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venerdì 29 luglio 2016

Pronta...

Tra poco si parte... 
Dubito di poter tornare qui quanto prima, e quindi per il momento giro il cartellino "chiuso per ferie" alla porta. 
Sono davvero stanca e svuotata. Conto di ricaricarmi e ripartire con nuove idee e nuove speranze. 
Illusioni e propositi no, non c è spazio in borsa. Voglio viaggiare leggera, l ho detto. 
Lascio a terra anche brutti ricordi, un febbraio che ha provato a spezzarmi, un 2 maggio che ha aperto una ferita nuova di zecca. Lascio sparpagliato per casa tutto il resto così da ritrovarlo quando tornerò abbronzata e rigenerata dal mare. 
Non ho nemmeno troppe parole per cui, lascio a chi passa silenziosamente di cui, il mio augurio di una bella estate. 
Fatevi tante coccole. Ve lo meritate. 

lunedì 4 luglio 2016

Torino the day after...

In uno di quei film in cui talvolta mi crogiolo, ho sentito dire "alle volte si deve scappare, per capire chi ti rincorre". Penso sia vero, anche se come direbbe il mio amico psicologo, forse il mio trauma dell'abbandono mi ha sempre impedito di fare la prova del nove.
D'altro canto potrei aggiungere a seguito la mia versione: "alle volte si deve tornare, per capire chi è lì ad accoglierti".
Guardo la piccola Mole argentata che mi sono comprata ieri, una di quelle cose da turista destrutturato, e penso quanto le mie toccate e fuga a Torino siano intense, ma sempre troppo brevi.
Però mi è servita, ne avevo bisogno. Ne avevo bisogno perché ripercorrere certe strade, vedere certi locali ancora mi punge. Ma resto dell'idea che se vuoi riappropriarti di una cosa, la si debba affrontare.
Mi hanno accolta le mie Presenze. Quelle consolidate, che mi porto addosso e non tradiscono mai. E quelle più recenti, che si rivelano conferme, e anche quelle nuove, che mi hanno regalato sorrisi, risate di cuore, e familiarità.
Mi sono ritrovata a guardare in faccia l'Assenza. Inaspettata forse, meglio così probabilmente. Però... 
Però ieri sera, mentre mi destreggiavo tra i soliti ritardi del treno e i binari affollati di Milano, sentivo il peso di due nuovi libri nella borsa, e pensavo che voltare pagina o finire un libro non significa che si debba strapparlo, anche se il finale non c è piaciuto, anche se lo si immaginava diverso. Lo si ripone nella libreria, ci si può prendere il lusso di sfogliarlo di nuovo, alle volte, riviverne le atmosfere e le immagini. Farsi cullare anche dalla nostalgia, con quell'indole autolesionista che non ci abbandona mai. Ma ci sono altri libri, altre vite. Altri respiri. Il posto privilegiato, quello sul comodino va lasciato libero, per altre letture.
Avevo bisogno di riprendermi la mia città. E questa volta a sorpresa l'ho vissuta da un punto di vista del tutto nuovo: a 150 metri dal suolo. E Lei resta lì a farsi abbracciare sguardo dopo sguardo.
In queste ore ho ritrovato la Dora e il ponte della mia notte di solitudine, una pianta di limoni, e un pancino che già canticchia a tempo di "vita spericolata".
Ho una pallina da golf nuova di zecca, una dedica unica su un libro che mi ha attorcigliate le budella quando è uscito, manco fosse il mio e una serata di emozioni profumata di crostata alla frutta.
Torino non mi delude. Nonostante il tempo non mi basti mai, nonostante i suoi angoli silenziosi e le sue ombre. Ogni volta che riparto mi riempie la borsa di piccole scatole ermetiche di energia e voglia di fare con cui riempire la dispensa e tenere di scorta quando vado in apnea.
E se finiscono, mi attende per un altro viaggio, un nuovo abbraccio.

martedì 24 maggio 2016

keep and calm...

Ritorno dopo appena qualche giorno, ed ho un decennio nuovo di zecca tra le mani. 
Mica da tutti i giorni. 
Tutti mi chiedono come mi sento, se sono tranquilla... spesso non attendono nemmeno risposta e mi rifilano un "massì dai, tanto è solo un numero" a quel punto butto l occhio ad uno specchio e mi chiedo se la lenta decadenza sia già cominciata e ancora non me ne sia accorta. In realtà sto bene. Gli acciacchi non sono aumentati di numero, della pasta per la dentiera posso fare ancora a meno, e tutto sommato la mia vita non è cambiata molto. O  meglio, continua nell'evoluzione iniziata un po' di tempo fa. A 36, 37 anni mi sentivo un pesce fuor d'acqua. Come se vedessi questo pericolo imminente di trovarmi a 40 anni, zitella, e senza prospettive. In realtà già affacciandomi ai 39 avevo fatto del "chissenefrega" il mio mantra pressoché quotidiano.  E su quel sentiero avanzo. E cammino leggera. Complice un taglio vertiginoso ai capelli, e all'idea che mi sono stancata di accompagnarmi a persone che non mi fanno sentire bene. Non vedo perché dovrei continuare a pagare un dazio come un debito di riconoscenza a persone a cui, tutto sommato,  non devo nulla. Posso dire che il mantra n.2 di questo nuovo decennio sia "prima io". Che il resto del mondo ha avuto 40 anni di tempo per scavalcarmi, spesso in malo modo. Non ho più voglia di prestare tempo e attenzione a cose che non mi interessano, a persone per cui non ho nessun interesse. Nei mesi dopo l incidente, vivevo molto sul carpe diem. Quando ti senti una miracolata, ti sembra che ogni giorno sia una nuova occasione. Ti meravigli davanti alle cose più semplici e respiri la vita con un altro ritmo. Poi questa cosa cambia. Certo, è quasi normale perché non puoi sopportare una tale tensione a lungo. Il punto è che poi ci si siede nuovamente nell'abitudine e del procrastinare a domani. Ecco, se c è qualcosa che mi piacerebbe cambiare è il recuperare quell'energia e voglia di "darmi da fare" con rinnovato stimolo. Avrei voglia di innamorarmi. Di quelle attenzioni inattese che ti fanno sorridere da sola in mezzo alla gente come un ebete. Di sentirmi davvero importante per qualcuno che non ne facesse mistero, e me lo dimostrasse senza troppi giri di parole. Avrei voglia di sentirmi dire "ti porto via questo fine settimana, andiamo...". Avrei voglia di coccole, di un peluche formato gigante, di un braccio intorno alle spalle o una carezza mentre dormo. Cose così. Ecco, queste mi piacerebbero. 
Di chi invece ha tanto da sparlare, posso fare pure a meno.  

giovedì 28 aprile 2016

riflessioni

Avere il cuore suddiviso in frammenti, non significa necessariamente avere il cuore spezzato. Anzi. 
Ho sempre detto di avere frammenti di cuore in terra sabauda. E due sono particolarmente grandi. Sono quelli che, pur condividendo lo stesso cielo, conoscendosi per il "sentito dire", hanno una sola cosa in comune: me. O forse no, in comune hanno il fatto di essere dannatamente importanti, per me. 
Mia Sorella, e l'Altra S. Facce diverse di un solo sentimento, che oggi si sono guardate, anche se solo per qualche secondo, negli occhi. Due mondi divisi che hanno girato entrambi per la stessa orbita, e che hanno permesso a me di dipingermi addosso un sorriso, quello un po' beffardo di un piano ben riuscito! Anche se non è stato semplice, che senza di lui poco avrei potuto fare. E lui ha fatto tanto. Anzi, ha fatto ciò che in famiglia si fa. Lei soffre, io chiedo aiuto, e Lui agisce. 
E così, come dice LauraLaGnocca, oggi è la giornata degli hip hip urrà. Perché ci sono margherite simpatiche, ci sono respiri finalmente sereni, ci sono altre attese nell'aria ma solo per cose belle. E allora mi godo questo momento, che ancora mi pare strano, ma che mi piace tanto. E sono felice. 
Ecco. 

e questa è per Voi due Sempre e per Sempre. De Gregori. 


martedì 2 febbraio 2016

Foto

Abito a "Villa Merlina" da tre anni. Ci sono ancora delle cose non completate, ho un paio di pareti ancora spoglie. Il punto è che sto cercando qualcosa di particolare, qualcosa che mi faccia pensare "ecco. questo sì". 
E quindi temporeggio. 
Sabato ho realizzato che ho voglia di comprare cornici per fotografie. Quelle che amo fare, quelle che a stare chiuse dentro l'hard disk del pc si sentono strette. 
Ho voglia di foto. Foto che a guardarle mi facciano pensare "quando l'ho scattata era il... avevamo appena fatto..." e mentalmente uso la prima persona plurale. 
Mi piacerebbero fossero foto che avessero un Noi per soggetto. Mi piacerebbero foto di espressioni buffe, di un tramonto che ho fotografato con tutti e due gli occhi aperti per non perderne un secondo. 
Vorrei una foto rubata, fatta da te, mentre sono assorta in non so quale pensiero, ma che stranamente mi faccia pensare "però! sono venuta bene qui...". 
Vorrei foto di mare. Di un paese dalle case colorate arroccato su una collina a strapiombo sulle onde. Ritrovare me stessa in posa vicino ad un ponte sulla Senna. Il brindisi per il tuo compleanno, un gatto che dorme vicino all'albero di Natale. Il quartiere di Notting Hill. 
Ho voglia di foto. Foto di istanti fermati nel tempo, di sole e di vacanze, di momenti belli. Quelli che ci si stringe addosso come una coperta quando fuori piove, e dentro fa freddo. Voglia di foto, di cornici e di un comò nuovo. 
Che metti volessi lasciarci un maglione per quando torni. 


giovedì 5 novembre 2015

L'amore non è un dare - avere. 
Si ama e basta. 

"Sai perché parlo sempre di te ai miei amici..." cantava Irene Grandi qualche tempo fa. 
Parlo di te in continuazione, mi rendo conto. Parlo di te perché è un modo di percepirti. Perché cerco in loro risposte rassicuranti a domande che, ancora, non ho il coraggio di farti. E mi ci aggrappo. Con la caparbietà della speranza che questo non sia l'ennesimo viaggio a vuoto. 
Mi rendo conto di volere un posto nella tua vita. Volere per me quello al tuo fianco, come quando camminiamo sotto i portici e ti tengo il braccio. E sento però che non è il momento di chiedertelo. Non è il momento di parlarne. Forse ci sono già, paradossalmente, ma non ne ho certezza alcuna. Mio Fratello mi scrive: "Oggi come oggi cerca di vivere come pollicino, trova le molliche di pane e segue la strada, ecco mangia le molliche segui la strada senza chiederti oggi dove porta , ma gustati dove è possibile metro per metro ....mollica per mollica ...". E al momento mi sembra la cosa più saggia da fare. Che di caos nella tua vita ce n è che basta. 
Però ci sono giorni come questo, dove leggo il tuo lavoro, ho il privilegio di riconoscerne i retroscena, e mi sento così fiera, e orgogliosa di chi tu sia. Dei valori nei quali vivi e che non ti hanno fatto scendere a compromessi. E ti è costato. Lo so che ti è costato ma sei rimasto lì, fedele ad un ideale forse, dai più calpestato per carattere o per denaro. Ti vedo diverso dalla massa e ti riconosco. E non è che sia semplice da spiegare a parole, ma quando la sento questa nobiltà d'animo, questa correttezza portata avanti al di sopra di tutto, sono così dannatamente fiera di te... 

venerdì 16 ottobre 2015

Di satelliti e di orbite

Ci mi conosce lo sa. 
Il mio manuale della perfetta seduttrice si è suicidato nel 1992 gettandosi nel microonde e attivando la funzione crisp. 
Passo da picchi di autostimayea da far invidia alle Tre Cime di Lavaredo, a momenti Calimero, degni della Fossa delle Marianne. Ma visto che non è mai troppo tardi per imparare, sto imparando. Poco per volta, ogni giorno aggiungo un tassello, e ad essere sincera non faccio tutto da sola, ho la fortuna di avere chi armato di santa pazienza, si mette lì e mi sbroglia la matassa informe di pensieri. 
In questi giorni che, alle prese con un viaggio imminente, mi tormentavo con il classico dilemma che affligge ogni donna (single soprattutto): "come mi vesto?", ho capito che alla fine la prima persona che volevo soddisfare era me stessa. Non stavo proiettando, come spesso accade, la mia immagine sui pensieri altrui, bensì armeggiavo con la mia immagine, quella che io ho di me, e non mi soddisfaceva. E ho scoperto che molto spesso (quasi sempre), il problema consiste in questo ragionamento "ma sì dai, prendo questa cosa che è pratica e comoda, mi va bene per casa e per l'ufficio e bon" senza considerare che la vita è pure qualcosa di alternativo a "casa ufficio e bon". Che quando ti bussano alla porta delle possibilità ci si ritrova completamente impreparate. Solo pigrizia? Solo comodità? In realtà no. 
E' disillusione. 
Hai collezionato così tante fregature che ormai nemmeno ti scomponi più. Una vocetta ti sibila di sottofondo "ma perché metterci così tanto impegno? tanto finirà come le altre volte, con un niente di fatto, e tu ti sentirai di nuovo ancora più cretina dell'ultima volta, per averci creduto ancora. Lascia fare a chi ne sa, e parcheggiati sul divano che almeno da lì non si cade". 
Mentalità del satellite: esisto solo nel momento in cui tu, pianeta, ti accorgi del mio svolazzarti intorno e faccio di tutto per farmi notare. E se nel mio turbinare ti capita di girarti dall'altra parte la tua gravità non mi sostiene più. 
La soluzione è solo una. Diventare a mia volta un pianeta, con una gravità che mi permetta di muovermi e sostenermi indipendentemente dallo sguardo altrui. Cosa che per l'80% del mio vivere c è già. Entra in crisi solo quando si mette in discussione quel nucleo nascosto che è il cuore... 


lunedì 17 agosto 2015

Ragionando a dita "alte"

Sto litigando con il mio testo. 
Con il mio scritto. Non gli ho trovato nemmeno un titolo, ancora, e fino a due giorni fa ero fermamente convinta di tramutarlo in falò.
Poi ho capito. Il problema non era lui, era la mia prospettiva. Il mio modo di proiettarlo in avanti per capirne che ne sarebbe uscito.
Poi hanno fatto i fuochi d'artificio in Prato della Valle.
Sì, in effetti c è da chiedersi che c entri. Ma è più semplice di quel che si creda: il fuoco è fuoco. Ovvio. Ma ci sono fiamme di candela, fiamme di cerino, ci sono falò e  fuochi d'artificio. 
In questo periodo mi sono ostinata a pensare alla mia storia, al mio testo, come ad un falò. Un grande falò da spiaggia, di quelli capaci di ardere una notte intera, e preservare delle braci ardenti lì sotto, nascoste, anche una volta apparentemente spento. 
In realtà il mio testo non è un falò. Non è nemmeno la fiammella di un cerino, nel senso. Sì carino ma breve, e nemmeno intenso, che consuma velocemente ma lascia solo un po' di legnetto carbonizzato e bon. 
Il mio testo è un fuoco d'artificio. 
E' un bel testo, con delle ottime immagini e idee e dei bei personaggi. Ma non è un falò. E' un fuoco d'artificio. Scoppia, fa un bel botto. Lo si può guardare meravigliati ma è comunque qualcosa di breve. 
Non sono alle prese con un romanzo. Il mio testo ha la potenzialità di diventare un ottimo racconto. E prima che chi mi conosce parta con il dire "ah ecco, e tu che ne sai, sei la solita che si arrende e non ha voglia di faticare", mettono le mani avanti: non mi sto tirando indietro. E' che conosco quanto ho nelle dita, conosco la mia storia. E sono sicura che non possa reggere il ritmo di un romanzo. Ergo è un bellissimo (crepi la modestia) racconto. Se si ha voglia di coltivare la scrittura come "hobby" credo che sia quanto meno doveroso e onesto riconoscere anche i limiti del proprio lavoro. Non  sto dicendo che non sono in grado di cimentarmi con un romanzo (non c ho provato, non posso saperlo) dicono solo che, oggi, il mio testo non può esserlo. E' una questione di trama. 
E qui scatta la seconda parte del ragionamento. (Sappiatelo, questo post serve più a me di quanto non interessi a voi). La trama. 
Per costruire la trama, sto pescando in parte della mia storia. Non tutto, ma in parte sì. E' più semplice, si naviga in acque conosciute. Trasferire i propri sentimenti al personaggio diventa immediato (non discuterò in questa sede se sia giusto o meno. è il mio testo, è il mio personaggio, decido io). Tempo fa da Fazio a Che tempo che fa, c era uno scrittore, famoso (così tanto che non mi ricorderò mai il nome) e di una certa età. Diceva una cosa tipo "i giovani scrittori, o aspiranti tali, oggi scrivono storie che sono biografie, carichi di io - io - io, e io penso, che avranno mai da raccontare a trentanni i giovani di oggi? vivete prima di raccontare cosa avete vissuto. Altrimenti non avete nulla da dire". Io ho qualcosa da dire? Penso a me stessa e alla mia storia. Prendo la storia d'amore, la più intensa che ho vissuto. Si potrebbe riassumere con "si conobbero, si trovarono simpatici, poi si incontrarono e finirono per innamorarsi, o forse si erano innamorati già prima ma tant é, e poi, per una serie di contingenze (chiamiamole così), si lasciarono". Nel mezzo, al di là delle parole e negli spazi tra di esse, ci sono milioni di altre parole, di attimi vissuti accarezzati cercati e voluti. Ci sono baci, pensieri e omissioni. Ci sono rincorse e salti e atterraggi duri. Ci sono lacrime e preghiere, ci sono risate tante risate. E momenti bellissimi, e passione, e un gelato mai finito o i dessert scambiati, e Leonardo, e il caffè della mattina... c è un universo che ancora in una realtà parallela da qualche parte pulsa. 
Provate a metterla su carta. 
Due si incontrano, si innamorano, si amano, si lasciano e continuano la propria vita. Se "non facciamo accadere qualcosa" la storia perde di potenza. Tutti si incontrano, tutti si innamorano, tutti fanno l amore (si spera) e spesso le cose non hanno possibilità di funzionare. Certo i sentimenti sono potenti, possiamo dare ampio spazio al lui prova e lei pensa. Ma, diciamocelo: 250 pag. di "io l amavo però, lei mi amava ma... peccato è andata così" è da suicidio. 
Forse ha ragione lo scrittore, dovremmo vivere di più prima di raccontarci, perché tutto sommato abbiamo vite banali. O forse è una cazzata, o meglio, le nostre vite saranno anche "banali" ma è il modo di raccontarle che fa la differenza. 
Chi lo sa... 

venerdì 24 luglio 2015

Hasta la vista...

Non so se sia il caldo, la nevrosi della gente, lo stress da fine anno lavorativo, se niente o tutto di questo. 
Ma so che è un po' di tempo che non ho voglia. 
Non ho voglia di scrivere, di mettermi a spiegare le mie ragioni, di disquisire sul perché e per come di certe cose. 
Non ho voglia. 
Non ho nemmeno voglia di spiegare perché non ho voglia... 
e allora è meglio chiudere per ferie. 
Rimandare ogni decisione definitiva a momenti più propizi, e prendersi una vacanza. 
Ci si vede quando ci si vede. 
Peace & Love. 

mercoledì 17 giugno 2015

Patti chiari rapporti lunghi...

Alla fine ha proprio ragione Bruno:
un chissenefrega è quello che ci vuole. 
sarà che ho voglia di vacanze, che il peso dell'inverno dell'anno si fanno sentire, sarà che ne ho semplicemente le scatole piene di tante cose che rasento l'intolleranza. 
E allora sarebbe da mettersi lì e discutere, capire fare e brigare. 
E io non ne ho voglia. 
Per giorni non avevo nemmeno voglia di tornare qui, e scrivere. Perché poi mi ritrovo a fare i conti con chi avanza le pretese di voler sapere il perché ho scritto una cosa piuttosto che l'altra, se mi riferissi a tizio piuttosto che a caio.
E io non ne ho voglia. Non ci tengo affatto.
Di dover giustificare cosa dico, cosa faccio, perché lo faccio, perché lo penso. Chi vedo chi incontro e perché. 
In questo periodo tortuoso iniziato non so più quando e non ancora finito, mi sono scontrata più volte con le MIE di aspettative deluse, e con tutto il rispetto delle vostre non me ne frega un accidempoli. Probabilmente se così fosse girerei per altri blog, a dire la mia, oppure sarei la prima a chiamare a scrivere a chiedere.
Invece no. Non posso nemmeno dire di essere stanca di... semplicemente non mi interessa. Ecco. Mi sembra più onesto. Non mi interessa. 
Non mi interessa più di correre e di rincorrere, specialmente coloro che sfuggono per il gusto di sentirsi rincorrere. Non mi interessa più esserci. Non voglio più essere la presenza rassicurante a cui rivolgersi nei momenti no, e poi poter accantonare nei momenti sì per poi tornare a farsi medicare. Ecco. Ho smesso di fare servizio di ambulanza 5 anni fa, smetto di fare Candy Candy a partire da adesso. 
Chissenefrega.
Delle vostre frustrazioni, delle vostre paturnie, dei vostri mille impegni che vengono prima e che sono tutti sacrosanti. Dell'ordine delle vostre priorità che mi vede in posizione stabile al 15° posto, che a momenti mi danno il telegatto per la costanza. 
Chissenefrega. 
Non ho più voglia di giustificare a priori, di capire a monte, di proteggere anche dalla mia stessa perplessità chi non dà per scontato il fatto di ritrovarmi lì anche a distanza di mesi. Mi rendo conto che molto spesso non sono le persone a "sbagliare" ma sono le nostre aspettative a fare danni. A crearci illusioni. Lo ammetto: io sono una di quelle che, molto spesso, si aspetta di avere di rimando le stesse attenzioni che elargisce. Ma non è scontato, e non è detto. Problema mio, ne prendo atto. Ma dato che non solo non sono capace di essere diversa, ma non voglio nemmeno essere diversa, perché quando sono così e la Persona che ho dall'altra parte capisce e mi dà le stesse emozioni, io sono felice. E allora, credo che la soluzione migliore per me sia una chiara, netta, insindacabile selezione delle persone a cui dedicarmi come ho sempre fatto. Con la stessa devozione. E rispondere in modo altrettanto insindacabile con un chissenefrega alle altre. 
Voglio smettere di pensare di essere sempre io il problema, di non essere abbastanza "qualcosa", di non essere all'altezza. 
Voglio provare l'ebbrezza di non mettere sempre in discussione la mia autostima, bensì di pensare, almeno qualche volta, di aver intercettato degli stronzi e che come tali devo trattarli. 
Ecco. 
Ah, nel caso in cui questa nuova politica non sia di vostro gradimento, dovete sapere una cosa: 
francamente, me ne infischio.  

mercoledì 8 aprile 2015

ombre di pensieri

"Oggi è il primo giorno del tempo che ci resta
un giorno buono per ricominciare".

Vi capita mai di avere un pensiero in testa, e di non riuscire a codificarlo?
E' come stare vicino ad un aeroporto, a testa bassa a guardare il terreno. Si vedono solo le ombre degli aerei che passano sopra la testa. Se ne sente il rumore. Ma non puoi distinguerli. 
Ecco, sono giorni che mi dibatto tra le ombre di pensieri che fatico ad identificare. 
Riesco a percepire che qualcosa non mi torna, altre cose mi stanno strette. Persisto nell'avere voglia di alleggerire il carico, emotivo o fisico che sia. Ho la sensazione di muovermi ancora una volta in uno stato di inquietudine mista a insoddisfazione. Che poi in realtà insoddisfazione non è.
Ho preso una strada, ho fatto delle scelte e molte si sono rivelate più che buone. Mi guardo allo specchio e mi vado bene. Ma non è ancora la soluzione ottimale. Forse sono solo "destinata" ad essere un anima perennemente in fermento. Ma ritengo non sia quel fermento del perennemente insoddisfatto. Della persona che ottiene qualcosa e già si è stancata e punta ad altro. E' il fermento del "sì questa cosa mi va bene ma non è ancora abbastanza". Ho la sensazione che il tempo mi stia correndo e scorrendo addosso e arrivo a sera con la sensazione di aver combinato nulla e nello stesso tempo la stanchezza di aver mosso una montagna. E non mi piace. In realtà sono dell'idea di avere una gestione del mio tempo sbagliata.  Da una parte c è la mia mania del "tutto e subito" dall'altra mi rendo conto di dover dare il tempo giusto alle cose giuste. 
Mia Sorella mi ha regalato un bellissimo mantra:  "se una cosa è ti fa star bene non può essere sbagliata". Lo prendo, lo tengo stretto, lo faccio mio. E ogni volta penso che mai come in questo periodo mi è mancata la sua voce e i suoi occhi. 
Paola mi ha detto "C è bisogno di riflettersi in qualcun'altro di simile a noi, alle volte, perché ci permette di capire noi stessi e dove stiamo andando". E anche Paola è una persona che ti viene da prendere e tenere stretta. Perché è bella. E' bella quella luce che ha negli occhi, e che sa di consapevolezza. 
Mi circondo di Persone Belle. Belle perché intense, forti, complesse e complicate. Ma è quella complessità a stimolarti, a dirti che il divano blu è una meraviglia ma c è un mondo là fuori e devi prendere in mano il coraggio e la voglia e andarlo a scoprire. E non è solo una questione di spostamento fisico. Il mondo bello e vivo che c è lì fuori è lo specchio di quello che ti porti dentro. Con la sua luce, le sue ombre e i guizzi di colore intenso. 
Per il momento ci sono ombre di pensieri, che mi passano sopra la testa e che ancora non riesco ad identificare, ma sono dell'idea di essere lì per lì ad alzare la testa verso il sole. 



mercoledì 14 gennaio 2015

Resisto...

A volte devi indietreggiare di uno o due passi, ri-considerare, staccare per un mese.
Non fare niente, non volere fare niente.
La pace è fondamentale, il ritmo è fondamentale.
Qualsiasi cosa tu voglia non l’avrai provandoci con troppa insistenza.
Charles Bukowski, Cena a sbafo.

Ho una voglia incredibile di "cose dolci". A Natale mi sono detta: massì dai, una fettina di panettone, due canditi... peggio che rimettere il vino in mano ad un alcolista anonimo. Ho preso a sognare canditi giganti, cassatine siciliane con la pasta di mandorle quella verde chiara e la glassa di zucchero candida. Sublime. Solo a scriverne prenderei a morsi la tastiera.
Ma resisto.
Passo tra gli scaffali di dolciumi del super ripetendomi come un mantra "non si può, non si può, nun t azzardà".
Ho una voglia di incredibile di "pensieri dolci". Vorrei aprire la mail e trovarmi una canzone spedita, perché chi l'ascoltava pensava a me. Proprio lì, in quel testo, in quell agglomerato di parole appariva giusto in mio faccino in dissolvenza. Vorrei aprire la cassetta delle poste e trovarci un bigliettino con i cuoricini manco fossimo a San Valentino. Vorrei quelle attenzioni tipiche del corteggiamento, di quella parte bella dove ti sembra di volare e di essere sulla Luna e non torneresti mai giù. Quei momenti dove tutto è brivido di stupore un emozione, la magia dell'istante che precede il primissimo bacio. Quei momenti che sai che passano e lasciano il posto a emozioni più "solide" quelle poi dove vai a costruire quello che i più chiamano "domani". Ma che finché durano sono spruzzi di spuma marina che sa di vita, il cui profumo ti resta appiccicato se non per sempre, poco ci manca.
Ma resisto.
Mi celo pacificamente dietro i miei "non me la sento, non ho voglia, no dai non è il momento sono ancora in lutto". E ci aggiungo anche un "non si può, nun t'azzardà". 
Che la disillusione è ancora lì, insieme al sacchetto della spazzatura che anche stamattina mi sono dimenticata di raccogliere e buttare. Che se apro un cassetto esce l'ansia di fare un altro disastro. Mi salta in faccia come quei pagliacci a molla delle scatole di tanti anni fa. Che se niente niente abbasso la guardia mi ritrovo nel mezzo di una catastrofe e non me lo posso permettere. Come direbbe il Che, potrei giocarmi l'ultimo pezzo di cuore. Ma a che pro? E poi se me lo gioco sul nero ed esce il rosso? io lo odio il rosso.
Ho una voglia incredibile di sole di acqua di aria, di due occhi che guardandomi mi dicano "tranquilla, ci sono io adesso qui con te". Ho una voglia incredibile di quotidianità, quella tanto denigrata osteggiata, che non è apatia o pigrizia da svernamento sul divano, ma quella in cui anche condividere una tazzina di caffè o una melizia ha un che di buffo e divertente.
Ma resisto. 

martedì 2 dicembre 2014

Never say goodbye

Questo Natale lo passo senza di te.
Senza le tue luci, senza i tuoi colori. Senza quel profumo di legna che arde, delle mie sere in penombra.
Questo Natale devo passare la mano.
Devo accontentarmi di perdermi nelle tue foto, nei ricordi, sempre più vivi e più intensi che raccolgo in una scatola e dentro di me. Fanno parte della mia Anima e sono i primi che proteggo ad ogni trasloco, e che non perdo mai. So sempre dove cercarli e dove trovarli.
Questo Natale cercherò come ogni anno una pallina speciale, ma non ho ancora deciso se "fare" l albero oppure no. So solo che non farò biglietti del treno, non chiamerò Cristina per prenotare il mio nido. So solo che quest'anno non torno a casa.
Quest'anno non ci sarà la giornata con mia Sorella, a farci venire mal di gola per le troppe parole, e male la faccia dal ridere, e quelle facce che fa solo lei e che io adoro. Non ci saranno le melizie a colazione, la Mole a salutarmi a sorpresa tra un palazzo e l'altro, il Po a scorrere placido e il bicerin a fumarmi tra le mani. 
Un Natale senza te non mi sembra nemmeno Natale. 
Ma mi piace raccontarmi, che Natale possa essere tutti i giorni in cui ci si sente felici, e a casa. E allora mi dico, che il mio Natale è solo rimandato. 
Tornerò da te. Te lo prometto. 

martedì 18 novembre 2014

.

Ci sono quei giorni. 
Quello in cui tutto sembra rallentare così tanto da fermarsi quasi. E tu rallenti insieme al resto, anche il tuo cuore adegua il battito, più lento più basso, quasi non lo senti. 
Salvo poi ricominciare a correre, a cercare di recuperare il suo tempo, che è un tempo che ancora sfugge ancora persino a te, e allora la pressione si alza, ti scoppia la testa e il tuo corpo si ribella alla stasi dandoti scossoni dolorosi. 
Giorni in cui i pensieri si affollano, uno sull'altro come durante una partita di rugby, e hai voglia tu a metterti lì a dire "no ragazzi con calma, uno alla volta". Nemmeno scrivere ti aiuta, perché rotolano fino alla punta della penna e la calligrafia si contorce in ghirigori illeggibili.

Ci sono quei giorni.
E allora per fortuna oggi è uno degli altri giorni, quelli in cui il sole ha deciso di uscirsene a fare due passi, tutto intorno riscopre di avere dei colori ben diversi dal grigio cupo e bagnato di quei giorni, e pensi che forse oggi ti puoi concedere due passi insieme a quel sole, lasciare l'ombrello in macchina e i capelli sciolti. Un giorno senza troppo pensare, un giorno di silenzio che sappia di calma. Mandi i pensieri negli spogliatoi, per la fine del primo tempo e ce li chiudi dentro. La chiave la tieni in tasca, che tanto sai prima o poi dovrai deciderti a farli uscire e affrontarli uno alla volta. Ma per oggi ci sono i due passi nel sole, c è nell'aria profumo di caffè e l'idea di chiacchiere leggere. 

Oggi è uno degli altri giorni. 

giovedì 2 ottobre 2014

Cambio di stagione...

Ottobre. La strada verso l'ultimo trimestre dell'anno è iniziata. Le avvisaglie c'erano tutte: la copertina da divano è bella che pronta che pulita, e in posizione. I ciclamini alla finestra della cucina, il sole che non mi arrostisce più le piante, anzi, fa effetto beauty farm e io lascio che si godano ancora quel che resta dei raggi tiepidi (intermittenti tra una pioggerella e l'altra).
Sabato sera ho preparato il primo sacchetto di pop corn, abbiamo sfogliato la pagina dei film al cinema e scoperto che la tessera della videoteca è smagnetizzata. Ebbene sì, ce l'ho ancora e la uso. Che a me le cose ondemand non mi intrigano quanto lo zen e l'arte del noleggiare il film.
I riti. Queste cose che ancora mi scaldano e mi fanno pensare che ci sia una strada diversa dal "mi rintano in casa, e non ho bisogno di nulla di tutto ciò che c'è fuori".
Ho due cassette di mele trentine, urge infornare torte di mele. Quelle con l'uvetta e la cannella, e la granella di zucchero sopra che fa la crosticina. Bello riaccendere il forno. I profumi mi portano sempre a quando ero piccola, a quando mia madre faceva le torte e io i compiti, e poi mi faceva assaggiare la crema rimasta nella terrina.
Ottobre con sé porta il calore delle maniche lunghe, dei tè aromatizzati, la trapunta e la maglia del pigiama. Il foulard che ancora non è sciarpa, il maglione di Papà usato come giacca, che scalda il cuore e non solo le spalle. I calzettoni antistupro e le candele accese, il profumo del muschio e di zucca. La voglia di fare, la voglia di cambiare. La voglia di migliorare e migliorarsi, di inventarsi qualcosa di nuovo. Di creare e di avventurarsi in un progetto che ti assorba e ti faccia parlare velocemente e riempiendo l'aria con le mani che le parole non bastano. Voglia di foto colorate e calde, di profumo di caldarroste e del "fatti più vicino che ho freddo". Di pizza fatta in casa, di quadri da scegliere e appendere, di silenzi leggeri.
Voglia di sorprese.
Tutte quelle che una nuova stagione racchiude e custodisce con il solo desiderio di condividerle... 




lunedì 22 settembre 2014

sondaggio...

M è venuta una brutta periartrite alla spalla destra. Un dolore fastidioso a dir poco, e così il fisio raccomanda antiinfiammatori, ghiaccio, arnica a volontà e tenere il braccio a riposo. Ergo, mi tocca tenerlo legato al collo che se no, col cavolo riesco a tenerlo fermo. 
Per fortuna oggi va meglio, e nella fase più acuta, durante il fine settimana, il Maggiordomo di Melli s è prestato ad aiutarmi, facendomi da aiuto cuoco, autista, massaggiatore e quant altro. 
La Sciamana, un giorno mi ha detto che il braccio destro è quello con cui restiamo "aggrappati al passato". E generalmente inizia a far male quando ci allunghiamo verso il futuro non lasciando però andare la presa. Teoria che trovo interessante (che poi uno è libero di crederci o meno, ma se una cosa ti fa scaturire una riflessione ben venga). Domani è il mio giorno di autunno, e se proprio vogliamo dirla tutta è una delle stagioni che preferisco e trovo più affini al mio carattere: esplosioni di colori, i profumi "caldi", lo strudel e la cannella, la copertina sul divano e le scintille delle caldearroste, che lasciano spazio ai toni malinconici che di tanto in tanto mi appartengono. Ma è anche la stagione del rinnovo e delle partenze. E così, da quando mi è partito il trip del rinnovamento mentale e casalingo, in questi giorni con il mio passato mi sono incontrata e scontrata parecchio. Non ultimo l'aver intercettato le foto del mio ex e dalla sua attuale metà su feisbuc, e scusate il commento ma, ragazzi miei "ho scansato un fosso".
Il dolore alla spalla ha rallentato molto i lavori, ma ieri sera, per far passare la malinconia post partenza del Maggiordomo, ho preso uno dei miei quaderni e ho fatto una sorta di piano delle modifiche da apportare in casa e non solo. So per certo che non diventerò mai minimal nel senso stretto del termine, ma questa volta sono assolutamente determinata a fare spazio al nuovo, (e non intendo necessariamente nuovi acquisti) e a eliminare tutto quanto non sia più parte di me. Lo so che da qualche giorno non scrivo di altro, ma credo di essere in una di quelle fasi di svolta. In cui un azione avvia una reazione a catena in cui tanti piccoli meccanismi si mettono in moto. 
E se è vero quello che dice la Sciamana, mi sa che questa infiammazione arriva proprio a dirmi che sono sulla strada giusta. 
E poi c è la questione jeans. 
Eh sì, perché se è vero che voglio separarmi da tanti abiti "vecchi" lì fermi per abitudine più che per necessità, è altresì vero che con pazienza dovrò riprenderne di nuovi perché a fronte di 7 kg persi in due mesi e mezzo sembro Cucciolo nei vestiti di Dotto. Sabato abbiamo visto in una vetrina un paio di pantaloni tipo jeans strappati. Amore a prima vista. Ma come sempre faccio in questi casi, la prima reazione è stata "sì vabbè ma dove vado..?" e tirare dritto. 
Poi ieri nel dormiveglia (momenti epici in cui partorisco pensieri sublimi e scrivo mentalmente pagine di letteratura che toccano picchi assolutamente meravigliosi che la mattina non ricordo nemmeno morta), ho pensato una cosa tipo "ho 38 anni e mezzo... se non ora, quando?" 
E non è mica una domanda da poco... (e infatti stavolta me la ricordo). 
Quindi credo che quei pantaloni saranno miei. Prima di azzardare l'acquisti intorno ai 45 anni e scatenare l ilarità collettiva. 
E poi che altro? 
Che altro bisognerebbe assolutamente fare prima dei 40 anni? 
Avete suggerimenti? 


martedì 17 giugno 2014

Modalità ON

 La determinazione può cambiare la tua mente.
La determinazione può cambiare il tuo cuore.
La determinazione può cambiare del tutto la tua vita.
Sry Chinmoy

lunedì 26 maggio 2014

già...

























“I tempi felici sono brevi. A sommarne gli attimi in una vita, non fanno una settimana.
Eppure la vita è bella lo stesso”
(Anna Magnani)

lunedì 28 aprile 2014

Problemi zero...

Sai che c è?
Che è vero: il silenzio è oro. E' bello comunicare, condividere, dare vita a quelle conversazioni che ti lasciano arricchito, quelle a cui ti ritrovi a ripensare anche quando sei lì in coda in tangenziale e nonostante gli imbecilli patentati ti capita pure di sorridere, o dirti "no beh, forse ha ragione pure...".
Ma non è cosa per tutti. Per lo più le conversazioni si traducono in somme di monologhi. 
Ed è stancante. 
E' sfibrante. 
Mettetevi lì a ragionar con uno che vi dice "tu che cosa ne pensi". 
Ecco, siete al bivio. Se siete d accordo con lui, non farete in tempo a dire "sì... beh..." che partirà per la tangente con una cosa tipo "eh.. lo sapevo che era così... infatti" e via un fiume di parole che nemmeno i Jalisse. 
Se non sei d'accordo e t azzardi a "mah... veramente" ecco che scatta la ritorsione "ma certo... stupido/a io che l ho chiesto a te... tanto capite tutti una mazza". 
Sto invecchiando.
Evidentemente mio grado di acidume e zitellaggio è direttamente proporzionale alla mia scarsa pazienza nel tollerare i ragionamenti arditi del pene. Il fatto è che non c ho voglia. E' molto più semplice e pragmatico rispondere "guarda, quando sei contento/a tu, vuol dire che è la cosa giusta". E non significa essere ignavi, non significa non avere una posizione, un parere, un punto di vista. Significa semplicemente preservare i propri neuroni e la propria energia,  e riversarla su attività più fruttuose e soddisfacenti. Il tutto prevenendo attacchi di gastrite. 
Si potrebbe promuovere l alzata di spalle a nuova disciplina fitness... 

Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...