È vero ho saltato, per ora, i propositi della verità. Perché al momento non so proprio se riuscirei a barcamenarmi in merito alle cose che mi racconto, quanto mento a me stessa.
Come voglio abitare i miei giorni?
Oggi mi abito male.
Ho sognato che la porta di casa non mi chiudeva ed entravano gatti e cani randagi. E non la vivrei male se non avessi avuto la sensazione di sottofondo di non riuscire a proteggere i Kiss. Era quella l'angoscia, di poterli lasciare in pericolo.
Oggi ho l'ansia della pre uscita. Un angolo del mio cervello continua a dirmi che sarà una catastrofe, il libro non piacerà a nessuno, il racconto nemmeno, il mondo è pieno di persone autorevoli e preparate ma tra loro non ci sono io.
Fossati l'ha spiegata benissimo, cantandola così:
Ti sembra tutto visto, tutto già fatto
Tutto quell'avvenire già avvenuto
Scritto, corretto e interpretato
Da altri meglio che da te
Vorrei abitare i miei giorni senza la sindrome dell'impostore comodamente adagiata sulle mie spalle.
Avere quella fiducia in me e nelle mie capacità che non mi renda arrogante ma meno critica e meno angosciata davanti al lancio di un romanzo sui cui ho lavorato Tossani solo sa quanto, e che ora mi fa tremare i polsi.
E, razionalmente, me lo dico: non valesse Mursia non ci investirebbe. Non starebbe facendo lavorare grafico, redattori, ufficio stampa...
Sono dove devo essere.
Ecco, me lo ripeto respirando e cercando di convincermi.
Lo so.
Sono stati d'ansia che arrivano, che colpiscono chi si mette in discussione, anche troppo forse come dice la mia psicologa, e che poi passano. Nel tempo ho imparato a riconoscerli e non a combatterli ma a viverli con l'idea che "ha da passa' a nuttata".
Vorrei abitare i miei giorni sentendomi la padrona di casa e non in prestito. Questo sì. Però sono pure dell'idea che la consapevolezza non cada dal cielo ma arrivi con un continuo tendersi al miglioramento. O forse avrei bisogno, solo, di un po' più tranquillità: economica prima... emotiva poi.
Lo so.
Sono stati d'ansia che arrivano, che colpiscono chi si mette in discussione, anche troppo forse come dice la mia psicologa, e che poi passano. Nel tempo ho imparato a riconoscerli e non a combatterli ma a viverli con l'idea che "ha da passa' a nuttata".
Vorrei abitare i miei giorni sentendomi la padrona di casa e non in prestito. Questo sì. Però sono pure dell'idea che la consapevolezza non cada dal cielo ma arrivi con un continuo tendersi al miglioramento. O forse avrei bisogno, solo, di un po' più tranquillità: economica prima... emotiva poi.
Mi rendo conto che non sia un proposito ben pianificato, ma in questo momento non credo di riuscire a fare di meglio. Ma forse, abitare i proprio giorni con consapevolezza, significa anche accettare di non avere sempre tutte le risposte pronte a portata di mano.
Fosse così, sarei ChatGpT.
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