martedì 19 gennaio 2016

ansia apparente

Resta comunque un periodo strano. 
Fatico a spiegarmi le cose. Dopo che mi ci sono arrovellata per bene, mi ritrovo a chiedermi se abbia un senso tutto questo spiegarmi, chiedermi, pesare e soppesare pause parole e silenzi. 
Quello che so è che sto sbagliando. All'incirca su tutta la linea. 
Baglioni ai tempi d'oro diceva: "le storie muoiono quando c è più paura di perdersi che voglia di tenersi".

Così avevo iniziato ieri, prima di fermarmi, rileggermi e dire "no. così non va. devo agire".
E così eccomi a scrivere a B. a chiedere aiuto. Che ce ne vuole per chiedere aiuto, ma quando s ha da fare, si fa. E così chiedo, ottengo risposte e un paio di rivelazioni, tout court.
Ecco, quando le cose vanno così, anche il sopravvivere alla caldaia in stallo e i conseguenti 15 gradi, diventa meno complicato.
Un po' come quando sei in macchina, guidi nel sole e pensi che vorresti scrivere una cosa, e questa inizia ad apparire nella tua testa... e poi cambiano i personaggi... e poi provi a metterla su carta... e poi ti dici che non è affatto malaccio... e alla fine lui ride.
E allora va bene così.

On air : George Harrison - Got My Mind Set On You 

mercoledì 13 gennaio 2016

La solita me.

Forse sto sbagliando tutto. 
Forse dovrei essere diversa, agire diversamente, pensare diversamente. 
Forse. 
Il punto è che, nel bene o nel male, io sono questa persona. Ho questo modo di vedere, di vivere e agire. E questa non è certo una giustificazione di sorta, ma semplicemente la verità. Posso provare, e credo di farlo in continuazione, a capire il punto di vista altrui, spesso lo capisco e lo giustifico anche più del mio. Ma io non posso oscurarmi completamente. Ho, anche io, bisogno dei miei ganci in mezzo al cielo. Dei sorrisi riservati a me, di parole rassicuranti. 
E così, se il farmi da parte per il bene comune è sempre stata la mia bandiera. Mi rendo conto che, in modo forse spiazzante, sto cercando di prendere possesso finalmente del mio spazio, e delle mie esigenze. Spero di farlo nel modo più delicato possibile. Probabilmente incespico e mi confondo. Ma non posso fermarmi adesso. Non posso e non voglio, in tutta sincerità, dover fare sempre a metà di me stessa perché c è sempre qualcos'altro o qualcun'altro che rispetto a me, è prioritario. Se non sono una tua priorità, allora forse non siamo nella stessa lunghezza d onda. 
Glielo giuro vostro onore, ho provato a fare la donna di mondo che vive l'attimo. Ma io sono la donna di ieri che crede nel fine settimana già dal lunedì. Nel guardare il calendario con la bellezza dell'attesa. 
Oggi ho scritto una mail, ho messo sul tavolo le mie carte, e ho chiesto aiuto. Spero, spero e prego con tutto il mio essere che dall'altra parte la porta non si chiuda. Ma se così fosse, non mi pentirò di aver semplicemente detto con chiarezza quello che provo. Non gliene farò una colpa, certo. Ma forse era tempo di dire le cose come le vedo, e sentirmi dare la risposta adeguata. 
E poi, quel che deve essere, sarà. 

lunedì 14 dicembre 2015

Caro Babbo Natale

"Sono sempre i sogni a dare forma al mondo" mi ha suggerito l'Altra S. stamattina.
Se così fosse credo che il mondo, ai miei occhi, avrebbe più la forma di un marshmallow. Qualcosa di morbido e dolce, e non una sfera sgusciante che non si riesce a trattenere mentre gira su se stessa e ti fa perdere l'equilibrio.
Eppure un sogno sabato mattina l'ho visto avverarsi. Dico sempre che stupirmi è complicato. Sono così abituata alla disillusione, che ogni sorpresa vale doppio. Eppure.
Eppure mi piace pensare che sia ancora spazio per lo stupore, per la meraviglia dell'inatteso.
Trascorro giorni lenti. Di quelli che guardi l'ora e le lancette sono sempre ferme lì statue di sale. Guardo alle feste che arrivano con ansia. Perché ci sarà tempo libero in cui la mia testa andrà in palla, comincerò a pensare a dove vorrei essere e probabilmente non sarò. 
Vorrei avere lo Spirito Natalizio che mi sono tenuta stretta per tanti anni, nonostante tutto, nonostante la Perdita quella Vera, aggrappandomi al ricordo e alla voglia di non cambiare le tradizioni. Fossi capace di ritrovarne un po', come accade con gli spiccioli dimenticati in fondo ad una tasca dimenticata, mi metterei lì a scriverti una lettera, con la stilografica quella blu. E ti direi che ho un solo desiderio. Lui. 
Regalami lui, fammi arrivare lui. Lui con i suoi silenzi e la sua confusione. Lui con la sua paura di lasciarsi andare e un muro di durezza radicato intorno. Lui con le risate che raramente gli accarezzano gli occhi, ma quando accade sono capaci di illuminarti anche la notte. Lui che ti abbraccia poco, ma quando lo fa ti toglie il fiato. Dammi lui, con le sue distanze e complicanze, con la sua indipendenza e i suoi spazi, la complicità e i momenti di estro. Portami lui. Esattamente così com'è. E mi regalerai il più leggero dei sorrisi. 



giovedì 3 dicembre 2015

cose così

Ascolto questa canzone da giorni, in loop. La trovo ipnotica, un po' per quell'accordo di chitarra (credo) che si ripete sempre uguale, un po' per il suo tono basso, il tono e la voce che vorresti sentirti sussurrare all'orecchio da qualcuno steso se non accanto, direttamente su di te. Con le sue mani infilate tra i tuoi capelli e le gambe che si intrecciano e si raccontano storie. 
Sono qui che aspetto. Non mi creo illusioni, ma coltivo speranza. 
Ho voglia di tagliarmi i capelli. Una volta tutti mi dicevano di tagliarli e io rispondevo no. Oggi sono io che ho voglia di tagliarli più o meno da sei mesi, e tutti mi dicono di no. 
Ho voglia di prendere un treno ma taccio. Non riesco a fare progetti di qui a tre giorni, figuriamoci da qui a un mese. 
Sto imparando a fermarmi ed aspettare. Ma solo nei giorni pari, nelle ore dispari. Il resto del tempo lo passo scalpitando e agitandomi, e poi calmandomi ripetendomi cose belle come un mantra.
Non mi riesce di scrivere troppo. Avrei più voglia di parlare, di toccare e di sentire. Avrei più voglia di quella chitarra ipnotica e di parole sussurrate all'orecchio. 
Se di parole ci fosse bisogno.  

lunedì 16 novembre 2015

Tempo fa guardavo una commediola, una di quelle senza troppe pretese intellettualmente stimolanti, che fanno sorridere e un poco pensare, ma senza appesantire. 
Protagonista una suora, che parlava a Gesù come se fosse proprio lì, davanti a lei. E ci sbottava anche, con il suo carattere irruente. 
Poi le cose a fine puntata si aggiustavano, e fine serie l happy end è stato scontato, ma piacevole. E io pensavo che mi piacerebbe saper pregare così. Avere fede in un modo così. 
Ma non so pregare, non riesco a concentrarmi. La mia mente spazia e varia e vaneggia. Parto con l'idea e finisco a pensare alla lista della spesa. Eppure vorrei. vorrei fermarmi a raccogliere un pensiero ed accompagnarlo fino alle porte dell'Universo, e lì lasciarlo libero di andare e di raggiungere chi di dovere. Perché l'Universo parla se lo si sa ascoltare. Vorrei sapere di potermi affidare. Lasciare che le cose seguano il proprio verso, confidando in un esito positivo. Senza quest'ansia di controllo, di voler capire, di voler sapere. Avere fede. Ecco. Vorrei fidarmi. Fidarmi del mio istinto, non ricordo chi fosse il saggio che diceva "fidati di ciò che senti, non delle parole che ascolti". Eppure mi accorgo di avere bisogno di quelle parole. E di non riuscire a fidarmi completamente del mio sentire. Così sensibile al vento, alla mia melanconica tristezza di fondo, alla mia paura di sbagliare, di sbagliarmi. E' come se la mia speranza si lasciasse soffocare da un carico di zavorra contrassegnato da errori di valutazione, peccati di leggerezza, abbandoni. Il passato non esiste più. Le cicatrici che ti lascia sì. E sono quelle che ti condizionano la vita. 
Vorrei, come nelle commediole, confidare nel fatto che, nonostante le prove e le difficoltà tipiche di quel che un tempo studiavamo nel romanzo di formazione, alla fine, l'happy end ci fosse. 
Sì, mi piacerebbe davvero tanto. 

giovedì 5 novembre 2015

L'amore non è un dare - avere. 
Si ama e basta. 

"Sai perché parlo sempre di te ai miei amici..." cantava Irene Grandi qualche tempo fa. 
Parlo di te in continuazione, mi rendo conto. Parlo di te perché è un modo di percepirti. Perché cerco in loro risposte rassicuranti a domande che, ancora, non ho il coraggio di farti. E mi ci aggrappo. Con la caparbietà della speranza che questo non sia l'ennesimo viaggio a vuoto. 
Mi rendo conto di volere un posto nella tua vita. Volere per me quello al tuo fianco, come quando camminiamo sotto i portici e ti tengo il braccio. E sento però che non è il momento di chiedertelo. Non è il momento di parlarne. Forse ci sono già, paradossalmente, ma non ne ho certezza alcuna. Mio Fratello mi scrive: "Oggi come oggi cerca di vivere come pollicino, trova le molliche di pane e segue la strada, ecco mangia le molliche segui la strada senza chiederti oggi dove porta , ma gustati dove è possibile metro per metro ....mollica per mollica ...". E al momento mi sembra la cosa più saggia da fare. Che di caos nella tua vita ce n è che basta. 
Però ci sono giorni come questo, dove leggo il tuo lavoro, ho il privilegio di riconoscerne i retroscena, e mi sento così fiera, e orgogliosa di chi tu sia. Dei valori nei quali vivi e che non ti hanno fatto scendere a compromessi. E ti è costato. Lo so che ti è costato ma sei rimasto lì, fedele ad un ideale forse, dai più calpestato per carattere o per denaro. Ti vedo diverso dalla massa e ti riconosco. E non è che sia semplice da spiegare a parole, ma quando la sento questa nobiltà d'animo, questa correttezza portata avanti al di sopra di tutto, sono così dannatamente fiera di te... 

lunedì 2 novembre 2015

Torino ed Io.

Torino mi ha regalato un braccialetto. 
Come fa una città a regalarti un braccialetto? E niente, tu sei lì che cammini con tua sorella sotto i portici di Piazza Vittorio, vai verso la Collina e il Po... e tra due pietre eccolo lì un braccialetto di cotone per terra. E i salutisti sabaudi magari ti guardano male, ma si vede che è caduto a terra pochi istanti prima, perché è lì morbido e pulitissimo che aspetta proprio te. 
E così la Città ti regala un braccialetto, ed è pure rosso, quindi i desideri da esprimere sono d'amore. E tu guardi tua sorella e dici "l'universo parla, lo so". 
Un braccialetto, qualcosa che resta con te, di giorno e di notte. A contatto con la pelle, e ti segue ovunque. Come l'amore per Torino, che è un po' parte di te da più della metà della tua vita. Poco da fare. Come i miei amori che respirano all'ombra di quella Collina, camminano a passo lesto quelle vie, per lavoro o piacere. 
Frammenti di Anima che non hanno confine. Sono essi stessi pezzi di Anima, e Anime intere contemporaneamente. Anima e Respiri. Quelli che quando ti mancano più forte ti fanno il fiato più corto. Quelli che quando arrivano e non te li aspetti, ti cambiano la chimica della testa e del cuore. 
Torino mi abbraccia ad ogni arrivo, mi lacera ad ogni partenza.
La Mole continua a fare capolino dai tetti, a regalarmi uno stupore che solo la Tour Eiffel conosce per assonanza. Una pizza mangiata su una panchina al sole, davanti a Palazzo Carignano mentre un buskers canta Rimmel, diventa magia. 
Anche il mal di testa, che arriva a tradimento quando meno vorresti, è capace di passare in fretta, se ascolti battiti di un Cuore e musica, e tenendo tra le dita una mano che non avevi mai dimenticata. 
Ho svuotato la borsa solo ieri. L'ho lasciata lì, come se dovessi ripartire da un momento all'altro e tornare a casa. A riprendermi più tempo, per un tramezzino ed un orchidea in più. Per una birra ancora, la più buona abbia mai bevuto. Per quegli occhi azzurri che mi somigliano niente ma lo so che siamo della stessa pasta, è ufficiale. 
E già guardo il calendario e sogno altri giorni a cui aggrapparmi. Legata come sono, con tre nodi rossi, a quell'Amore instancabile e reciproco che dura da più di 23 anni... 

Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...