomi bene, cercando di curare di più la mia casa (sì, lo so... ne vado così orgogliosa), i ritmi sono scanditi dal fare quello che mi sento di fare nel momento in cui lo penso. Non ho progettato altro, mi sveglio e decido. Oggi per esempio avevo una mezza idea di andare in piscina, e invece credo sperimenterò il nuovo ferro da stiro, mentre farò una carrellata dei miei film preferiti. 
Ho deciso che faccio ricresce i capelli, mi mancano i miei ricci spettinati. 
Ho deciso che devo assolutamente, e sottolineo assolutamente smettere di procrastinare con inutili scuse, e tirare fuori il mio sogno dalla scatola che tengo sotto al letto. Me l ha augurato anche Alberto Angela. E per me che credo nei segni, è un segno. Ieri sera ho riletto un paio di cose che ho scritto e, perdincibbacco, mi sono data quasi della bravina... mi sono ricordata anche quella pubblicità della mastercard "regalare una copia a chi ti diceva di smettere, non ha prezzo". Sarebbe una bella soddisfazione. 
Ogni tanto butto l'occhio al telefono, ci sono pensieri e parole che mi arrivano da lontano, e mi fanno sorridere al display, e sembro un po' scema, d accordo. Ma mi piace lo stesso. 
Ho voglia di baci e abbracci, tipo quelle pomiciate da liceo, dove si stava abbracciati per ore e poi ti rimaneva sul mento il segno della barba di lui, ma che ti fanno sentire al centro dell'universo solo perché "lui" ti guarda con quello sguardo lì, e a te non serve nient'altro per sentirti felice. Ho voglia di un'idea, di una speranza, di un pensiero positivo da coltivare come faccio con le orchidee anche dopo che sono sfiorite. Ho voglia di non farmi prendere dall'ansia degli errori commessi, dalla paura di essere colpita di nuovo... ho voglia di provare a fidarmi della vita, senza pormi più domande del dovuto. Alla fine è risaputo che ha più fantasia di me. 



mercoledì 6 luglio 2016

Pensieri random...

"Voi ragazze single pensate solo alle ferie". Così mi apostrofò tempo fa un cliente che, sprovvisto di musica d'attesa, cercava di intrattenermi al telefono in attesa che il suo collega si liberasse. Avrei voluto rispondergli che in realtà pensiamo anche a scarpe, borse e gatti, ma l'ambiente in cui lavoro impone un certo freno alle mie rasoiate. 
E comunque non è una cosa che facciamo solo noi ragazze single. Oggi sono arrivata in ufficio accompagnata da Mammolo dato che la mia smAyrton è a cambiare il parabrezza. Tempo due secondi, dopo il buongiorno si è partiti a fare il conto di quanti giorni manchino alla chiusura. Quest'anno, forse più di altre volte, ci stiamo arrivando stanchi un po' tutti. L'umore non è dei migliori, anzi. Ci si destreggia tra lune storte e lune piene, e si guarda al venerdì sera come un miraggio sempre troppo distante. Si porta pazienza, anche perché appartengo ancora ad una categoria privilegiata: ho una busta paga. Posso pagare l affitto e le bollette e mettere insieme un pranzo con una cena. Non è poi così scontato. Mio fratello il filosofo mi dice "se abbiamo acqua potabile che esce dai rubinetti di casa, possiamo ritenerci fortunati". Ma sto divagando. E non è una novità. 
Con Mammolo si parlava anche del modo in cui stiamo lavorando. Non solo noi, in generale. E' tutto un rincorrere, un annaspare. La tensione sempre a mille, e quello che si fa non basta mai. Si sarebbe potuto fare di più. La domanda successiva è pressoché inevitabile. Mi ci vedo tra 10 anni ad avere ancora l'ansia per le lune di Brontolo? A guardare il calendario e pensare che la vita cominci solo dalle 18.01 del venerdì sera e finisca alle 8 del lunedì mattina? Questa la sola vita possibile? Mi guardo intorno e mi trovo a pensare che ci siano dei scenari, più vicini di quel che crediamo, e nemmeno li vediamo, figuriamoci prenderli in considerazione. 
Un giorno, molto tempo fa, un caro amico mi scrisse "l'idea di cadere è affascinante: solo chi cade può risorgere". E se si pensasse di risorgere senza necessariamente aspettare una caduta? Non staremo restringendo fin troppo il nostro orizzonte visivo? 
Squilla il telefono... uh... Brontolo... vado eh... vado... 

martedì 28 giugno 2016

Di aria condizionata & zenzero...

Non mi piace l'aria condizionata. Trovo sgradevole già il nome. Perché condizionare l'aria? E poi mi costringe a tenere la porta dell'ufficio o le finestre di casa chiuse. In giornate come questa, di sole e brezza fresca tenere la porta chiusa è un delitto. E poi mi manca l'aria. Appunto. 
Guardo la settimana che si assottiglia e aspetto solo di partire. Dire che non vedo l'ora è un eufemismo, già guidando verso la stazione, alle prime luci dell'alba tutta la mia chimica cambierà, ma in questi giorni l'attesa sembra dilatare i singoli minuti trasformandoli. E poi tanto lo so che, da quando mi alzerò prima del sole per prendere il treno, a quando lo riprenderò lasciandomi il tramonto alle spalle, ci sarà solo il tempo di un soffio.
Nel frattempo cerco di sopravvivere: ai nani, alla gente di passaggio, alle rogne che si dispiegano in ordine sparso facendomi passare dalla volante della polizia ad una stazione dei carabinieri. Alla rielaborazione di pensieri e parole che mi si affollano nella testa, spesso accavallandosi. Come accadeva un po' di tempo fa. Con la differenza che sono diventata più brava nell'organizzarmi e nel fare ordine. E' strano e, per certi versi, non ci credevo molto. In realtà succede che abbia le idee chiare su tante cose. Su chi mi gira intorno, sui rapporti che intrattengo... Ho letto da qualche parte che il cibo zen per eccellenza è la consapevolezza.
La consapevolezza ha un sapore strano. Non è affatto appetitosa, come si tenderebbe a pensare. E' a tratti piccante e brucia un po' la gola. Forse è un po' come lo zenzero. Che picca sul palato sulla lingua... ha un sapore amarognolo che non apprezzi subito anzi, sul momento storgi il naso. Ma poi ti lascia un sapore buono... e ti viene da dire "ma sai che..." e magari ne mangi un altro pezzettino, o bevi un altro sorso di tisana... e forse ti pizzica ancora... ma scopri che ti piace. Ma soprattutto, fa un gran bene. Ecco. La consapevolezza, sa di zenzero. 

martedì 17 maggio 2016

Caos & Disordine...

Ci sono cose che non ti spieghi. Non è che decidi di non spiegartele, è che proprio non ci riesci. Ci provi pure. Ti metti lì a tavolino ad analizzare tesi e antitesi, si fanno calcoli e preventivi. E non ci si arriva mai. Come quando facevo le equazioni di matematica, minimo tre volte, tre risultati diversi e sempre sbagliate. Ci deve essere sempre qualcosa che mi sfugge. E continua a sfuggirmi, magari trova una parentesi quadra aperta e via, l'incognita scappa fuori. E chi la piglia più quella. Corre. Sicuramente più di me.
Parentesi aperte e cuore soggetto a spifferi. L'aria entra ed esce e fa un po' quel che vuole, e lui, il cuore, se la ride. Uh hai voglia che se la ride. Pare che i riccioli d'aria gli facciano il solletico. E più ci penso, più la testa si incazza. Arriva giù tipo la sig.ra Rottermaier, inizia con chiudere parentesi tonde, quadrate e pure le graffe, così eleganti diciamocelo. Sbatte di qui e di lì e poi si ferma con i pugni chiusi sui fianchi e guarda quel monello che mica a smesso di ridere. Ci prova pure eh, signor giudice, glielo garantisco. Ma niente, gli è partito quella sorta di attacco... come si dice in italiano? in veneto diciamo "si è imborensà" è lì che ci prova, fa una faccia seria e... niente... scoppia a ridere di nuovo. Succede ogni volta. Alle volte basta con niente. Un apparizione speciale tra i commenti di facebook, o quel semplice pollice su, che ti fa pensare di non aver scritto proprio una cazzata... Una mezza parola buttata lì, a caso.... che poi forse a caso non è mai... ma a noi ci piacciono tanto le parole a caso, quelle dette per dire, che alle volte ci crediamo pure un po'. Basta sentire la voce dell'amica stacanovista che ti usa per fare una pausa, la gatta che salta sul letto e ti piglia a zampate il naso, la sveglia che non suona ma qualcuno che ti chiama, o una sera a commentare un film, su due divani a distanza, "come ai vecchi tempi". Che vecchi non sono mai, e ha voglia la Rottermaier a sbraitare che così non s ha da fare, non va bene è sbagliato e via discorrendo, che c ha ragione e lo so che ha ragione! Però non posso nemmeno mentirmi e non ammettere che ci sia una parte di me che sta lì e se la ride. E insomma, gli anni passano, ma visionaria e casinista lo resto comunque. 

giovedì 28 aprile 2016

riflessioni

Avere il cuore suddiviso in frammenti, non significa necessariamente avere il cuore spezzato. Anzi. 
Ho sempre detto di avere frammenti di cuore in terra sabauda. E due sono particolarmente grandi. Sono quelli che, pur condividendo lo stesso cielo, conoscendosi per il "sentito dire", hanno una sola cosa in comune: me. O forse no, in comune hanno il fatto di essere dannatamente importanti, per me. 
Mia Sorella, e l'Altra S. Facce diverse di un solo sentimento, che oggi si sono guardate, anche se solo per qualche secondo, negli occhi. Due mondi divisi che hanno girato entrambi per la stessa orbita, e che hanno permesso a me di dipingermi addosso un sorriso, quello un po' beffardo di un piano ben riuscito! Anche se non è stato semplice, che senza di lui poco avrei potuto fare. E lui ha fatto tanto. Anzi, ha fatto ciò che in famiglia si fa. Lei soffre, io chiedo aiuto, e Lui agisce. 
E così, come dice LauraLaGnocca, oggi è la giornata degli hip hip urrà. Perché ci sono margherite simpatiche, ci sono respiri finalmente sereni, ci sono altre attese nell'aria ma solo per cose belle. E allora mi godo questo momento, che ancora mi pare strano, ma che mi piace tanto. E sono felice. 
Ecco. 

e questa è per Voi due Sempre e per Sempre. De Gregori. 


giovedì 5 novembre 2015

L'amore non è un dare - avere. 
Si ama e basta. 

"Sai perché parlo sempre di te ai miei amici..." cantava Irene Grandi qualche tempo fa. 
Parlo di te in continuazione, mi rendo conto. Parlo di te perché è un modo di percepirti. Perché cerco in loro risposte rassicuranti a domande che, ancora, non ho il coraggio di farti. E mi ci aggrappo. Con la caparbietà della speranza che questo non sia l'ennesimo viaggio a vuoto. 
Mi rendo conto di volere un posto nella tua vita. Volere per me quello al tuo fianco, come quando camminiamo sotto i portici e ti tengo il braccio. E sento però che non è il momento di chiedertelo. Non è il momento di parlarne. Forse ci sono già, paradossalmente, ma non ne ho certezza alcuna. Mio Fratello mi scrive: "Oggi come oggi cerca di vivere come pollicino, trova le molliche di pane e segue la strada, ecco mangia le molliche segui la strada senza chiederti oggi dove porta , ma gustati dove è possibile metro per metro ....mollica per mollica ...". E al momento mi sembra la cosa più saggia da fare. Che di caos nella tua vita ce n è che basta. 
Però ci sono giorni come questo, dove leggo il tuo lavoro, ho il privilegio di riconoscerne i retroscena, e mi sento così fiera, e orgogliosa di chi tu sia. Dei valori nei quali vivi e che non ti hanno fatto scendere a compromessi. E ti è costato. Lo so che ti è costato ma sei rimasto lì, fedele ad un ideale forse, dai più calpestato per carattere o per denaro. Ti vedo diverso dalla massa e ti riconosco. E non è che sia semplice da spiegare a parole, ma quando la sento questa nobiltà d'animo, questa correttezza portata avanti al di sopra di tutto, sono così dannatamente fiera di te... 

venerdì 24 luglio 2015

Hasta la vista...

Non so se sia il caldo, la nevrosi della gente, lo stress da fine anno lavorativo, se niente o tutto di questo. 
Ma so che è un po' di tempo che non ho voglia. 
Non ho voglia di scrivere, di mettermi a spiegare le mie ragioni, di disquisire sul perché e per come di certe cose. 
Non ho voglia. 
Non ho nemmeno voglia di spiegare perché non ho voglia... 
e allora è meglio chiudere per ferie. 
Rimandare ogni decisione definitiva a momenti più propizi, e prendersi una vacanza. 
Ci si vede quando ci si vede. 
Peace & Love. 

mercoledì 14 gennaio 2015

Resisto...

A volte devi indietreggiare di uno o due passi, ri-considerare, staccare per un mese.
Non fare niente, non volere fare niente.
La pace è fondamentale, il ritmo è fondamentale.
Qualsiasi cosa tu voglia non l’avrai provandoci con troppa insistenza.
Charles Bukowski, Cena a sbafo.

Ho una voglia incredibile di "cose dolci". A Natale mi sono detta: massì dai, una fettina di panettone, due canditi... peggio che rimettere il vino in mano ad un alcolista anonimo. Ho preso a sognare canditi giganti, cassatine siciliane con la pasta di mandorle quella verde chiara e la glassa di zucchero candida. Sublime. Solo a scriverne prenderei a morsi la tastiera.
Ma resisto.
Passo tra gli scaffali di dolciumi del super ripetendomi come un mantra "non si può, non si può, nun t azzardà".
Ho una voglia di incredibile di "pensieri dolci". Vorrei aprire la mail e trovarmi una canzone spedita, perché chi l'ascoltava pensava a me. Proprio lì, in quel testo, in quell agglomerato di parole appariva giusto in mio faccino in dissolvenza. Vorrei aprire la cassetta delle poste e trovarci un bigliettino con i cuoricini manco fossimo a San Valentino. Vorrei quelle attenzioni tipiche del corteggiamento, di quella parte bella dove ti sembra di volare e di essere sulla Luna e non torneresti mai giù. Quei momenti dove tutto è brivido di stupore un emozione, la magia dell'istante che precede il primissimo bacio. Quei momenti che sai che passano e lasciano il posto a emozioni più "solide" quelle poi dove vai a costruire quello che i più chiamano "domani". Ma che finché durano sono spruzzi di spuma marina che sa di vita, il cui profumo ti resta appiccicato se non per sempre, poco ci manca.
Ma resisto.
Mi celo pacificamente dietro i miei "non me la sento, non ho voglia, no dai non è il momento sono ancora in lutto". E ci aggiungo anche un "non si può, nun t'azzardà". 
Che la disillusione è ancora lì, insieme al sacchetto della spazzatura che anche stamattina mi sono dimenticata di raccogliere e buttare. Che se apro un cassetto esce l'ansia di fare un altro disastro. Mi salta in faccia come quei pagliacci a molla delle scatole di tanti anni fa. Che se niente niente abbasso la guardia mi ritrovo nel mezzo di una catastrofe e non me lo posso permettere. Come direbbe il Che, potrei giocarmi l'ultimo pezzo di cuore. Ma a che pro? E poi se me lo gioco sul nero ed esce il rosso? io lo odio il rosso.
Ho una voglia incredibile di sole di acqua di aria, di due occhi che guardandomi mi dicano "tranquilla, ci sono io adesso qui con te". Ho una voglia incredibile di quotidianità, quella tanto denigrata osteggiata, che non è apatia o pigrizia da svernamento sul divano, ma quella in cui anche condividere una tazzina di caffè o una melizia ha un che di buffo e divertente.
Ma resisto. 

martedì 2 dicembre 2014

Never say goodbye

Questo Natale lo passo senza di te.
Senza le tue luci, senza i tuoi colori. Senza quel profumo di legna che arde, delle mie sere in penombra.
Questo Natale devo passare la mano.
Devo accontentarmi di perdermi nelle tue foto, nei ricordi, sempre più vivi e più intensi che raccolgo in una scatola e dentro di me. Fanno parte della mia Anima e sono i primi che proteggo ad ogni trasloco, e che non perdo mai. So sempre dove cercarli e dove trovarli.
Questo Natale cercherò come ogni anno una pallina speciale, ma non ho ancora deciso se "fare" l albero oppure no. So solo che non farò biglietti del treno, non chiamerò Cristina per prenotare il mio nido. So solo che quest'anno non torno a casa.
Quest'anno non ci sarà la giornata con mia Sorella, a farci venire mal di gola per le troppe parole, e male la faccia dal ridere, e quelle facce che fa solo lei e che io adoro. Non ci saranno le melizie a colazione, la Mole a salutarmi a sorpresa tra un palazzo e l'altro, il Po a scorrere placido e il bicerin a fumarmi tra le mani. 
Un Natale senza te non mi sembra nemmeno Natale. 
Ma mi piace raccontarmi, che Natale possa essere tutti i giorni in cui ci si sente felici, e a casa. E allora mi dico, che il mio Natale è solo rimandato. 
Tornerò da te. Te lo prometto. 

martedì 21 ottobre 2014

di abitudini, di rivoluzioni, di disquisizioni e di santa pazienza...

Non tutti i fine settimana vengono con il buco. Specie se ti devi imporre di passarli in casa per dare un senso a ciò che un senso più non ha: il disordine. Stratosferico e costante da almeno un paio di settimane vissute sull'onda del non c ho tempo per nulla, manco per una lavatrice. Che tanto con il tasso di umidità al 95% col cavolo che s asciuga.
Pensieri pari a quelli della sciura Cesira, per dire. Ci manca solo che prosegua questo post ponendomi domande introspettive tipo "potrà uno smacchiatore fare al felicità di una donna?". 
In questi giorni gran parte dei confronti tra me e Lui vertevano sulle abitudini. Più o meno radicate di entrambi. Perché quando cominci una storia dopo i trenta, non è semplice. Non è come quando hai 20 anni, un carattere plasmabile e tutto va bene, tutto è risolvibile. A vent'anni puoi passare una notte in sacco a pelo in stazione se perdi l'ultimo treno. Quando sei più vicino ai quaranta, dopo aver tirato giù tutta la schiera di angeli arcangeli e serafini, te ne vai a cercare un hotel pregando non ti costi un rene. 
Ci vuole una gran pazienza. Soprattutto quando hai a che fare con un carattere come il mio. Che diciamocelo, non sono proprio farina da fare ostie, direbbe Zia Ester.
Non ho molte abitudini radicate, ma ne ho una che fa per mille. Io sono abituata a stare da sola. E non lo dico in modo autocommiserante, lo dico con un certo orgoglio (anche se l amico Bruno mi farebbe quella faccia lì). Sono abituata a stare da sola, a gestirmi gli spazi, la giornata, le idee e i progetti per il futuro. Grazie a Dio ho una Famiglia meravigliosa con cui ha condiviso i momenti belli e quelli neri. E sì, ho anche Amici che sola non mi hanno mai fatta sentire, e continuano a essere un po' me anche ora. Ma in linea di massima, fuori dal campanello di casa c era solo il mio nome. (E a comandare ci pensava la Melli).
Oggi leggevo Patty che parlava della zona di comfort, quella dove  ci si rifugia, dove non stiamo bene né male ma semplicemente si sta.
Perché così funzioniamo perché così in qualche modo si va avanti, non devo nemmeno interrogarmi più del dovuto, tanto il sole domani sorge comunque, e mi alzerò alle sette per andare a lavoro. Perché così funziona, funziona così anche per le persone che conoscono. Ci si alza la mattina, si va al lavoro, la sera si cena, un bel film e domani si ricomincia. Magari ne frattempo si conosce qualcuno, si va a vivere insieme, ci si fa una famiglia ecc... ecc.. ecc...
Ecco. Io ho orrore degli ecc... ecc... ecc....
Ho orrore delle cose fatte perché si fa così.
Perché si è sempre fatto così. 
Mia madre mi racconta che da piccola ero una grandissima smeriglia testicoli. Perché la domanda più frequente che facevo era "e perché?" e se non mi davi una risposta decente, continuavo... "e perché?". Non sono cambiata più di tanto. O meglio, c è stato un periodo della mia vita in cui mi sono seduta, sul mio vivere e sul mio stare, mi sono fatta portare un po' dalla corrente, forse il tempo di prendere aria, di aspettare che certe cicatrici guarissero davvero.
Poi a darmi una scarica elettrica c è stato l'incidente, e senza farla più tragica di quello che è stata, parafrasando Zanardi (con tanto rispetto) forse è stata la miglior cosa che potesse capitarmi.
Perché?
Perché la sera stessa ho detto a mio Fratello che era il miglior Fratello che potesse capitarmi. Perché ho scoperto che ci sono gesti che diamo assolutamente per scontati e scontati non sono. Perché ho conosciuto due delle Persone più importanti della mia vita. Perché ho scoperto che sono meno fragile di quello che pensavo. Che la mia cocciutaggine mi ha fatto tornare a camminare su un tacco 12, anche se con moderazione...
La zona di confort delle nostre abitudini, del lasciarci vivere ci uccide. Uccide il tempo, il giorno che abbiamo a disposizione. 
Uccide la curiosità. Quella innata che abbiamo e che ci spinge verso l'esterno. Che ci fa venire voglia di dire "ma io sarò capace di fare...?" 
Troppo spesso si arriva a casa e ci si fa rapire dal potere oscuro del divano, dalla tv.
E invece c è un mondo lì fuori.
Ma c è un mondo anche qui dentro.
Se chiudiamo gli occhi e ci leggiamo dentro, abbiamo tomi e libri che il Signore degli Anelli ci sembra l antologia di Topolino.
E' che usare il telecomando è più semplice.
Più pratico. Massimo rendimento con il minimo sforzo.  Tanto si può sganciare sempre la scusa del "sono fatta così".
E lo stato in cui versa quello che doveva essere il mio "studio" ne è la prova. 
Ad oggi in mezzo alla stanza c è lo stendibiancheria carico, le scale usate per attaccare le plafoniere domenica... la cassettiera che va in armadio e sopra la sedia della scrivania la roba da stirare.
Il pc credo sia sotto la roba da stirare. Almeno spero. 
E mi dico che non va bene. Che il disordine fuori mi fa sentire disordinata dentro, e fatico a reggere il respiro quando entro in casa e vedo quel caos che mi rende nervosa. E io non sono fissata con l ordine, ma il mio è un disordine creativo.
Qui di creativo, in me, non vedo nulla.
Vedo solo la staticità.
Il fatto di non riuscire a ricrearmi l'occasione per... l'occasione per scrivere, l'occasione per fotografare, l'occasione per nutrire la mia curiosità. E non ho tempo mi dico. Ma se vuoi qualcosa veramente il tempo te lo crei. La strada la trovi. Patty ha preso aspettativa dal lavoro, sta cercando la sua strada e ha pianificato la cosa con tanto buon senso e coraggio. Dopo essermi chiesta se io avrei lo stesso coraggio, mi sono detta che a me il mio lavoro piace. Lo sento ogni domenica pensando che l idea di tornare in ufficio il lunedì non mi mette l'ansia. Allora il mio cammino è diverso per certi versi dal suo.
Ma significa anche che il mio tempo lo devo trovare al di fuori di quelle ore dovute e impegnate ad alzare il PIL. Lo Devo trovare e cazzo, lo troverò. 

Quello che cerco di trasmettere a chi ruota nelle mie orbite, e mi rendo conto che spesso lo faccio in modo brusco e ammettiamolo nei discorsi a voce alta non sono mai stata un gran ché, è che le abitudini possono diventare soffocanti. A lungo andare è come stare con le sabbie mobili fino all'inguine e trovarle in qualche modo anche comode.
Che la Meraviglia è il chiedersi il perché delle cose, il guardare al di là del proprio orto e scoprire che forse c è un modo diverso per fare la stessa cosa che si fa identica da anni. E che cambiare non significa semplicemente trovare il modo di farla con il minimo dispendio di energie. Sprechiamole queste energie! Risparmiarle per cosa? Dove la mettiamo e come la sfruttiamo l'energia risparmiata esponendoci poco. Cercando poco. Facendo poco. 
Azzardiamo, proviamo, sperimentiamo. Sbagliamo anche. Dio che sarà mai?
Ogni sette anni, si dice,  si cambiano i gusti, allora riproviamo le cose che sette anni fa non ci piacevano, magari non ci piaceranno nemmeno oggi, ma non potremmo mai saperlo se non proviamo. Se non tocchiamo con mano, se non ci sporchiamo le mani, la faccia. Se non facciamo un tentativo che può pure non andare a buon fine e ci costringe a ricominciare da capo. 
Nel ricominciare da capo non c è nulla di brutto anzi. Solo chi ricomincia può reinventarsi.
Cambiare marca dello shampoo, colore di capelli, provarne uno che non è il tuo colore ma solo per vedere che effetto fa, e scoprire che forse non ti sta così male. 
O ridere perché proprio non ti si può guardare. Ma che ci sarebbe di drammatico? Non è nulla di irreparabile. Nessuno ti giudicherà per questo. 
Spostare i mobili perché magari con il tempo ti accorgi che da qui a lì sta meglio. 
Leggere un libro che non hai mai letto, e scoprire che proprio non lo digerisci. O potrebbe pure essere che finirai per cercare anche tutti gli altri dello stesso autore. 
Si fa. Si disfa.
Paradossalmente chi purtroppo, sta male e ha i giorni contati, ha più slanci e desideri e si perdona gli errori molto più di noi. Perché, paradossalmente, hanno una visione della vita più sana. Le cose importanti, i capisaldi della Vita, non sono le abitudini e le certezze con cui cresciamo. 
Le certezze non esistono, nemmeno nelle abitudini rassicuranti.

Dovremmo renderci conto, che non c è nulla a questo mondo che sia definitivo. 
Nemmeno la morte. 

Quando mi hanno ricostruito il ginocchio mi hanno detto che, se non avessi fatto azzardi, fossi stata molto attenta e parsimoniosa negli sforzi, l intervento per sostituirlo con una protesi avrei potuto farlo intorno ai 65 anni... se sforzassi la gamba, camminando, andando in montagna e con altre attività, il rischio è quello di farlo intorno ai 60 o un paio di anni prima. 
Beh, a prescindere che non so nemmeno se per allora sarò ancora qui (magari mi trasferirò in un isola caraibica...) beh... se tanto il concetto è che comunque mi toccherà farlo, voglio farlo dopo aver consumato una quantità cospicua di scarpe da ginnastica.
E ne sarà valsa la pena. 

giovedì 2 ottobre 2014

Cambio di stagione...

Ottobre. La strada verso l'ultimo trimestre dell'anno è iniziata. Le avvisaglie c'erano tutte: la copertina da divano è bella che pronta che pulita, e in posizione. I ciclamini alla finestra della cucina, il sole che non mi arrostisce più le piante, anzi, fa effetto beauty farm e io lascio che si godano ancora quel che resta dei raggi tiepidi (intermittenti tra una pioggerella e l'altra).
Sabato sera ho preparato il primo sacchetto di pop corn, abbiamo sfogliato la pagina dei film al cinema e scoperto che la tessera della videoteca è smagnetizzata. Ebbene sì, ce l'ho ancora e la uso. Che a me le cose ondemand non mi intrigano quanto lo zen e l'arte del noleggiare il film.
I riti. Queste cose che ancora mi scaldano e mi fanno pensare che ci sia una strada diversa dal "mi rintano in casa, e non ho bisogno di nulla di tutto ciò che c'è fuori".
Ho due cassette di mele trentine, urge infornare torte di mele. Quelle con l'uvetta e la cannella, e la granella di zucchero sopra che fa la crosticina. Bello riaccendere il forno. I profumi mi portano sempre a quando ero piccola, a quando mia madre faceva le torte e io i compiti, e poi mi faceva assaggiare la crema rimasta nella terrina.
Ottobre con sé porta il calore delle maniche lunghe, dei tè aromatizzati, la trapunta e la maglia del pigiama. Il foulard che ancora non è sciarpa, il maglione di Papà usato come giacca, che scalda il cuore e non solo le spalle. I calzettoni antistupro e le candele accese, il profumo del muschio e di zucca. La voglia di fare, la voglia di cambiare. La voglia di migliorare e migliorarsi, di inventarsi qualcosa di nuovo. Di creare e di avventurarsi in un progetto che ti assorba e ti faccia parlare velocemente e riempiendo l'aria con le mani che le parole non bastano. Voglia di foto colorate e calde, di profumo di caldarroste e del "fatti più vicino che ho freddo". Di pizza fatta in casa, di quadri da scegliere e appendere, di silenzi leggeri.
Voglia di sorprese.
Tutte quelle che una nuova stagione racchiude e custodisce con il solo desiderio di condividerle... 




lunedì 22 settembre 2014

sondaggio...

M è venuta una brutta periartrite alla spalla destra. Un dolore fastidioso a dir poco, e così il fisio raccomanda antiinfiammatori, ghiaccio, arnica a volontà e tenere il braccio a riposo. Ergo, mi tocca tenerlo legato al collo che se no, col cavolo riesco a tenerlo fermo. 
Per fortuna oggi va meglio, e nella fase più acuta, durante il fine settimana, il Maggiordomo di Melli s è prestato ad aiutarmi, facendomi da aiuto cuoco, autista, massaggiatore e quant altro. 
La Sciamana, un giorno mi ha detto che il braccio destro è quello con cui restiamo "aggrappati al passato". E generalmente inizia a far male quando ci allunghiamo verso il futuro non lasciando però andare la presa. Teoria che trovo interessante (che poi uno è libero di crederci o meno, ma se una cosa ti fa scaturire una riflessione ben venga). Domani è il mio giorno di autunno, e se proprio vogliamo dirla tutta è una delle stagioni che preferisco e trovo più affini al mio carattere: esplosioni di colori, i profumi "caldi", lo strudel e la cannella, la copertina sul divano e le scintille delle caldearroste, che lasciano spazio ai toni malinconici che di tanto in tanto mi appartengono. Ma è anche la stagione del rinnovo e delle partenze. E così, da quando mi è partito il trip del rinnovamento mentale e casalingo, in questi giorni con il mio passato mi sono incontrata e scontrata parecchio. Non ultimo l'aver intercettato le foto del mio ex e dalla sua attuale metà su feisbuc, e scusate il commento ma, ragazzi miei "ho scansato un fosso".
Il dolore alla spalla ha rallentato molto i lavori, ma ieri sera, per far passare la malinconia post partenza del Maggiordomo, ho preso uno dei miei quaderni e ho fatto una sorta di piano delle modifiche da apportare in casa e non solo. So per certo che non diventerò mai minimal nel senso stretto del termine, ma questa volta sono assolutamente determinata a fare spazio al nuovo, (e non intendo necessariamente nuovi acquisti) e a eliminare tutto quanto non sia più parte di me. Lo so che da qualche giorno non scrivo di altro, ma credo di essere in una di quelle fasi di svolta. In cui un azione avvia una reazione a catena in cui tanti piccoli meccanismi si mettono in moto. 
E se è vero quello che dice la Sciamana, mi sa che questa infiammazione arriva proprio a dirmi che sono sulla strada giusta. 
E poi c è la questione jeans. 
Eh sì, perché se è vero che voglio separarmi da tanti abiti "vecchi" lì fermi per abitudine più che per necessità, è altresì vero che con pazienza dovrò riprenderne di nuovi perché a fronte di 7 kg persi in due mesi e mezzo sembro Cucciolo nei vestiti di Dotto. Sabato abbiamo visto in una vetrina un paio di pantaloni tipo jeans strappati. Amore a prima vista. Ma come sempre faccio in questi casi, la prima reazione è stata "sì vabbè ma dove vado..?" e tirare dritto. 
Poi ieri nel dormiveglia (momenti epici in cui partorisco pensieri sublimi e scrivo mentalmente pagine di letteratura che toccano picchi assolutamente meravigliosi che la mattina non ricordo nemmeno morta), ho pensato una cosa tipo "ho 38 anni e mezzo... se non ora, quando?" 
E non è mica una domanda da poco... (e infatti stavolta me la ricordo). 
Quindi credo che quei pantaloni saranno miei. Prima di azzardare l'acquisti intorno ai 45 anni e scatenare l ilarità collettiva. 
E poi che altro? 
Che altro bisognerebbe assolutamente fare prima dei 40 anni? 
Avete suggerimenti? 


lunedì 8 settembre 2014

sono stata nominata...

Lo si sa, e bene o male lo dico a tutti, a me le catene non mi sconfiferano più del dovuto. E sì lo ammetto, vado molto a "simpatia" di chi mi nomina. E io a Patty non resisto. 
Perché ci siamo conosciute fuori da queste pagine, ci siamo viste due volte ma è come se fossimo amiche da anni, perché dopo una giornata passata con lei ho mal di gola per due giorni, e anche lei (ma quanto ci piace chiacchierà!) perché le voglio un gran bene, che quel sorriso ne nasconde di storie, che lei ti racconta come se fossero state tutte facili.
E quindi, se lei mi nomina io rispondo! anche perché mi ha detto che sono fonte di ispirazione, niente meno. 
Quindi, le regole sono:
Mettere il link della persona che ti ha nominato: fatto
Elencare le regole: sto "fando"
Condividere 7 curiosità su di te: farò
Nominare 15 blog che ti sono di ispirazione e informare che li hai nominati: arduo!!!

1) vivo la realtà di blog da 10 anni. e devo dire che sono davvero tanti. con alti e bassi, con voglia di scrivere e voglia di non saperne una pezza. con scontri violenti che nemmeno nella vita "reale" (il confine è spesso labile) e momenti di risate alle lacrime. ho conosciuto tante persone. molte di queste sono "sparite" con la facilità con cui si spegne il pc. altre sono ancora parte della mia Vita e le ringrazio, perché mi hanno arricchita, mi hanno aiutata a crescere, mi hanno fatta ridere e anche quelle che mi hanno fatta piangere. alla fine, ciascuno di loro ha lasciato qualcosa che mi capita di ritrovare in una parola o in una battuta. e mi piace sia così. 

2) sono cinica ma per finta. quando me ne esco con "battute" ciniche o pessimiste in realtà sto solo rispondendo con il carico da novanta della razionalità. in realtà sono ottimista da far schifo, da quando (piccoletta) ho letto Pollyanna e ho imparato il giochino del cercare il lato positivo in tutto, provo sempre a vedere il buono delle cose, ad oggi non sono riuscita a trovare la cosa buona solo in un Fatto... e non credo ce lo troverò mai.  
credo nell'Amore (con la A maiuscola) nel gioco, nei fiorellini nei cuoricini e nel profumo del caffè fatto con amore da chi ti dice "lascia faccio io". credo nella normalità delle cose semplici, dei momenti condivisi come il lavarsi i denti insieme... e tutte quelle cose che vi risparmio o vi faccio venire il diabete. 

3) c ho la fissa per i numeri dispari, in particolare per il 5. 

4) non ho mai tradito. e non lo dico per pontificarmi ma perché è venuto fuori il discorso ieri. solo una volta, avevo tipo 19 o 20 ho baciato una persona che non era il mio ragazzo... (si può definire tradimento?) e me la sono data a gambe. ma con quel gesto ho capito che quella che pensavo fosse una crisi era proprio un punto di rottura. a parte quell episodio, come diceva mia madre ieri "non ha fatto cazzate nemmeno quando stava con quello che l ha menata". e magari se lo meritava pure... 

5)  do un peso smisurato alle parole, al loro significato e al modo in cui vengono usate. (anche se alle volte ho un intercalare da scaricatore di porto). 

6) ho tanta memoria per aforismi, testi di canzoni e battute dei film. e adoro citarle. mi piace associarle ad immagini o a momenti che ho vissuto. sono quelle frasi che penso "io non avrei saputo dirlo meglio". 

7) ho fatto pace. 
con me stessa, con le mie cicatrici, con il mio caratteraccio, con i miei difetti e con il mio essere lunatica. sto imparando a essermi  amica, e concedermi la stessa indulgenza che dedico alle persone a cui voglio bene.  e tutto sommato mi trovo pure simpatica. 

azz che fatica... 
e adesso le nomination: 
se la vorranno raccogliere io nomino Bruno: ispirante perché sa come dire le cose, spesso è riuscito a raggiungere proprio quella zona d ombra che mi spaventava e accenderci una candela. è una di quelle persone a cui non mi stanco di dire "grazie". oggi il mio sorriso è più sereno anche per merito suo. 
Morena: perché la leggo e mi viene voglia di scrivere a mia volta. perché è la mia Socia, e la cosa divertente è che abbiamo un modo così opposto di scrivere, che ogni volta che mi capita di scrivere a quattro mani con lei, mi ribalta ogni pensiero facendomi vedere una prospettiva che per me non c era proprio! 
Cinciamogia: per le sue foto, per la sua ironia attenta e perché entrambe ci facciamo ispirare da un macchinino piccolino che raccoglie parte del nostro mondo. 
Mezzamela: perché la leggo da anni, siamo "vicine di casa" e forse ci saremo pure sfiorate senza saperlo ma non ci siamo mai incontrate. e adoro il suo blog, le sue frasi breve che racchiudono mari di pensieri e riflessioni in cui mi rispecchio. 

non sono 15 lo so... sono pochi... ma sono più che BUONI. 


mercoledì 9 aprile 2014

poche ma non confuse...

si passa troppo spesso il tempo ad aspettare il venerdì sera. 
con quell'attesa tipica del sabato del villaggio, carica di aspettative per dei giorni diversi. la stessa che ti fa sorridere quando, ancora sveglia dopo mezzanotte, ti ritrovi a buttare un occhi all'oroscopo per vedere se il giorno che ti attende avrà qualcosa da regalarti, o saturno sarà contro. 
ancora. 
giorni un cui vorresti chiudere tutto il mondo fuori, oltre la tua porta, giù dallo zerbino, statevene più in là. non cercatemi, non chiamatemi, non se non avete qualcosa di bello da dirmi, un fiore da regalarmi, una dolcezza in punta di dita o un pensiero carico d affetto da rivolgermi. un cesto di vimini carico d'amore e prelibatezze, solo per me, per un pic nic sul pavimento o tra le lenzuola. se non avete voglia di portarmi al mare, a fare una passeggiata in pieno centro, tenermi per mano tra la folla, o baciarmi su una panchina. 
tenete i vostri se i vostri ma lontano dalle mie idee, dal mio cuore, che non mi servono, non ne ho bisogno. io il condizionale lo coniugo ma non l apprezzo. ho fatto il cambio degli armadi, e insieme ai vestiti che non uso più, ho cacciato in fondo al sacco anche quel mio essere piccola e gestibile, poco appariscente e nascondibile. chi si vuole avvicinare, o chi è vicino se ne faccia una ragione. sono una persona ingombrante. ho un anima smisurata, di quelle che quando voglio ti srotolo davanti agli occhi facendoti ammutolire di stupore. non mi puoi infilare in un taschino. non mi si può rateizzare come una tassa, prendere in considerazione nei giorni pari, ma difficilmente in quelli dispari. che si sa, i dispari sono giorni ruvidi. sono una donna morbida ma non comoda. quindi non accomodarti. non darmi per scontata, che sconti non ne faccio più a nessuno. esiste un giorno, esiste davvero! ne ho preso coscienza ed è proprio come dicono. c è un giorno in cui ti svegli e ti dici che ti sei accontentata abbastanza, mortificata abbastanza, censurata e repressa sufficientemente. e ti dici basta. ti alzi dal letto alzi la tapparella e il sole è già un po' più alto del muro e illumina la passiflora. lo specchio ti rimanda i segni dell età ma anche di ogni singola esperienza, ogni caduta e la forza messa per rialzarsi. e gli occhi non gli abbassi più. ho smesso di nascondermi. 
io sono la donna che si sfoggia con orgoglio.  ma ci vuole carattere, e una buona dose di coraggio, e passione, e gioia di vivere. che non sono mica facile. lo so. ci vogliono le spalle larghe.
e allora teneteveli stretti, i vostri se e i vostri ma. io non so proprio che farmene. 

lunedì 28 ottobre 2013

Le cose belle...

Le cose belle sono:
I ciclamini alla finestra che regalano colore a tutta la cucina.
Il profumo della sfoglia alla nutella nel forno.
Il messaggio di mio fratello che mi scrive “prepara il caffè che arrivo”
I marshmallow mangiati con A. mentre si ciaccola e ride sul divano.
I cartoni delle pizze da buttare, indice di amiche a cena.
I jeans che si chiudono senza fatica (nonostante le pizze con le amiche)
Svegliarsi chiedendosi che cosa ci sia piovuto sulla faccia, e scoprire che è la coda della Melli (in attacco di coccolite fusante acuta)
Il bagno caldo e lungo del sabato mattina.
Il vociare della gente al mercato.
Pensare al menù per venerdì che arriva la Patty.
Il lampadario finalmente montato nello studio.
La prima selezione di tutte le foto che vorrei stampare.
S. che ti sveglia alle nove della mattina, che tanto dovrebbero essere le dieci, e tu non lo mandi a stendere perché hai troppo sonno, e sentirlo ti fa pure piacere.
Il divano che non volevi buttare ma che a casa non ci sta e invece a casa dell amica ci sta perfetto e allora è cosa bella regalarglielo.
Il messaggio di tua nipote che ti ringrazia per quel tuo ciondolo lì che le piace una vita.
Il mal di testa due secondi dopo che è passato…
Avere voglia di mettersi in gioco e senza prendere tutto troppo sul serio.
Un messaggio di un’amica che ti dice “grazie che ci sei”
Gli scherzi di qualcuno che ti conosce troppo bene
Le espressioni di quella persona che ti fa gli scherzi, che tu non le vedi, ma che  sai, perché anche tu lo conosci troppo bene
Il guizzo di energia che arriva da un idea nuova
Aggiornamento post Thunder: I cannelloni ricotta e spinaci che cucina mamma

La sensazione di pace che si prova alle volte, entrando in casa e chiudendosi la porta alle spalle… 

venerdì 18 ottobre 2013

pensieri come foglie...

Oggi in radio facevano un sondaggio: "qual è il posto dove dovete assolutamente tornare, perché vi sentite a casa?". 
Ci pensavo anche mentre Cat Stevens cantava "Wild Word" e mi è scesa addosso un po' di malinconia. 
Ci sono due posti dove mi sento a casa, e manco da entrambi da troppo tempo. Il primo è la mia Torino. Quella della Piazzetta Maria Teresa, delle vie percorse in moto, di Piazza Vittorio e del perdermi prendendo il tram n. 10 dalla parte sbagliata. La mia Torino, quella del mocaccino e del "ma davanti a te hai il fiume o la collina?", delle palle di cannone che nessuno vede,  del Borgo Medioevale con la bottega del maestro Corradin da Padova, perché quando l Universo parla, non te le manda a dire. Quella della coda chilometrica per salire sull'ascensore della Mole, ma ne vale sempre la pena. La Torino che se la guardi da Superga, che sia di giorno o di notte nulla cambia. Ti toglie il fiato. 
La seconda è Parigi. 
Quella che quando l'ho incontrata la prima volta non l ho mica capita. Fredda, coperta di neve, con la
superficialità tipica della gita scolastica. Con la sua torre vista sempre da distante che "non c è tempo". Quella di tre anni fa, il giorno di maggio che ho detto "ma se potessi esprimere un desiderio e decidere di andare... dove... dove andrei?" e  ho pensato Parigi, e ho pensato "perché  no?" e ho visto, che alle volte i desideri si avverano. La Parigi di agosto, a camminare lungo la Senna con quella frase del film Sabrina "ho ritrovato me stessa a Parigi", che tornava alla testa come un mantra. La Parigi da fotografare in ogni angolo, la Parigi delle foto perse nell'hard disk bruciato. Parigi che la giornata finiva sempre troppo presto, Parigi che il capolinea della metropolitana n. 1 è grande come un centro commerciale. Parigi in quel giorno vissuto completamente da sola e che da solo valeva tutta la vacanza. Parigi che già non fai in tempo a scendere dall'aereo e già ti manca. Parigi che vorresti tornarci e condividerla, perché troppa bellezza non può stare in due occhi soltanto. 
Manco da entrambe da troppo tempo. L'astinenza si fa sentire, che guardi le foto con quel silenzio dentro che si arrotola intorno allo stomaco. E le veneziane davanti alla vetrina dell'ufficio sembrano quasi una gabbia. 
Ho voglia di tornare in movimento. 
Ho voglia di rimettere in circolo emozioni. 


mercoledì 9 ottobre 2013

Pensieri leggeri...

Tizia: "come stai?"
SyS: "oggi bene... sorrido... ho pensieri leggeri". 
Tizia: "Ma a che ti servono?"

ok, le chat sono un po' come gli sms... si capisce male, si fraintende. nel dubbio ho chiesto cosa intendesse, a cosa si riferisse. 
Risposta: "i pensieri leggeri... a cosa ti servono?". 
forse dovrei contestualizzare. 
Era un po' di tempo che non riuscivo a parlare con BellocomeilSole. Che c avrà pure il suo carico di pregi e difetti, ma è un amico con cui ho condiviso giorni, discussioni e un numero notevole di risate. Lo risento per motivi di lavoro e ci facciamo quattro risate delle nostre. Niente di che. Ma io sono grande sostenitrice del potere della risata. Del ridere di cuore con una persona. A pensarci bene, in effetti, quando ti fai una di quelle risate di pancia e di cuore, che chiudi gli occhi e quasi perdi l equilibrio, sei totalmente vulnerabile. Mi piace come immagine, perché se ridi in quel modo abbassi le difese e in qualche modo ti affidi a quella persona che ti fa stare così bene da chiudere gli occhi, anche se per qualche secondo. Ridere cambia la chimica. Ridere di cuore mi può cambiare la chimica di una giornata intera. Aver riso qualche giorno fa con BellocomeilSole, mi aveva cambiato la chimica. Reso i miei pensieri... leggeri... 

Tizia: "ma sono pensieri erotici?" 
SyS: "ma noooooo!"
Tizia: "allora non capisco..."

Nemmeno io. 
A che servono i pensieri leggeri?
Che utilità hanno?
Se penso a utilità mi viene in mente le scatole che ho comprato all'ikea per mettere via la roba estiva e stivarla sotto al letto. Quelle le ritengo utili. Anche gli occhiali che porto sul naso sono utili... la penna che non trovo mai perché è sempre infilata tra i capelli in mezzo alla coda, è un oggetto utile. Ma i pensieri leggeri? che utilità hanno? C è da chiedersi che utilità hanno quelli pesanti... 
I pensieri leggeri ti rendono la testa leggera. Ti fanno sorridere gli occhi, ti fanno sentire un poco in pace con il mondo. Non ti fanno pensare alle bollette o al meccanico che ti aspetta al varco. I pensieri leggeri (e non necessariamente erotici) ti fanno fermare lo sguardo oltre la finestra a guardare le foglie che cambiano colore. 
I pensieri leggeri, ti fanno vivere momenti leggeri, e poco importa se domani ti cadrà addosso una tegola, oggi stai vivendo bene e questo basta e avanza ed è del tutto inutile rovinarsi il momento con delle seghe mentali del tutto inutili. 
Pensare di meno e ridere di più. Non sarebbe male no... 


Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...