Posso essere carente sotto molti aspetti.
Ma come amica, amante e compagna di giochi di un gatto, sono praticamente perfetta.
domenica 31 agosto 2025
31 agosto
domenica 20 luglio 2025
Di decluttering, di fecebook e di grandi speranze...
A partire da quei campioncini che solitamente regalano alcuni negozi, che appoggi lì e non userai mai. Specie li shampoo, ad esempio. Alla mia ciospa una bustina non basta nemmeno per sentirne il profumo. I barattoli usati, finiti e magari non buttati, i trucchi o le creme scaduti... Insomma, a guardare bene c'è di tutto di più.
A parte i peluche, a cui dedicherei un capitolo a parte.
martedì 15 luglio 2025
Il successo
Quando ero piccola i dolci erano "i pasticcini della domenica". E nemmeno di tutte le domeniche. Uscivo da Messa e tornavo a casa, Madre mi dava cinque mila lire e mi mandava a prendere quattro pastine o un vassoietto di mignon.
Giornata speciale.
Associai così bene "i pasticcini" alle giornate speciali, che quando i miei compagni di scuola portavano i dolci o le paste per i compleanni, io ne conservavo sempre una parte per Luca.
Se c'erano due fette di torta, una la mangiavo e l'altra l'arrotolavo nel tovagliolo di carta e poi la portavo a casa tra le mani così non si sarebbe rotta in cartella. Se erano pasticcini lo stesso. Dividevo a metà. Nella mia testa non era giusto che io avessi una cosa così speciale e mio fratello no. Un giorno feci ridere mamma perché trovò una di quelle pastine alla frutta con la crema pasticcera intero e uno spezzato a metà. Avevo messo l'acino di uva nella parte per Luca e avevo tenuto per me la fragola. Madre mi guarda e io le rispondo alla domanda non fatta: «La maestra ha detto che ne potevamo prendere tre a testa...».
Sono passati molti anni da quel dì, ma la mia mentalità è la stessa. Se ho qualcosa o mi capita qualcosa di bello tendo a condividerlo, rendere partecipe chi mi sta accanto, che a festeggiare da soli mette 'na gran tristezza.
Ieri parlavo con un'amica sul fatto che, in ambito editoriale, ci siano realtà che assomigliano a vasche di piranha, altre di squali ma, per fortuna, ci siano anche tantissime mani tese. Come sempre fanno più rumore i piranha quando banchettano che le mani quando si stringono, ma mi piace pensare che, come diceva il buon Leo (Tostoj): "la felicità è reale solo quando condivisa".
Ma allora cos'è per me il "successo"?
In linea di massima è arrivare a fine giornata pensando di essere riuscita a schivare la maggior parte dei pattoni che la Vita riserva. Cosa nient'affatto scontata.
E poi? Se penso ai libri scritti, da scrivere e da pubblicare?
E poi è difficile, perché non riesco a ricondurre il concetto a una mera questione di denaro, e mentre ancora mi arrovello, stamattina Facebook mi ricorda le parole di Ezio Bosso, di qualche anno fa:
venerdì 22 ottobre 2021
#anzianitudine
Sto invecchiando. Me ne rendo conto a giorni alterni, e i segnali si sprecano. Intanto mi alzo dalla sedia o dal divano dicendo "ohissa..". Non è un buon segno. Ho tantissima pazienza e sono accomodante su molte cose, alcune delle quali mi facevano infuriare quando ero più giovane, tipo svegliarmi e scoprire di aver finito il caffè, oppure i gatti che ballano la tarantella alle quattro del mattino, la pizza senza il rafforzino di mozzarella... Per contropartita mi trovo a incazzarmi per cose che prima sopportavo perché pensavo di meritarmi. Tipo la gente spocchiosa, quella che pretenderebbe di insegnarmi a vivere o di dirmi cosa sono o non sono, cosa posso o non posso fare. E, credetemi, è vera quella frase che dopo i 40 anni le frasi che iniziano con "devi" non si ascoltano più. Non sopporto chi ha la pretesa di controllarmi, poco o tanto che sia. Chi devo vedere, quando. Cose che nemmeno mia madre non considera più.
E sarebbe ora.
domenica 29 agosto 2021
Blog o Non blog...
A voi che passate di qui, lascio la porta aperta e qualche bibita nel frigo. Se volete accomodarvi sarà un piacere.
domenica 11 aprile 2021
Due anni fa... La Mossa del gatto
Aspettavo arrivasse l'ora di prendere il treno per Torino, aspettavo di poter stringere tra le mani quell'insieme di pagine così dannatamente volute, desiderate, odiate anche, ma alla fine stampate e rilegate a reggere i fili della mia storia.
Aspettavo di gioire con gli amici di sempre, e scoprire di essere accolta a braccia aperte anche dai nuovi. Ogni libro nasconde storie parallele al romanzo che racconta, La Mossa potrebbe raccontarne almeno altre tre. Ho vissuto giorni strappati a un universo parallelo, ho rincorso treni presi al volo, parole sparse e stretto mani: alcune sono sono rimaste, altre le ho perse. Mi sembra di aver vissuto almeno altre sei vite nel frattempo. E non credo dipenda solo dal fatto che nella mia testa oltre a Syssa, con cui convivo ormai da più di una quarantina d'anni, si sia aggiunta Cloe con il suo carico di paturnie. Con l'uscita del libro ho costruito un mondo che in parte è stato abbattuto da una bufera. E così come ho costruito una seconda storia: Controcanto, ho dovuto mettermi a tavolino e ricominciare da me stessa. E questa volta ho attraversato un terremoto.
Ora che ci penso, anche per Controcanto si avvicina l'anniversario: guardo a lui con la stessa tenerezza con cui si osserva qualcosa che non ha avuto il tempo di sbocciare. Non ha vissuto nemmeno un cambio di stagione. Eppure di lui mi resta il violino, il pizzicato... la musica di Ezio.
Mi mancano le presentazioni, l'incontro con le persone, le emozioni dei giorni prima, dei momenti prima quando ti scappa la pipì ogni cinque minuti e non ti decidi a uscire. Mi manca il biglietto del treno, la destinazione, la data segnata sul calendario, le risate con le amiche sul cosa mettersi addosso che poi nelle foto vengo sempre di merda, che ci vuoi fare.
Mi mancano le persone che mi raccontano di essersi ritrovate nelle parole, di aver riso con me anche in giorni in cui ridere era faticoso. Mi piace scoprire che quella scena che ho rivisto mille volte nella testa, in alcuni è arrivata diversa nelle sfumature.
Mi manca il sentirmi amata, voluta e desiderata da qualcuno che respiri con me. Anche se ora, rispetto a uno o due anni fa, sono meno fragile, meno ingenua, meno accomodante.
Che le ferite fanno crescere, le cicatrici induriscono ma l'esperienza insegna, soprattutto a non accontentarsi più.
Mi muovo in questa domenica uggiosa con un misto di malinconia che Souvenir de Florance va a lenire. Mi consolo pensando che il viaggio non è finito, sto vivendo un tempo sospeso in cui il terreno seminato va accudito, ma trattiene già la promessa di un nuovo raccolto. E allora vado, perché ho un file da completare e spedire: c'è un domani da costruire...
Perché domani non dovremo ricostruire
Ma costruire e costruendo sognare
Perché rinascere vuole dire costruire
Insieme uno per uno
Adesso però state a casa pensando a domani
E costruire è bellissimo
Il gioco più bello
Cominciamo...
(Ezio Bosso)
On Air: Tchaikowsky Souvenir de florence op 70 / 3.Allegretto moderato-Sestetto Stradivari
domenica 21 marzo 2021
Ma com'è?
![]() |
| Foto di David Romano |
Rabbia e frustrazione strette in a pugno e poi testa bassa e ricominciare.
Com'è?
Com'è?
Quando si spengono le luci e ti avvii, solo, verso casa e l'unica cosa che vorresti in quel momento è ricominciare a suonare?
On Air: Prima lettura di Rain Villa Pennisi in Musica.
lunedì 22 febbraio 2021
Singletudine al tempo di Covid19
La pandemia però ha aperto delle crepe anche nell'idillio della solitudine, perché ha stroncato anche tutte quelle attività palliative che aiutano a superare i momenti meno facili: gli incontri con le amiche, lo struscio in centro, il vagabondare per negozi e librerie, una cena con un amico speciale.
Inutile dirvi che l'ufficio, posto al mio stesso piano, è sfitto.
Ci si dimentica cosa significa sfiorare la pelle che rabbrividisce, e nel frattempo si impara a soffocare il desiderio perché tanto non ci si può toccare; si guarda con invidia chi si bacia nei film chiedendosi quando, e se, ricapiterà.
Ma soprattutto, ci si augura che sia un po' come andare in bicicletta: dopo i primi secondi di imbarazzo e impaccio, si riesca a trovare una sorta di equilibrio che permetta di gustarsi il sole e il vento sulla faccia...
domenica 7 febbraio 2021
Mio padre rideva...
Increduli e disarmati ci si ritrova a spostarsi tra una stanza e l'altra non sapendo dove toccare. È faticoso mettere le mani nei cassetti che non ti appartengono, nella quotidianità di un frigo che va necessariamente svuotato, un bagno schiuma appena iniziato, un rasoio ancora attaccato alla corrente con la promessa di un altro utilizzo.
Mio padre rideva.
E se è vero che ho perso tantissimi ricordi, e molti altri invece lo vedono sofferente, sfogliando queste pagine ho acquisito una maggiore consapevolezza di qualcosa che, probabilmente ho sempre saputo: a lui la vita piaceva.
Sempre, comunque e nonostante tutto.
Era nato nel 1946, con tutto quello che poteva significare per il Paese in quel momento. Ma lui nelle foto sorride.
Gli piaceva ridere, sorridere e giocare. Fare le facce e l'imitazione dell'Orso Yoghi. Anche in una domenica troppo breve, trovava il modo di ridere lasciandoci guardare Asterix invece del telegiornale. Scoprire e riscoprire i suoi sorrisi, credo sia uno dei modi più belli di ricordarlo.
E dire a me stessa, di tanto in tanto, che sì può pure essere una merda alle volte, ma merita di essere vissuta fino in fondo e, potendo o volendo, ridendoci su.
mercoledì 20 gennaio 2021
A volte ritornano...
Sys: Tu? Qui...?
Cloe: Ci fai entrare o devo fare pipì sullo zerbino?
Pablo: Mao
Sys: Entrate! ma... come...?
Cloe: Dove.. chi? Maccheneso sei tu la scrittrice... Comunque: A) devo fare la pipì B) Pablo ha fame C) spero tu abbia una connessione che funziona decentemente perché sto in fissa con la DAD. E) queste sono le chiavi della Minnie, sii gentile, il mio trolley è in bagagliaio e mentre schiaffi su un caffè mi racconti che idee hai per il nostro futuro.
Sys: Altro?
Cloe: Sì, starai mica ancora a dieta? ho una fame... Ah, dimenticavo, Rebecca ti saluta.
Pablo: Mao
(Tanta è la voglia di ricominciare a scrivere... tanta. Spero arrivi presto il nuovo pc a casa, così da potermi tuffare tra i sogni e le idee che si fanno largo nella testa).
lunedì 18 gennaio 2021
Sogno o son desta...
domenica 8 novembre 2020
Riapriamo le danze
Ho perso il lavoro.
So già come voglio sia la nuova Sonia, e penso che, nonostante tutto, mi divertirò molto a darle voce.
giovedì 18 giugno 2020
Pensieri a carattere sparso...
In questi giorni poi, pare che chiunque abbia parole per tutto, il che mi fa fare passi indietro, prendere le distanze. Mi ritrovo a ricercare quelle pause di silenzio che sono la vibrazione tra una nota e l'altra, lontano dal chiacchiericcio monotòno e continuativo che odora di fuffa.
martedì 14 aprile 2020
Ma io boh
Ecco qual è il discorso. Ammettere che non puoi essere tu al centro e delegare.
Non hai i super poteri, non puoi fare tutto da sola, non puoi controllare tutto. Credo che sia questa una parte destabilizzante. Non si può controllare nulla, in questi giorni. Si è in balia delle onde. Chiedere aiuto a chi ti sta accanto è l'unico modo per uscirne, ma è quello che ti fa ammettere che da sola vali zero. Che il mondo va avanti senza la tua mania di voler gestire razionalmente tutto. Vivere alla giornata per noi popolo di programmatori compulsivi è drammatico. Eppure.
Soprattutto renderti conto della banalità delle banalità: il sole è sorto e tramontato anche senza il tuo smadonnare ai quattro venti.
mercoledì 25 marzo 2020
Pensieri a carattere sparso...
Ed è una bella emozione. Strana... Ne senso che è fortemente simile all'emozione provata l'anno scorso. L'incredulità c'è sempre. Trovo ancora difficile focalizzare la forza con cui qualcosa che ho scritto possa entrare nella vita delle persone.
A Controcanto voglio bene. È sicuramente meno autobiografico de La mossa del gatto, per lo meno in superficie. Nello stesso tempo però, ho talmente combattuto per dargli una forma, un senso, per far crescere determinati punti... lo so, è un po' criptico come ragionamento, ma quando potrà essere letto forse diventerà più chiaro. Insomma, ho dovuto combattere per vederlo realizzato. E questo me lo fa amare particolarmente.
Per il resto, se l'anno scorso era tutto amplificato, esaltato e per certi versi esplosivo come una bottiglia di champagne, quest'anno è ovattato dall'attesa, dai giorni passati rinchiusa in casa cercando di restare al sicuro rispetto ad un male che, lì fuori, miete vittime.
Ma, indipendentemente da quando sarà, il fatto che esista è il pensiero positivo a cui mi aggrappo come fosse un salvagente.
Verrà il momento in cui potremmo uscire, tornare a frequentare i nostri posti preferiti, le librerie e i concerti. Torneremo a ridere insieme alle presentazioni e a spettegolare davanti ad un calice di prosecco.
Ecco, penso a questo mentre mi aggiro da sola per casa, sentendo alle volte il peso del silenzio. Ho bisogno di pensare che, non senza fatica certo, ma che un po' alla volta torneremo alla normalità. Sicuramente cambiati, diversi. Spero migliorati anche.
C'è un verso di una canzone di De André che mi torna in mente spesso in questi giorni: Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita, che si prende per mano a battaglia finita...
mercoledì 4 marzo 2020
Step by step
Tipo: secoli or sono suonavo il flauto dolce contralto e leggevo correttamente lo spartito. Oggi non ricordo più come si leggano le note, sebbene abbia scoperto di essere ancora in grado di seguirle. Non ricordo le partiture con cui suonavo un pezzo, ma le dita si muovono comunque secondo quei movimenti, in parte persi ma in parte no.
Ma non c'è dimestichezza.
E per fortuna dei vicini nemmeno il flauto.
Non parliamo del correre. Quest'anno sono dieci anni esatti che il termine "correre" è uscito dal mio dizionario personale. Ma dato che sono fortunata anche solo a camminare, faccio spallucce. Anche in giorni come questi, dove cammino sì ma a fatica. Pazienza, andrò più lenta.
Quanto torno qui a scrivere, dopo diverso tempo, mi rendo conto di aver perso la confidenza con il blog.
Scrivo, cancello. Poi mi dico "a chi vuoi che freghi". Mah.
Allora apro le finestre, faccio passare un po' d'aria. Tolgo un po' di polvere.
Ho bisogno di passare le dita sui mobili, di riprendere il contatto. Non è sempre così immediato. Ho bisogno di sedermi a raccogliere le idee e riprendere le fila dei pensieri.
È un periodo di ferventi cambiamenti. Lo dice pure Paolo Fox. Anno spettacolare per il Toro. In questo periodo si semina quanto si raccoglierà di strabiliante in autunno.
E per certi versi è proprio così, ci sono diversi progetti in fase di realizzo, non ne posso ancora parlare però si prospetta un periodo carico di novità.
Alcune le ho cercate, fortemente volute, per altre è stato bello farsi trovare e stupire. Se capiterete ancora qui, tra queste stanze, vi renderò partecipi.
Nel frattempo, con il cambio di stagione imminente, non ho ancora affrontato il cambio degli armadi ma valuto con ottimismo il cambio di pelle.
Che poi non è ancora primavera, ma il sole caldo di qualche giorno fa ha risvegliato non solo i fiori di pesco ma anche i miei sensi di colpa. Per non parlare della bilancia che, destata dal suo torpore invernale, ha sentenziato con brutale freddezza un aumento esponenziale del peso.
Il bello tra amiche è anche questo: non serve più usare un nome, si dice LoStronzo e si leggono: nome, cognome e codice fiscale dell'innominabile.
Ad ogni modo, da quel che ha detto la bilancia domenica pomeriggio, con me non funziona nemmeno l'essere brutalmente scaricata.
Sempre e comunque.
Ho dormito così paciosa che in sogno è apparso pure David Garrett. Credo sia un omaggio dell'Universo per la mia temerarietà.
Quest'ultima è la parte più difficile, dovrei eliminare completamente le fonti di stress però pare sia illegale e quindi mi armo di considerevole pazienza.
Mi concentro solo esclusivamente sui miei obiettivi, che credetemi sono luminosi e intriganti, sulle novità in arrivo, sui nuovi fiori da mettere sul davanzale delle finestre. Sullo spostare, cambiare, rivedere e anche buttare.
E su quei jeans che con il tacco alto mi stavano da Zeus e che non resteranno lì, in attesa ancora a lungo.
On Air: Viva la vida - David Garrett
martedì 11 febbraio 2020
Ma io boh...
Non puoi accorciarlo, dimagrire, fare finta di nulla. Ci sono cose che o ti calzano a pennello o fanno solo danni.
E non puoi ficcarle tutte in un sacco nero e fare finta di nulla. Le devi prendere una ad una, controllare di cosa si tratti e decidere che farne. Che può essere l'accantonarlo definitivamente oppure pensare di recuperarlo magari aggiustando qui e tagliando là.
Quando avrai messo tutto in ordine ti guarderai intorno soddisfatta e compiaciuta. E magari ti renderai conto di aver avanzato ancora tanto spazio, rimasto libero di cui puoi disporre come vuoi.
martedì 19 novembre 2019
Polvere...
L'anima è come "il buongusto e il senso dell'umorismo. Tutti sono convinti di averne, ma è materialmente impossibile che tutti ne abbiano".*
Ma se ce l'hai allora la devi trattare bene, anche se è stropicciata perché, malauguratamente, l'hai appoggiata nel posto sbagliato e qualcuno di distratto ci si è seduto sopra. Anche quando una cameriera sciatta l'ha presa per sbatterla a mo' di tappeto e l'ha lasciata fuori alle intemperie. In fin dei conti succede, di distratti e sciatte è pieno il mondo.
Non resta che correggere il tiro, andartela a riprendere e fare un attento lavoro di restauro. E se con il fai da te non sei proprio pratica, meglio rivolgersi a chi il restauratore lo sa far bene. Va a finire che ti sistema non solo l'anima, ma anche lo spirito, la voglia di fare, e pure il fisico va, così smetti di litigarci, finalmente. Mi si creda, ho finalmente capito che la felicità non è perdere dieci chili, rinnovare il guardaroba, se poi il volto resta arcigno. Meglio il vecchio jeans di sempre e un sorriso limpido, "la mia cellulite le mie nuove consapevolezze..."
Ho dovuto cambiare le lenti degli occhiali, e anche se la cosa non è stata indolore anzi, ora vedo le cose più chiaramente. Gli occhi all'inizio non volevano crederci, si sono opposti e hanno bruciato per giorni. Ma ora mi godo una visione più lunga, e decisamente più nitida.
Faccio progetti.
Mi metto i tacchi e vado a pranzo in buona compagnia, e poi spettegolo con le amiche come solo le quindicenni fanno.
Ad esempio saltarci dentro a pié pari come si faceva da bambini, fregandonsene di schizzare tutto intorno, e poi ridendo, salire di almeno cinque gradini.
mercoledì 25 settembre 2019
Cose belle tra donne
giovedì 29 agosto 2019
Come stai?
Ho letto l'oroscopo. Anzi, gli oroscopi. Cercando quello che mi desse più speranza, più ottimismo, per quei dodici secondi in cui pensavo di potergli credere.
Ho comprato due bicchieri per whisky.
Lasciato scostato lo sgabello della penisola, in cucina. Così, l'immaginario ci si potesse sedere con più facilità.
Ecco.
Ho azzardato una visita in un sito di magia bianca. Riti per farlo tornare. Mi sono data della deficiente e ho chiuso.
No, non sto bene.
Ho dormito. Tanto e male.
Dormire come via di fuga, come spegnere una testa che girava a vuoto sempre intorno allo stesso pensiero. Speranza a dir poco vana, dato che quando la veglia era ancora dormiente, mi ritrovavo aggrappata alle sue parole, come fossero le sue spalle, parole in cui avevo creduto e mi ostinavo a voler credere.
L'anello e la sua proposta.
Anche il dito si è opposto, non voleva lasciarlo andare. Intorno a me una virtuale stazione di Bologna è scomparsa nel fumo come in quei film di Humphrey Bogart.
Spengo la radio quando Tiziano chiede, pur con molta educazione a dire la verità, scusa sai non ti vorrei mai disturbare, ma vuoi dirmi come questo può finire? Già come può?
Si può. È già fatto.
Che poi lo sappiamo tutti che passerà, che il dolore è fisiologico, va affrontato che è l'unico modo di superarlo. Lo so.
Bisognerebbe scacciare le avversità come si fa con le mosche, diceva il buon Battiato e lui è uno che ne sa. E ci sarà un giorno in cui avrò ancora voglia di ridere, lo so. E tornerò ad essere la cazzara di sempre, che non è mica la fine del mondo.
Come passa in fretta il tempo...
Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno. Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...
-
Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro , cantava il buon Franco. E cugine di secondo grado di Brooke , dico io. ...
-
Qui non si sente, ma stava mi stava cantando "buon complanno SyS" e qui mi stava dicendo "dai su, sali sul palco con me...
-
Adoro aspettarlo perchè lui, anche se a volte ci mette tanto, arriva sempre appena in tempo per rendermi felice. ( S. Casciani) ...


.png)















