venerdì 11 settembre 2015

Ce ne sono meglio di lui.
Ce ne sono milioni anche meglio di me.
Comunque io non conosco quelli meglio di lui e non posso consumare la mia vita aspettando di conoscerli.
E poi, se dovessimo cercare la perfezione in un uomo, si amerebbero i Santi.
I Santi sono morti e io non vado a letto con il calendario.

O. Fallaci.

giovedì 3 settembre 2015

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHH!!!

Mi sento come se fossi tornata all'età di 15 anni. Anzi forse nemmeno. Non mi ricordo com'ero a 15 anni. Ma ricordo che a 21 ero molto più decisa e sicura di me. Non mi stavo così ad arrovellare sul "farò bene, farò male, posso dirlo o forse no". Mi sentivo gnocca, prendevo e andavo e bon! 
E invece adesso sono lì che penso: ma avrò detto troppo? troppo poco? ma se scrivo sarò troppo presente? se non scrivo farò la figura della menefreghista? Ma se gli dico così e lui mi risponde colà allora che significa? 
AAAARRRGGGHHHH! Quand è che ho scritto della pazienza? della riflessione pacifica? ieri? solo ieri? no guardi signora mia, ci deve essere un errore. Deve essere passato almeno un mese di interminabili attese. 
Ma alla fine sì dai, bello tutto. Ma come si fa? Ha senso? Mettersi le briglie, studiare strategie? Centellinarsi? sì certo nemmeno stolkerare è positivo. Ma perché se vuoi qualcuno non si può dirglielo apertamente?
Basta amori sognati, bramati, desiderati... guardati da distante, o con il naso contro la vetrina come quando si guardano le sacher dalla vetrina della pasticceria. 
Basta questa passione per "l'amor cortese"da letteratura: quello del Petrarca che guarda da lontano la sua Beatrice, annusa l'aria come un cane da tartufo, la respira come una fettina di mortadella, e si bea di sguardi furtivi. Basta co' sta storia delle anime gemelle, dei predestinati e del per sempre insieme eternamente divisi. A sto punto, se ci tenete tanto, piazzatevi anche un cilicio in bocca e non se ne parli più.
Io sto bene quando ti tocco. Quando posso guardarti in faccia. Pastrafugnarti l'ipnotico pizzetto.
Ti voglio, e, guarda,  mi va bene un amore poco spirituale, di quelli con la a minuscola, terra terra. Senza drammi, tachicardie e ribaltamenti di budella.
Mi vai benissimo anche se non hai le spalle large di Robert Redford, e il viso poco simmetrico di Al Pacino.
Non voglio una di quelle storie che ti cambiano la vita.
Mi basta cambiare un giorno per volta.
Va bene anche se ti dimentichi di abbassare la tavoletta del bagno, o smarrisci la via che porta al cesto della biancheria sporca. Mi vai benissimo anche se vieni a dormire con quell'improbabile maglietta "Toni Menegon Impianti Elettrici".
Non mi spaventano i km, e non mi dà fastidio skysport il sabato pomeriggio, tanto poi ti sciroppi Grey's Anatomy il giovedì. Mi vai bene anche quando torni da una partita di calcetto con tutte le ossa che scricchiolano, e l'arnica si spreca manco si dovesse ungere il Titanic.
Ti vorrei vicino quando ho mal di testa, che tanto poi passa. Passa se tu resti.
Ti voglio esattamente come sei. Con le tue fisime e le tue nevrosi. Con le battute dissacranti e ciniche, il tuo volermi a tutti i costi prendermi in braccio e il mio patema di farti male. Voglio il kebab senza vino e la tromba bitonale vicino al divano e alla sciarpa il mercoledì di coppa. E ti dirò di più: non mi devi nemmeno spiegare il fuori gioco. Perché lo so cos è.
Porta con te pure il fantasma di B. non me ne frega, lei se ne stia tranquillamente sull'altare, io mi prendo il posto tra le lenzuola.
Voglio i films, le canzoni, i giri in macchina a vuoto senza meta solo perché spegnere l'autoradio proprio adesso è un peccato. I libri che non si sanno più dove mettere: quelli da leggere e quelli da scrivere, il mio crederci fermamente il tuo a fasi alterne. Voglio le risate, la musica alternativa, il mescolarsi di profumo e sigaretta sulle maglie, il frigo vuoto e poco male ci si fa una pizza.
Guarda, potrebbe andar bene anche se alle volte russi, tanto poi ti giri. E va bene pure la sveglia che mi fa scoppiare l aneurisma all'aorta ogni volta che suona.
Non mi interessano le unioni decantate dal vissero felici e contenti. Mi basta che combaciamo. E' bella sta parola non trovi? significa che è un confine più sottile tra due cose che combaciano. E' un po' come essere simili pur mantenendo le proprie diversità.
Ecco.  Voglio combaciarti, finché dura! Ti va?

mercoledì 2 settembre 2015

La pazienza

E' la virtù dei forti.
O dei morti dice una vecchia battuta.
Sicuramente non è una di quelle che mi appartiene. Io rispecchio appieno il mio segno zodiacale, il più delle volte quando tengo molto a qualcosa abbasso la testa e parto al galoppo. A contrario, resto lì, a farmi gli affari miei con la tipica espressione di una mucca che guarda passare il treno.
Però forse sto invecchiando, e inizio a rendermi conto che non posso sempre scornare le situazioni. Ci sono cose e soprattutto persone che hanno bisogno di tempo, e spesso i tempi altrui non coincidono con i miei e allora c è bisogno di pazienza.
Fermarsi. Godersi "il momento". Non come me che siamo a mercoledì e già sto pensando che sabato mi sveglierò presto e devo fare questo e quello e il cambio dell'armadio e lo spostare la scrivania, e ho già voglia di archiviare le infradito, cercare gli stivali...
Vivere il momento.
Godersi ciò che arriva.
Assaporarsi le piccole cose senza pensare al futuro.
Oh certo. Sulla carta questa teoria la sottoscrivo. Peccato che nella vita reale devi pianificare anche i pagamenti delle bollette o non ne esci vivo, figuriamoci se quando incontri qualcuno che potrebbe essere "la tua persona", non comici a pensare alle feste comandate, ai w.e., ai sabati passati a guardare lui che guarda le partite.
Devo comprare museruola e paraocchi allo Spielberg che c è in me.
Eppure.
Eppure, qualcuno che ne sapeva un giorno disse: non puoi pretendere di avere risultati diversi se fai sempre le stesse cose.
Allora mi sto cercando di educare alla pazienza.
Al temporeggiare.
Al lasciar andare la barca finché la barca va.
Al vivere il momento, cercando di non diventare dipendente dal malox.
Mi perdonerà chi, volendomi un gran bene e conoscendomi molto, si rassegnerà ad ascoltare per l'ennesima volta i miei sfoghi paranoici...

martedì 18 agosto 2015

Sbaglio quasi sempre. Praticamente ogni anno.
Ogni volta guardo ad agosto come il mese del fare, e in realtà è il mese della stasi. Certo, mi risposo. Ricomincio a dormire e prendere tempo, e perderlo anche. Tanto posso dire: "farò domani". E' un mese in cui fare è complicato. No impossibile certo, ma complicato. Quest'anno poi anche il gran caldo si è messo di traverso. Ma alla fine è una scusa anche quella. Agosto è il mese che ti ovatta i pensieri e rende tutto più lento. Provo a darmi le scadenze. Faccio progetti, alcuni vanno in frantumi e capita quando i tuoi progetti coincidono con quelli di qualcun altro. Capita. e non è colpa di nessuno.
Lo avevo immaginato diverso questo mese. Ma la mia passione sconsiderata nel farmi i film ha il sempre il suo rovescio della medaglia.
Non imparo mai...

lunedì 17 agosto 2015

Ragionando a dita "alte"

Sto litigando con il mio testo. 
Con il mio scritto. Non gli ho trovato nemmeno un titolo, ancora, e fino a due giorni fa ero fermamente convinta di tramutarlo in falò.
Poi ho capito. Il problema non era lui, era la mia prospettiva. Il mio modo di proiettarlo in avanti per capirne che ne sarebbe uscito.
Poi hanno fatto i fuochi d'artificio in Prato della Valle.
Sì, in effetti c è da chiedersi che c entri. Ma è più semplice di quel che si creda: il fuoco è fuoco. Ovvio. Ma ci sono fiamme di candela, fiamme di cerino, ci sono falò e  fuochi d'artificio. 
In questo periodo mi sono ostinata a pensare alla mia storia, al mio testo, come ad un falò. Un grande falò da spiaggia, di quelli capaci di ardere una notte intera, e preservare delle braci ardenti lì sotto, nascoste, anche una volta apparentemente spento. 
In realtà il mio testo non è un falò. Non è nemmeno la fiammella di un cerino, nel senso. Sì carino ma breve, e nemmeno intenso, che consuma velocemente ma lascia solo un po' di legnetto carbonizzato e bon. 
Il mio testo è un fuoco d'artificio. 
E' un bel testo, con delle ottime immagini e idee e dei bei personaggi. Ma non è un falò. E' un fuoco d'artificio. Scoppia, fa un bel botto. Lo si può guardare meravigliati ma è comunque qualcosa di breve. 
Non sono alle prese con un romanzo. Il mio testo ha la potenzialità di diventare un ottimo racconto. E prima che chi mi conosce parta con il dire "ah ecco, e tu che ne sai, sei la solita che si arrende e non ha voglia di faticare", mettono le mani avanti: non mi sto tirando indietro. E' che conosco quanto ho nelle dita, conosco la mia storia. E sono sicura che non possa reggere il ritmo di un romanzo. Ergo è un bellissimo (crepi la modestia) racconto. Se si ha voglia di coltivare la scrittura come "hobby" credo che sia quanto meno doveroso e onesto riconoscere anche i limiti del proprio lavoro. Non  sto dicendo che non sono in grado di cimentarmi con un romanzo (non c ho provato, non posso saperlo) dicono solo che, oggi, il mio testo non può esserlo. E' una questione di trama. 
E qui scatta la seconda parte del ragionamento. (Sappiatelo, questo post serve più a me di quanto non interessi a voi). La trama. 
Per costruire la trama, sto pescando in parte della mia storia. Non tutto, ma in parte sì. E' più semplice, si naviga in acque conosciute. Trasferire i propri sentimenti al personaggio diventa immediato (non discuterò in questa sede se sia giusto o meno. è il mio testo, è il mio personaggio, decido io). Tempo fa da Fazio a Che tempo che fa, c era uno scrittore, famoso (così tanto che non mi ricorderò mai il nome) e di una certa età. Diceva una cosa tipo "i giovani scrittori, o aspiranti tali, oggi scrivono storie che sono biografie, carichi di io - io - io, e io penso, che avranno mai da raccontare a trentanni i giovani di oggi? vivete prima di raccontare cosa avete vissuto. Altrimenti non avete nulla da dire". Io ho qualcosa da dire? Penso a me stessa e alla mia storia. Prendo la storia d'amore, la più intensa che ho vissuto. Si potrebbe riassumere con "si conobbero, si trovarono simpatici, poi si incontrarono e finirono per innamorarsi, o forse si erano innamorati già prima ma tant é, e poi, per una serie di contingenze (chiamiamole così), si lasciarono". Nel mezzo, al di là delle parole e negli spazi tra di esse, ci sono milioni di altre parole, di attimi vissuti accarezzati cercati e voluti. Ci sono baci, pensieri e omissioni. Ci sono rincorse e salti e atterraggi duri. Ci sono lacrime e preghiere, ci sono risate tante risate. E momenti bellissimi, e passione, e un gelato mai finito o i dessert scambiati, e Leonardo, e il caffè della mattina... c è un universo che ancora in una realtà parallela da qualche parte pulsa. 
Provate a metterla su carta. 
Due si incontrano, si innamorano, si amano, si lasciano e continuano la propria vita. Se "non facciamo accadere qualcosa" la storia perde di potenza. Tutti si incontrano, tutti si innamorano, tutti fanno l amore (si spera) e spesso le cose non hanno possibilità di funzionare. Certo i sentimenti sono potenti, possiamo dare ampio spazio al lui prova e lei pensa. Ma, diciamocelo: 250 pag. di "io l amavo però, lei mi amava ma... peccato è andata così" è da suicidio. 
Forse ha ragione lo scrittore, dovremmo vivere di più prima di raccontarci, perché tutto sommato abbiamo vite banali. O forse è una cazzata, o meglio, le nostre vite saranno anche "banali" ma è il modo di raccontarle che fa la differenza. 
Chi lo sa... 

venerdì 24 luglio 2015

Hasta la vista...

Non so se sia il caldo, la nevrosi della gente, lo stress da fine anno lavorativo, se niente o tutto di questo. 
Ma so che è un po' di tempo che non ho voglia. 
Non ho voglia di scrivere, di mettermi a spiegare le mie ragioni, di disquisire sul perché e per come di certe cose. 
Non ho voglia. 
Non ho nemmeno voglia di spiegare perché non ho voglia... 
e allora è meglio chiudere per ferie. 
Rimandare ogni decisione definitiva a momenti più propizi, e prendersi una vacanza. 
Ci si vede quando ci si vede. 
Peace & Love. 

martedì 7 luglio 2015

17 anni

La prima volta che ti ho vista eri poco più piccola della mia mano, e le tue zampine erano più corte dei miei mignoli. 
Facevi due passi e poi ricadevi sul sedere. A contrario dei tuoi fratellini sei rimasta lì ad annusarmi e a grattarmi il dito con il musino pelosetto. E così mi hai scelta tu, non ti ho scelta io. Avevo 22 anni e finalmente realizzavo il sogno di una vita, avere un micio. E pensavamo fossi un maschietto, così quando ho chiamato Amon, e gli ho detto "sai mi regalano un persiano blu! come lo chiamo?" e lui mi ha risposto "beh, se è blu, Merlino". Ho pensato fosse perfetto per te, e per me che amo la magia e riesco a trovarla anche in fondo ad una tazza di caffè. 
Ti ho portata a casa tenendoti dentro la camicia in jeans, ricordo che quando mi hanno telefonato per dirmi che potevo venirti a prendere, stavo lavando i piatti, ho mollato tutto e sono arrivata di corsa. La prima notte l hai dormita sul mio cuscino appallottolata tra i miei lunghissimi capelli. Ed è un vizio che tutt'ora è complicato da toglierti. 
Mi fido più del tuo istinto del mio. Se non ti piace una persona lo fai capire palesemente e non c è verso di farti cambiare idea. E hai sempre ragione. In 17 anni anni ne abbiamo passate così tante insieme che ci vorrebbe un blog apposta. Solo a parlare di traslochi, ne abbiamo fatti 8 insieme! 
La prova, sempre ce ne fosse stato bisogno, di quanto forte sia il nostro legame l abbiamo avuta con il mio incidente, con la mia assenza forzata che ti ha fatto smettere di mangiare e miagolare tristemente per giorni, facendoci temere la peggiore delle sorti. Con mia madre preoccupata quasi più per te, perché nel giro di pochi giorni ti ha vista deperire più di me!
Le fusa incessanti quando finalmente sono tornata a casa e il tuo toccarmi delicatamente le ferite, lo sguardo di comprensione davanti alle punture serali e la silenziosa solidarietà nei momenti di sconforto, quando tornare a camminare sembrava utopia. Non ricordo emozione che non abbia condivisa con te, e rido quando mi dicono "le manca solo la parola" perché non ti manca affatto, ma nemmeno ti serve, che tanto ti fai capire bene uguale. Basta guardarti. 
A chi mi dice che sei "solo una gatta" francamente, mi sento di dire che non ha capito un cazzo della vita. 
Auguroni Pelosetti. Mia compagna di Vita. Ti voglio un bene dell'anima. 

Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...