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giovedì 14 settembre 2023

L'Enigma del gatto

È una mattina in cui mi manca un po' il respiro.
L
a stanza mi sta stretta, i pensieri si accalcano come giocatori di rugby che si muovono al ritmo di un haka che nemmeno gli All Black.
Ogni tanto mi dico: "esco dal bunker e vado a respirare" ma non è la stessa cosa che farlo in faccia al mare.
Ogni tanto ho la sensazione di non aver guardato abbastanza, di non aver detto abbastanza, di non averci provato abbastanza.
Per decidere se comprare o meno una maglia da sei euro ci penso due giorni, per decidere di tagliare i ponti con una persona o con un passaggio importante della mia vita, spesso impiego meno di sei minuti.
E non sbaglio.
Quasi mai.
Il che sembra una contraddizione, certo non ho mai brillato per coerenza, ma per lealtà sì. Mi si trova sempre dalla stessa parte.
Sono una che hai i tatuaggi.
Sono una di quelle che crede nei sempre e per sempre.
Sono giorni che mi manca il respiro.
Per me, per una responsabilità che ho cercato e voluto e un po' mi spaventa ma condivido con un'altra matta idealista come me.
E ogni volta che le parlo mi dà coraggio.
Per un viaggio che non è solo mio, ma pure un po' di qualcun altro.
Per un progetto in cui credo così tanto che non vi so spiegare, ma proverò a farlo nei prossimi giorni.
Mi manca un po' il respiro perché lei oggi mi ha detto "Siamo in Stampa".
E mi manca il mare.
Perché ho scoperto che tra il mare e le ginestre lì, io respiro.

Ci siamo... il 4 ottobre, in libreria. 




domenica 7 marzo 2021

Ma cosa vuoi saperne tu?


 "Ma cosa vuoi saperne tu? Che non hai figli, quindi non puoi capire". 
Me lo sono sentita dire così tante volte, negli ultimi vent'anni, da non farci più caso. Anzi, molte volte in determinati discorsi, lo anticipavo io, così da togliermi subito di mezzo il problema. Poi ho smesso proprio di intervenire o dire la mia su determinati argomenti, a ragion veduta soprattutto. Mettiamo ad esempio questo "tempo sospeso": come posso sapere io le razioni dei pargoli, qualsivoglia età si dica, davanti ad una pandemia mondiale. Le abitudini stravolte dalla mancanza di contatto, dall'impossibilità di vedere i nonni, la DAD, e le interrogazioni senza nessuno che suggerisca dal primo banco o dall'ultimo con l'alfabeto dei segni. Il mantenere le distanze, e chissà che pensa il tipo figo della 5°C, è dall'anno scorso che non lo vedo... magari si è messo con quella stronza della 4°A... vai tu a sapere. 

"Cosa ne vuoi sapere tu, che allevi gatti" e qui ci si potrebbe aprire un altro capitolo a parte, e tra gattare e non, una guerra che non finirebbe più. Ad ogni modo sia chiaro che pure i gatti vanno curati, accuditi, capiti e interpretati (vorrei notaste la mancanza della d eufonica: mi sto sforzando), il tutto in una lingua che non è la nostra. Insomma, indipendenti sì, ma solo sulla carta. 

Il punto è, che molti non sanno che c'è un'altra categoria di "mamme". Quelle che fanno da madre ai propri genitori, specie se vedovi. Ad esempio ho una cara amica che lo fa a suo padre, con il pensiero in più di non averlo "vicino di casa", e spesso ci scriviamo messaggi di reciproca comprensione. 

Il genitore "superstite" è una persona sola, che inevitabilmente invecchia. 
Con tutto ciò che ne consegue. 
Mia madre dice spesso alle sua amiche di avere una madre abbastanza rompicoglioni. E si riferisce a me. Con tutto che ci amiamo tantissimo, ma proprio per quello mi rendo conto che, spesso, le dico cose che lei diceva a me quando ero piccola... mi ritrovo a prendermi cura di lei come se fosse, ora, lei la piccola. 
E devo fare i conti con il fatto che la mia roccia, quella che è riuscita a tenere insieme tutti i pezzi quando la famiglia ha subìto il più grande degli schianti, quella che nonostante il menefreghismo di alcuni famigliari è sempre riuscita a mettere insieme un pranzo con la cena, ora sia fragile. Con le sue paure, le sue ansie, e la disperazione che la coglie a ondate come la marea, per la malattia che l'ha colpita, quando magari si pensava potesse stare un po' più tranquilla finalmente. 
E allora ti ritrovi a prendere in mano la situazione: io posso contare anche sull'aiuto di mio fratello grazieazeus, perché il potere del figlio maschio esigerebbe un discorso a sé. 
Ma dicevo, prendi in mano la situazione e provi, nel tuo piccolo, a sgravarla di tutto quanto è il peggio. Vorresti toglierle il dolore e lo smarrimento di dosso, ma non puoi e allora cerchi di tamponare con il cotone la maggior parte degli spigoli che le si parano davanti, cercando di capire le sue esigenze, spesso anteponendole alle proprie, e a far quadrare anche il più ostico dei cerchi. 
Insomma: come una madre metti il suo benessere anche davanti al tuo, e soffri dei suoi stessi dolori, e vigili, accompagni, spieghi. Stringi le mani e consoli. Alle volte rischi e abbracci, perché di abbracci c'è bisogno. E così le giornate sono scandite da "copriti se esci, che stamattina è più fresco di ieri; usa il bastone; hai preso la medicina? devo andare al super, ti serve qualcosa? hai dormito stanotte? no? che succede? Ti vengo a regolare il termostato della caldaia".
O nel controllare con fare indifferente i tempi di risposta ai messaggi, perché se è vero che è diventata bravissima con lo smartphone, è altresì vero che se dovesse per qualche motivo andare in palla, non saprebbe come fare a chiamare e avvertirti... 
E il tutto non lo fai per una creatura che sì, al momento è indifesa ma che stai crescendo perché un giorno sia capace di prendere il volo, con le ali solide che ha costruito con te. 
Lo fai per una persona che ami alla follia, ma che ha vissuto sicuramente più di quanto non gli resti da vivere. 

E quando, da figlia, focalizzi questo pensiero vi garantisco che lo stomaco si attorciglia in doppio carpiato attorno alla spina dorsale, e devi fartela passare perché magari lei non ci vede, ma lo sente quando il tono di voce cambia. Anche se sta assaporando un tramezzino che avete ordinato, prima di entrare dal medico manco fossero spaghetti alla bottarga, e ti dice: "ma sai che questo intramezzo è piacevole, era tanto che non si mangiava fuori". 

Insomma, alla fine questo puntualizzarmi addosso ha ricominciato a darmi un fastidio quasi epidermico. Per cui: se proprio vi venisse spontaneo dirmi che, data l'improduttività del mio utero, non sono in grado di comprendere certe dinamiche, fatevi due conti prima: nei ristori dell'ultimo DPCM  pare che le spese odontoiatriche, non siano contemplate. 

giovedì 11 febbraio 2021

Cloe e Pablo approdano in Newton Compton.

 
Cloe e Pablo approdano in Newton Compton. 
E non per gli ottimi tramezzini che Cloe di tanto in tanto prepara, ma perché le loro storie sono piaciute. 
La verità? Io che con i due ci convivo, come prima cosa ho pensato "e mo son ca**i", perché il gioco che era diventato sogno, ora ha acquisito una dimensione di realtà tale da esaltarmi ed inquietarmi nello stesso tempo: quando qualcuno crede in me, la mia prima preoccupazione è quella di non deluderlo. 

Invece Pablo ha preso la cosa con la filosofia che gli appartiene, ha annusato la copia del contratto e ci si  messo a dormire sopra. 
Cloe ha dovuto silenziare la chat con Rebecca: è da ieri che le manda consigli estetici e di outfit, che qui la cosa s'è fatta seria, mica vorrà continuare ad affrontare banditi vestita come una profuga (senza offesa alcuna per i profughi.)
Insomma, il mio tripolarismo sta toccando livelli che nemmeno durante il lockdown. Però è una bellissima sensazione.
Ve lo garantisco. 


mercoledì 22 maggio 2019

... si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè

Richiudi la porta alle spalle. La musica è ormai spenta, ma le orecchie fischiano ancora, vuoi per le note troppo alte, il vociare e le risate. Hai ancora un sorriso impigliato all'orecchino, uno sguardo appoggiato lì, vicino al tappo del prosecco: la festa è finita e tutti gli inviati stanno raggiungendo le loro auto.
Che poi, non è proprio così. Ma la sensazione è quella. Dopo un mese di biglietti del treno, di mani da stringere, di abbracci e di emozioni così forti da togliere il fiato, guardo il calendario e per ora, il prossimo fine settimana non è cerchiato. L'ultima valigia è ancora da disfare da domenica sera, ogni tanto Leo ci si infila dentro e si fa trovare perché dimentica la coda fuori.
C'è stata la prima presentazione, quella con il fiato corto, con le amiche che mi guardano di sbieco e cercano di capire se dietro il colorito bluastro che mi portavo addosso ci fosse ansia,  mancanza di ossigeno, la tachicardia o un uso improprio del fard.
C'è stata Mari che ha fatto capolino, non me l'aspettavo e sono scoppiata a piangere come una deficiente.
Ci sono stati i regalini, i regaloni, c'è stato il mio guardare smarrito Annamaria e i due life-motive del w.e: "dove ho messo La Penna?" io, "mangia!" lei.
C'è stata la presentazione ufficiale nella mia città, con la Famiglia, gli amici e i fiori e gli abbracci commossi e stupiti. C'è stato il Salone, che basta nominarlo così, senza specificare. Che tanto si sa che è il Salone Internazionale del Libro. Cos'altro potrebbe essere? È un po' come dire "il Santo" a Padova, o l'Avvocato a Torino. E per noi che si scrive, quando entri da autore quella colonna di libri fa tutto un altro effetto. Una stampa di un lupo, quella di un micio, un sacchettino di lavanda, due orecchini brillanti e Patrizia seduta accanto a me, a farmi annodare la gola, di nuovo.
C'è stato il "Tour del Gatto" che si chiude a Padova, per festeggiare la terza, inattesa ristampa. Il mio compleanno lontano da casa, la Capitale che a tornarci è sempre un'emozione. 
Insomma, se non fosse per la casa che in mia assenza o presenza rateale appare ordinata come una stanza di liceali, il frigorifero che non vede una spesa decente da un mese, non sembrerebbe nemmeno la mia vita.

Oggi la musica non è proprio spenta ma viaggia su un volume più basso. Guardo a sabato con lo spirito della massaia e non dell'autrice itinerante, anche se la primavera e il sole tardano ad arrivare ho voglia di fare ordine tra le stanze e soprattutto fare spazio. E sorrido.
Sento quel leggero friccico creativo che nulla ha a che fare con la scrittura, ma mi fa venire voglia di spostare i mobili, cambiare le prospettive, rivedere gli spazi buttando l'inutile per fare spazio al nuovo e fondamentale.
Ho voglia di invertire l'ordine dei fattori, e scoprire che il risultato cambia, eccome. 
Che le regole sono un po' come i libri lasciati lì, alle volte basta soffiargli via la polvere e cambiano luce, si rianimano nei colori.
Anche le persone sono così.
Ho voglia di riprendere fiato e fare la lista delle cose da prendere all'Ikea insieme a Chiara, perché qualsiasi cosa tu viva o senta, se non spettegoli adeguatamente con l'Amica, resta sospesa tra il sogno e la fantasia.
E invece, mai come in questo periodo, i miei giorni siano carichi di consapevolezza.

mercoledì 31 ottobre 2018

Momenti di insana commozione #1

Sys: Ma', ti leggo un po' del manoscritto che così ad alta voce mi accorgo prima degli errori.
MammaSys: Bene, che son curiosa... lo finirai prima o poi? Sembra di assistere ai lavori della chiesa di Santa Giustina, iniziati e mai finiti.
Sys: Scrivere è un lavoro duro dice Snoopy, è evoluzione, correzione... analisi... patimento, angoscia, attesa, ansia...  

È domenica pomeriggio. Fuori piove e tira vento.
Dentro io leggo e mamma a tratti ride, un po' si commuove, poi ride di nuovo, ogni tanto commenta come fa con lo sceneggiato alla tv, ma quello che più la diverte è fermarmi alzando un indice come la Signorina Rottermeier e puntualizzare:
"No, ma l'allevamento di trote, al paese, non l'hanno aperto in quell'anno, è successivo...".
"Ma chissenefrega, è un romanzo non una dichiarazione all'ufficio del catasto, comunque hai ragione, correggo, via".
"Ah, ma tuo nonno mica l'ha mai detta sta cosa".
"Lo so, ma è una storia inventata, non è una dichiarazione giurata davanti ad un pubblico ministero"
"Eh, ma devi essere precisa, altrimenti non sei credibile".
"Hai ragione Ma'..."
"Io non te la direi mai una cosa così... forse."
"Ma mamma non sei tu... è la personaggia che si chiama come te, ma non sei proprio tu, mi sono ispirata, sì... ma non così tanto"
"Sarà, ma è talmente rompiballe che mi sono confusa, pensavo d'essere io".

Dopo circa un'oretta di lettura e interruzioni di varia origine e natura:
Sys: Allora? fino a qui ti è piaciuto?
MammaSys: Sì molto, mi hai fatto venire voglia di sapere come va a finire, domenica prossima me ne leggi un altro pezzo? E poi, anche la protagonista lì, la ragazza, come si chiama... Ti somiglia, non troppo ma ti somiglia.
Sys: Non troppo? A. direbbe che, come sempre, mi metto dentro tutta in quello che scrivo.
MammaSys: Eh no, la tipa lì quello si capisce che è inventata: lei un uomo ce l'ha, e da quel che mi hai letto lei combina pure... lei. E Infatti mica soffre  d'emicrania, lei
 
Bon. A posto così. 

Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...