lunedì 25 maggio 2026

Come passa in fretta il tempo...



Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno. 
Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del libro con il suo caos e il suo disordine ma con persone bellissime a fare la differenza. 

Come sempre, quanto mi ritrovo qui tra queste pagine, è perché sto facendo luce e chiarezza dentro me, nell'idea di cambiare o, quanto meno, visto che 6 giorni fa ho compiuto la bellezza di 50 anni, reinventarmi un centro che mi assomigli di più. E quindi ho voglia, come sempre in questi momenti, di ricominciare a trovare un ritmo diverso, sono più incline ad ascoltarmi e pensare che di strada da fare ne ho ancora tanta. 
E forse, come social, le pagine meno chiassose del blog sono ancora una presenza rassicurante. 



lunedì 16 febbraio 2026

Aspettando marzo...

16 febbraio 2001.

La Squadra Mobile di Padova, guidata dal commissario Alessandro Giuliano, stringe le manette ai polsi di Michele Profeta.

È la fine della caccia al serial killer di Padova.

Sono passati 25 anni e io quei giorni li ricordo bene.

Ricordo la paura, il silenzio pesante per le strade, la sensazione che qualcosa si fosse spezzato nell'equilibrio di una città che pensa da sempre che "certe cose le vedi solo al TG".

Da quella memoria nasce questo racconto.

Un ritorno dentro un tempo che, in cuor mio, non ha mai smesso davvero di fare rumore.

In attesa del romanzo che arriverà presto, se vi va di tornare a leggermi… Mi trovate qui. 

mercoledì 11 febbraio 2026

11.02.2026 - Propositi di Presenza: come voglio abitare i miei giorni.

 
È vero ho saltato, per ora, i propositi della verità. Perché al momento non so proprio se riuscirei a barcamenarmi in merito alle cose che mi racconto, quanto mento a me stessa. 
Come voglio abitare i miei giorni? 
Oggi mi abito male. 
Ho sognato che la porta di casa non mi chiudeva ed entravano gatti e cani randagi. E non la vivrei male se non avessi avuto la sensazione di sottofondo di non riuscire a proteggere i Kiss. Era quella l'angoscia, di poterli lasciare in pericolo. 
Oggi ho l'ansia della pre uscita. Un angolo del mio cervello continua a dirmi che sarà una catastrofe, il libro non piacerà a nessuno, il racconto nemmeno, il mondo è pieno di persone autorevoli e preparate ma tra loro non ci sono io. 
Fossati l'ha spiegata benissimo, cantandola così:

Ti sembra tutto visto, tutto già fatto
Tutto quell'avvenire già avvenuto
Scritto, corretto e interpretato
Da altri meglio che da te

Vorrei abitare i miei giorni senza la sindrome dell'impostore comodamente adagiata sulle mie spalle. 
Avere quella fiducia in me e nelle mie capacità che non mi renda arrogante ma meno critica e meno angosciata davanti al lancio di un romanzo sui cui ho lavorato Tossani solo sa quanto, e che ora mi fa tremare i polsi. 
E, razionalmente, me lo dico: non valesse Mursia non ci investirebbe. Non starebbe facendo lavorare grafico, redattori, ufficio stampa... 
Sono dove devo essere. 
Ecco, me lo ripeto respirando e cercando di convincermi. 
Lo so. 
Sono stati d'ansia che arrivano, che colpiscono chi si mette in discussione, anche troppo forse come dice la mia psicologa, e che poi passano. Nel tempo ho imparato a riconoscerli e non a combatterli ma a viverli con l'idea che "ha da passa' a nuttata". 

Vorrei abitare i miei giorni sentendomi la padrona di casa e non in prestito. Questo sì. Però sono pure dell'idea che la consapevolezza non cada dal cielo ma arrivi con un continuo tendersi al miglioramento. O forse avrei bisogno, solo, di un po' più tranquillità: economica prima... emotiva poi. 

Mi rendo conto che non sia un proposito ben pianificato, ma in questo momento non credo di riuscire a fare di meglio. Ma forse, abitare i proprio giorni con consapevolezza, significa anche accettare di non avere sempre tutte le risposte pronte a portata di mano. 
Fosse così, sarei ChatGpT. 

giovedì 22 gennaio 2026

22.01.2026 - Propositi di Coraggio: cosa faccio anche se ho paura.

Che poi lo so, va sempre a finire così. Una fa il buon proposito del proposito, come promettere di essere puntuale e poi il caos della routine ci mette del suo. 
Il 1° gennaio sono partita chiara, strutturata e con un certo ordine, il 2 gennaio mi sono fatta un regalo: sono stata al cinema a vedere Primavera. Un film bellissimo, tanta emozione che resta addosso anche nei giorni dopo. 
Il 3, invece, mi sono svegliata con una temperatura intorno ai 34.2 praticamente un iguana con l'energia vitale di un capibara. 
La mia testa ha continuato a lavorare, il resto del mio corpo è entrato in modalità "risparmio energetico" ed ecco che sono passati venti giorni. Che mi sono sembrati lunghi il doppio, tra l'altro. 
Quindi scrivo 22 gennaio e mi sembra sia il 48... A ogni modo, la seconda tranche dei propositi parla di coraggio. 
Ci sono due frasi che, pensando al coraggio, mi sono venute in mente.
La prima è di Giorgio Faletti, dalla sua canzone "Minchia signor tenente". 
"...che di coraggio ne abbiamo tanto.
Ma qui, diventa sempre più dura quando ci tocca fare i conti
Con il coraggio della paura"
E se guardiamo un qualsiasi TG, in questi giorni, sfido chiunque a dire di non essere affatto preoccupato di quello che si sente. 

La seconda è di Voltaire: "la più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore". E secondo me non è un caso siano arrivate una dopo l'altra. Che a ben vedere si legano nonostante la distanza del tempo e del pensiero con cui sono state espresse. 
Mentre pensavo a cosa mi spaventa e quello che affronto o che devo affrontare, come tutti, nel mio quotidiano, ho capito che non è tanto il cosa. La caldaia di Madre che non funziona, i problemi economici e di salute, non gravi i secondi e che mi fanno star sveglia i primi, ho capito che già pensarci significa passarci attraverso. 
La caldaia non funziona, si chiama il tecnico, si litiga con l'Ater, si conta a mente per non insultare, si richiama il tecnico e si va avanti. 
Paura di non farcela, paura di non essere all'altezza della situazione, paura del mondo di te e a volte anche di me stessa. Eppure ci alziamo tutti dal letto, cacciamo giù un caffè, forse due e poi torniamo in strada. Facciamo progetti, dal cambiare un mobile al dove andare in vacanza quest'anno, e allora il coraggio, in qualche modo si palesa. Lo si potrebbe arricchire mettendoci quel qualcosa in più. Un sorriso, una battuta, una risata. 
Un gesto gentile. 
Quindi il mio buon proposito sul coraggio, oltre a quello di provare a essere più presente, che di sto passo finisco a maggio, è quello di cercare il buonumore anche nei momenti di paura. 
Sembra facile... 

On Air: Mi manca Bugo feat Emal Meta che poi questa canzone non so se c'entra, ma la sto ascoltando ora, quindi ce la facciamo entrare. 


giovedì 1 gennaio 2026

01.01.2026 - Propositi di Confine: cosa non permetto più.

 

E così, ci siamo. 

Ieri sera ho guardato "Un amore splendido". Quanta bellezza in un solo film. La gestualità di Deborah Kerr vale da sola tutto il film. Quel suo modo di camminare, quasi da ballerina di danza classica. E come muoveva le mani. Bellissima. 
Stamattina ho scritto a Tossani: "Diventerò una zitella gattara con la passione dei film vecchi". Che l'avevo guardato per necessità di romanzo5 e poi me lo sono goduto perché semplicemente stupendo. 
A ogni modo, finalmente abbiamo svoltato non una pagina ma tutto il calendario. Non mi mancherà, credo, il 2025. È vero: ho sempre avuto la passione dei numeri dispari ma credo che, per quest'anno, farò eccezione. Del resto se vogliamo rimescolare le energie si devono cambiare dei fattori, no? 
E a proposito di energie. 
Domani vado al cinema. Sento che Primavera è un film da vedere e domani mi andrò a godere lo spettacolo delle 15.20 come facevo da ragazzina. L'idea mi piace tanto. Ma ora è venuto il momento di concentrarmi: prima famiglia di "propositi". Ossia il "confine". 
Cosa non permetto più. 
Vediamo... il primo, banale forse ma non semplice, non ho più intenzione di leggere i commenti sui social, presenti nelle pagine di testate giornalistiche che parlino di fatti di cronaca, di manovre politiche e affini. Mi viene la gastrite ogni volta. E sì, lo dico anche con un certo tono snob. Se la gente imparasse a leggere credo che la società non sarebbe messa così male. 
* Non voglio più farmi consumare dai problemi altrui. Che non significa mettere da parte l'empatia, non tendere la mano. Ma mi rendo contro che quando qualcuno a cui voglio bene ha un problema vado in loop, il mio cervello si concentra solo su quello e non vedo altro se non il tentativo di una soluzione. Ma se mi esaurisco non sono di aiuto a nessuno. 
Negli aerei, quando mostrano le misure di emergenza, spiegano una cosa che va contro il "senso di pancia": la madre deve indossare per prima la mascherina di ossigeno, e poi metterla al figlio. E a dirla così sembra davvero un controsenso. Ma il punto è: se la madre perde i sensi, non può essere di nessuno aiuto al bambino. La logica c'è. Eccome. 
* Non voglio più guardarmi allo specchio senza benevolenza. Nonostante tutti i difetti estetici che questo corpo può avere, mi ha portata fino all'alba dei miei cinquant'anni. E non è stata cosa facile. Più di una volta avrebbe potuto arrendersi e non l'ha fatto. Posso solo mostrargli gratitudine. 
* Non voglio più ignorare le parole del Dalai Lama: “Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.” 
E per appoggiarmi a un'altra citazione, chiamo in causa Eleanor Roosvelt:
* "Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso". E non credo nemmeno di dover fornire spiegazioni in merito. 

Di sicuro me ne verranno altri, di propositi di confine, anche se già questi mi sembrano piuttosto impegnativi. Ma sono determinata a non cedere, che tutta questa determinazione non so nemmeno da dove arrivi, ma me la tengo stretta. 

lunedì 29 dicembre 2025

29.12.2025 - I buoni propositi di Zia Cettina

 

Mentre analizzavo il libro "I buoni propositi" di Sabrina Gabriele", per La compagnia del Segnalibro, ho chattato con Zia Cettina sull'abitudine al tipico elenco che si fa il 31 dicembre e si dimentica il 4 gennaio. 
Per chi come me ha sempre vissuto come "top" l'acquisto del diario di scuola, il vero capodanno emotivo lo vive di più a settembre, in realtà, dovremmo avere la capacità di rivedere il nostro sentiero indipendentemente dalla strada che facciamo. 
Eppure. 
L'anno che verrà, però, il 2026 è niente meno che l'anno dei miei 50 anni. Che a ben pensare non sono nemmeno pochi, anche se, spesso e volentieri, mi sento ancora un po' adolescente e un po' sciroccata. Dicono che i nuovi 50 siano i vecchi 40, e personalmente conosco trentenni che sono più vicini alla maturità di un dodicenne, ma forse non è il caso di focalizzarsi sul numero. 
Eppure. 
Eppure questo pensieri mi resta lì, di sottofondo o in background, per dirla in termini più moderni. E allora ho deciso che eliminerò i buoni propositi del 1996, ancora intonsi, e mi dedicherò a quelli del 2026 con una certa serietà. E no, non verteranno su "perdere 10 chili, iscrivermi in palestra" e altre banalità a tema, su cui gira intorno anche Bridget Jones. 
Con Zia Cettina abbiamo trovato cinque famiglie in cui dividere le sfide di quest'anno. Ne ho parlato anche al club del libro e alcune ragazze mi hanno chiesto di condividerle e allora, perché no. Le scrivo anche qui e nei prossimi giorni vedremo, insieme, di dare loro maggiore definizione. 

I buoni propositi del 2026
*Propositi di Confine: cosa non permetto più.
*Propositi di Coraggio: cosa faccio anche se ho paura.
*Propositi di Verità: dove smetto di mentire a me stessa. 
*Propositi di Presenza: come voglio abitare i miei giorni. 
*Propositi di Misura: scegliere il quanto, il quando e il con chi. 

Quest'ultima mi ha colpita particolarmente, perché dentro ci va l'imparare quando fermarmi, non spiegare più del necessario, non svuotarmi... e soprattutto comprendere e accettare che non tutto va salvato risolto e accompagnato, Zia Cettina ha aggiunto: "sai perché questa quinta è importante per te? perché sei accudente, senti molto, e perché hai passato anni a dare troppo o a toglierti troppo". Imparare la misura è scoprire l'equilibrio". 

Mi sembrano degli ottimi spunti di riflessioni e blocchi di partenza. 
Nel frattempo, ho comprato un rossetto rosso.
Il primo della mia vita. E mi sembra già di aver fatto una cosa grande. 



domenica 28 dicembre 2025

28 dicembre 2025

E così siamo arrivati, quasi, alla fine di questo anno. Ho visto che il post precedente è di agosto e nel mezzo, come spesso mi accade, il tempo mi sembra volato. 
Alle volte vola, altre volte mi sembra precipitare a mo di valanga... Da allora sono successe diverse cose: 
* mi è stata detta la data di uscita del romanzo: 9 MARZO, SIORE E SIORI... 
* ho trovato un secondo lavoro, che poi sarebbe il terzo ma si è preso gran parte delle mie energie e del tempo utile, quindi ha scavalcato il mestiere dell'editor, posizionandosi nel podio dopo l'essere magazziniera, con il titolo di impiegata. È una sostituzione di maternità, per ora, ma è un bel cambiamento. Dopo anni di partita iva, che equivale a vivere con il coltello tra i denti, una mano sugli F24 e l'insonnia cronica, un frammento di certezza, anche se "incerto" e forse a termine, ha un peso specifico di una certa entità. 

Ho bisogno di spazio. 
Credo l'abbia capito anche l'universo quando, l'ante-vigilia di Natale ha fatto sì che lasciassi cadere il martello sul tavolo da pranzo. 
In vetro. 
Credo che raccoglierò cocci fino alla mia età pensionabile. Fatto sta che ora non ho più un tavolo da pranzo, però ho spazio in sala e ancora non sono così sicura del come riempirlo. 
Sono in ascolto. 
Ascolto i segnali che mi arrivano, anche dal mio corpo: come la schiena che ogni tanto scricchiola o le gambe che mi fanno male, anche se credo che condividere il letto con tre palle di pelo sia un coadiuvante nei dolori della fibromialgia. 
A ogni modo, il "decluttering" iniziato ad agosto continua. Soprattutto dentro di me. 
Credo che la decisione più importante che ho preso, in questo ultimo periodo, sia di mettere me stessa e le mie esigenze prima di tutto il resto. All'inizio mi sentivo (e talvolta ancora mi sento) piuttosto egoista. Anche se chi mi conosce bene dice che era pure ora. 
Sto scoprendo che mi piace. 
Anche ammettere che non posso salvare tutti, che non posso essere la stampella più o meno emotiva di tutti, mi sta piacendo molto, perché mettere questo paletto mi permette di non buttare continuamente sale sulle mie pellicine sbucciate. E non significa aver messo da parte la mia empatia. Significa solo aver dato un ordine di priorità inverso a quello a cui ero abituata. 
Con le ragazze del club del libro abbiamo parlato di "buoni propositi". Come ogni anno ci troviamo imbrigliate in questa idea e, al contempo, la rifiutiamo o la si ignora, io stessa credo di avere ancora intonsi quelli del 2012.
Però quest'anno è diverso. 
Quest'anno vorrei avere delle mete da rincorrere, e in cui credere soprattutto. Mi ero anche comprata un quaderno, cosa che ho fatto tutti gli anni, ripromettendomi di scrivere e poi... oddio, i precedenti sono stati lasciati a metà. E se usassi te, come "diario"? 
Voglio dire, se tu fossi il mio mezzo per trasportare i buoni propositi dalle mie idee ai miei giorni? 
Einstein diceva che non possiamo pretendere di avere risultati diversi, se facciamo le stesse cose. Allora proviamo a cambiarle. 
Quest'anno, a Capodanno, metterò le mutande rosse. 
E ricomincerò a scrivere qui. Sarai il mio diario strategico: ho un libro nuovo in uscita, con una nuova casa editrice... voglio godermela quest'avventura. Che torna dopo che qualcuno si era messo di buzzo buono per farmi arrendere. 
E tu, mi accompagnerai in questo viaggio. 
Adesso vado a togliere un po' di polvere dalle tue mensole e cambio l'acqua ai tuoi pesci rossi... sì, hai anche due pesci rossi: Punto e Acapo. Meglio li tenga tu, che qui con tre gatti farebbero una brutta fine. 
Anno nuovo
Vita nuova. 
E nuova pure Syssa. 

On Air: I treni a vapore - Ivano Fossati 

Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...