Si chiama nostalgia,
e serve a ricordarci che per fortuna,
siamo anche fragili.
Cesare Pavese
Alle volte è un profumo, una musica passata per radio, una parola detta così quasi per gioco o per caso. Stamattina è stato vedere il postino armeggiare con la cassetta delle poste. E fu subito Nostalgia.
Nostalgia per quel tempo che era scandito dalle lettere, che spedivi e che arrivavano dopo giorni di attesa. Ma se non ha tempo di mettersi lì a rispondermi allora non gli interesso. Ma sarà stato impegnato. E non si poteva telefonare, non così tanto, c erano gli orari quelli in cui costava meno ma tutta la famiglia era già a casa e il telefono proprio sul tavolino in sala da pranzo, a portata di orecchio di tutti. Allora aspettavi. Non potevi controllare l ultimo accesso di whatapp... E poi il postino arrivava, con le buste bianche, quelle che annusavi e sapevano di tabacco, e quelle rosa che ti spedivano le amiche, e le cartoline di quella che poteva fare la gita fuori porta anche solo di un fine settimana - "ah io questo weeeekkk end vado a Baselgadipiné (proprio così tutto attaccato) con il mio papà" con quella voce da gné gné che l avresti presa a testate, ma Zidane non aveva ancora fatto scuola e così tirarvi un sospiro e cacciavi la cartolina e tanti saluti in fondo alla scatola.
Nostalgia per i compiti finiti in fretta, che quando ti dicevano "eh vedrai quando andrai a lavorare come rimpiangerai questi momenti... pure il compito di matematica, vedrai" e tu che c hai quest idea che a te, una volta adulta, nessuno ti dirà cosa fare e quando farlo pensi che sia impossibile, che lavorare sia molto più semplice, che sarai padrona del tuo tempo. Tu che, ragazzetta, sai che il compito di matematica sia il nemico da abbattere, ma tanto è previsto per giovedì e oggi è solo martedì e allora ci penso domani, vado a prendere Nicoletta, andiamo ai giardini e ci infiliamo dietro quell albero dai rami bassi, così finalmente mi dice cosa le ha detto Luca a proposito di Mara che ha parlato con Valentina ma non siamo mica sicure che alla fine si sia messa con Marco. Chissà.
Nostalgia per il diario che girava sotto il banco, per il biglietto che ci trovavi dentro e non te l aspettavi proprio, per domande tipo "scusa c hai un gettone"? e la coda al telefono dell'atrio. E lì che pensavo, mentre stavo in coda per chiamare mamma, e non mi ricordo perché, "vorrei fare la fisioterapista" che avevo visto quel film che mi era piaciuto tantissimo, ma nell'esame di ammissione c erano matematica e fisica a cariolate, (che avevi controllato sul librone che ti avevano dato in auditorium e che presentava le facoltà, che mica c era google), e io di matematica e fisica c ho mai capito una mazza...
Eppure mi sembra di essere ancora giovane per pensieri tipo "uh ai miei tempi quando cercavo l'oro nel Klondike" o "noi si saltava i fossi per lungo" (e poi a chiedersi ma chi te l ha fatto fare?). Ho nostalgia delle cose più semplici. Ho voglia di quelle cose fatte bene, con il cuore. Magari senza troppi fronzoli, ma fatte perché hai quella predisposizione d animo che tu fai quella cosa e vedere il sorriso che ti sta davanti ti pare già di aver vinto la lotteria. Ho voglia di aspettare l'uscita di un nuovo libro, di farmi un giro per una libreria dove parli piano perché c hai timore di disturbare. Ho voglia calore, di bagni caldi con tanta schiuma, di una trapunta con i fiori e delle fusa della domenica mattina, da un po' di tempo equamente divise tra me e Lui.
Ho voglia di invertire la rotta.
Ho voglia di essere un po' anacronistica.


