E così siamo arrivati, quasi, alla fine di questo anno. Ho visto che il post precedente è di agosto e nel mezzo, come spesso mi accade, il tempo mi sembra volato.
Alle volte vola, altre volte mi sembra precipitare a mo di valanga... Da allora sono successe diverse cose:
* mi è stata detta la data di uscita del romanzo: 9 MARZO, SIORE E SIORI...
* ho trovato un secondo lavoro, che poi sarebbe il terzo ma si è preso gran parte delle mie energie e del tempo utile, quindi ha scavalcato il mestiere dell'editor, posizionandosi nel podio dopo l'essere magazziniera, con il titolo di impiegata. È una sostituzione di maternità, per ora, ma è un bel cambiamento. Dopo anni di partita iva, che equivale a vivere con il coltello tra i denti, una mano sugli F24 e l'insonnia cronica, un frammento di certezza, anche se "incerto" e forse a termine, ha un peso specifico di una certa entità.
Ho bisogno di spazio.
Credo l'abbia capito anche l'universo quando, l'ante-vigilia di Natale ha fatto sì che lasciassi cadere il martello sul tavolo da pranzo.
In vetro.
Credo che raccoglierò cocci fino alla mia età pensionabile. Fatto sta che ora non ho più un tavolo da pranzo, però ho spazio in sala e ancora non sono così sicura del come riempirlo.
Sono in ascolto.
Ascolto i segnali che mi arrivano, anche dal mio corpo: come la schiena che ogni tanto scricchiola o le gambe che mi fanno male, anche se credo che condividere il letto con tre palle di pelo sia un coadiuvante nei dolori della fibromialgia.
A ogni modo, il "decluttering" iniziato ad agosto continua. Soprattutto dentro di me.
Credo che la decisione più importante che ho preso, in questo ultimo periodo, sia di mettere me stessa e le mie esigenze prima di tutto il resto. All'inizio mi sentivo (e talvolta ancora mi sento) piuttosto egoista. Anche se chi mi conosce bene dice che era pure ora.
Sto scoprendo che mi piace.
Anche ammettere che non posso salvare tutti, che non posso essere la stampella più o meno emotiva di tutti, mi sta piacendo molto, perché mettere questo paletto mi permette di non buttare continuamente sale sulle mie pellicine sbucciate. E non significa aver messo da parte la mia empatia. Significa solo aver dato un ordine di priorità inverso a quello a cui ero abituata.
Con le ragazze del club del libro abbiamo parlato di "buoni propositi". Come ogni anno ci troviamo imbrigliate in questa idea e, al contempo, la rifiutiamo o la si ignora, io stessa credo di avere ancora intonsi quelli del 2012.
Però quest'anno è diverso.
Quest'anno vorrei avere delle mete da rincorrere, e in cui credere soprattutto. Mi ero anche comprata un quaderno, cosa che ho fatto tutti gli anni, ripromettendomi di scrivere e poi... oddio, i precedenti sono stati lasciati a metà. E se usassi te, come "diario"?
Voglio dire, se tu fossi il mio mezzo per trasportare i buoni propositi dalle mie idee ai miei giorni?
Einstein diceva che non possiamo pretendere di avere risultati diversi, se facciamo le stesse cose. Allora proviamo a cambiarle.
Quest'anno, a Capodanno, metterò le mutande rosse.
E ricomincerò a scrivere qui. Sarai il mio diario strategico: ho un libro nuovo in uscita, con una nuova casa editrice... voglio godermela quest'avventura. Che torna dopo che qualcuno si era messo di buzzo buono per farmi arrendere.
E tu, mi accompagnerai in questo viaggio.
Adesso vado a togliere un po' di polvere dalle tue mensole e cambio l'acqua ai tuoi pesci rossi... sì, hai anche due pesci rossi: Punto e Acapo. Meglio li tenga tu, che qui con tre gatti farebbero una brutta fine.
Anno nuovo
Vita nuova.
E nuova pure Syssa.
On Air: I treni a vapore - Ivano Fossati