martedì 18 agosto 2015

Sbaglio quasi sempre. Praticamente ogni anno.
Ogni volta guardo ad agosto come il mese del fare, e in realtà è il mese della stasi. Certo, mi risposo. Ricomincio a dormire e prendere tempo, e perderlo anche. Tanto posso dire: "farò domani". E' un mese in cui fare è complicato. No impossibile certo, ma complicato. Quest'anno poi anche il gran caldo si è messo di traverso. Ma alla fine è una scusa anche quella. Agosto è il mese che ti ovatta i pensieri e rende tutto più lento. Provo a darmi le scadenze. Faccio progetti, alcuni vanno in frantumi e capita quando i tuoi progetti coincidono con quelli di qualcun altro. Capita. e non è colpa di nessuno.
Lo avevo immaginato diverso questo mese. Ma la mia passione sconsiderata nel farmi i film ha il sempre il suo rovescio della medaglia.
Non imparo mai...

lunedì 17 agosto 2015

Ragionando a dita "alte"

Sto litigando con il mio testo. 
Con il mio scritto. Non gli ho trovato nemmeno un titolo, ancora, e fino a due giorni fa ero fermamente convinta di tramutarlo in falò.
Poi ho capito. Il problema non era lui, era la mia prospettiva. Il mio modo di proiettarlo in avanti per capirne che ne sarebbe uscito.
Poi hanno fatto i fuochi d'artificio in Prato della Valle.
Sì, in effetti c è da chiedersi che c entri. Ma è più semplice di quel che si creda: il fuoco è fuoco. Ovvio. Ma ci sono fiamme di candela, fiamme di cerino, ci sono falò e  fuochi d'artificio. 
In questo periodo mi sono ostinata a pensare alla mia storia, al mio testo, come ad un falò. Un grande falò da spiaggia, di quelli capaci di ardere una notte intera, e preservare delle braci ardenti lì sotto, nascoste, anche una volta apparentemente spento. 
In realtà il mio testo non è un falò. Non è nemmeno la fiammella di un cerino, nel senso. Sì carino ma breve, e nemmeno intenso, che consuma velocemente ma lascia solo un po' di legnetto carbonizzato e bon. 
Il mio testo è un fuoco d'artificio. 
E' un bel testo, con delle ottime immagini e idee e dei bei personaggi. Ma non è un falò. E' un fuoco d'artificio. Scoppia, fa un bel botto. Lo si può guardare meravigliati ma è comunque qualcosa di breve. 
Non sono alle prese con un romanzo. Il mio testo ha la potenzialità di diventare un ottimo racconto. E prima che chi mi conosce parta con il dire "ah ecco, e tu che ne sai, sei la solita che si arrende e non ha voglia di faticare", mettono le mani avanti: non mi sto tirando indietro. E' che conosco quanto ho nelle dita, conosco la mia storia. E sono sicura che non possa reggere il ritmo di un romanzo. Ergo è un bellissimo (crepi la modestia) racconto. Se si ha voglia di coltivare la scrittura come "hobby" credo che sia quanto meno doveroso e onesto riconoscere anche i limiti del proprio lavoro. Non  sto dicendo che non sono in grado di cimentarmi con un romanzo (non c ho provato, non posso saperlo) dicono solo che, oggi, il mio testo non può esserlo. E' una questione di trama. 
E qui scatta la seconda parte del ragionamento. (Sappiatelo, questo post serve più a me di quanto non interessi a voi). La trama. 
Per costruire la trama, sto pescando in parte della mia storia. Non tutto, ma in parte sì. E' più semplice, si naviga in acque conosciute. Trasferire i propri sentimenti al personaggio diventa immediato (non discuterò in questa sede se sia giusto o meno. è il mio testo, è il mio personaggio, decido io). Tempo fa da Fazio a Che tempo che fa, c era uno scrittore, famoso (così tanto che non mi ricorderò mai il nome) e di una certa età. Diceva una cosa tipo "i giovani scrittori, o aspiranti tali, oggi scrivono storie che sono biografie, carichi di io - io - io, e io penso, che avranno mai da raccontare a trentanni i giovani di oggi? vivete prima di raccontare cosa avete vissuto. Altrimenti non avete nulla da dire". Io ho qualcosa da dire? Penso a me stessa e alla mia storia. Prendo la storia d'amore, la più intensa che ho vissuto. Si potrebbe riassumere con "si conobbero, si trovarono simpatici, poi si incontrarono e finirono per innamorarsi, o forse si erano innamorati già prima ma tant é, e poi, per una serie di contingenze (chiamiamole così), si lasciarono". Nel mezzo, al di là delle parole e negli spazi tra di esse, ci sono milioni di altre parole, di attimi vissuti accarezzati cercati e voluti. Ci sono baci, pensieri e omissioni. Ci sono rincorse e salti e atterraggi duri. Ci sono lacrime e preghiere, ci sono risate tante risate. E momenti bellissimi, e passione, e un gelato mai finito o i dessert scambiati, e Leonardo, e il caffè della mattina... c è un universo che ancora in una realtà parallela da qualche parte pulsa. 
Provate a metterla su carta. 
Due si incontrano, si innamorano, si amano, si lasciano e continuano la propria vita. Se "non facciamo accadere qualcosa" la storia perde di potenza. Tutti si incontrano, tutti si innamorano, tutti fanno l amore (si spera) e spesso le cose non hanno possibilità di funzionare. Certo i sentimenti sono potenti, possiamo dare ampio spazio al lui prova e lei pensa. Ma, diciamocelo: 250 pag. di "io l amavo però, lei mi amava ma... peccato è andata così" è da suicidio. 
Forse ha ragione lo scrittore, dovremmo vivere di più prima di raccontarci, perché tutto sommato abbiamo vite banali. O forse è una cazzata, o meglio, le nostre vite saranno anche "banali" ma è il modo di raccontarle che fa la differenza. 
Chi lo sa... 

venerdì 24 luglio 2015

Hasta la vista...

Non so se sia il caldo, la nevrosi della gente, lo stress da fine anno lavorativo, se niente o tutto di questo. 
Ma so che è un po' di tempo che non ho voglia. 
Non ho voglia di scrivere, di mettermi a spiegare le mie ragioni, di disquisire sul perché e per come di certe cose. 
Non ho voglia. 
Non ho nemmeno voglia di spiegare perché non ho voglia... 
e allora è meglio chiudere per ferie. 
Rimandare ogni decisione definitiva a momenti più propizi, e prendersi una vacanza. 
Ci si vede quando ci si vede. 
Peace & Love. 

martedì 7 luglio 2015

17 anni

La prima volta che ti ho vista eri poco più piccola della mia mano, e le tue zampine erano più corte dei miei mignoli. 
Facevi due passi e poi ricadevi sul sedere. A contrario dei tuoi fratellini sei rimasta lì ad annusarmi e a grattarmi il dito con il musino pelosetto. E così mi hai scelta tu, non ti ho scelta io. Avevo 22 anni e finalmente realizzavo il sogno di una vita, avere un micio. E pensavamo fossi un maschietto, così quando ho chiamato Amon, e gli ho detto "sai mi regalano un persiano blu! come lo chiamo?" e lui mi ha risposto "beh, se è blu, Merlino". Ho pensato fosse perfetto per te, e per me che amo la magia e riesco a trovarla anche in fondo ad una tazza di caffè. 
Ti ho portata a casa tenendoti dentro la camicia in jeans, ricordo che quando mi hanno telefonato per dirmi che potevo venirti a prendere, stavo lavando i piatti, ho mollato tutto e sono arrivata di corsa. La prima notte l hai dormita sul mio cuscino appallottolata tra i miei lunghissimi capelli. Ed è un vizio che tutt'ora è complicato da toglierti. 
Mi fido più del tuo istinto del mio. Se non ti piace una persona lo fai capire palesemente e non c è verso di farti cambiare idea. E hai sempre ragione. In 17 anni anni ne abbiamo passate così tante insieme che ci vorrebbe un blog apposta. Solo a parlare di traslochi, ne abbiamo fatti 8 insieme! 
La prova, sempre ce ne fosse stato bisogno, di quanto forte sia il nostro legame l abbiamo avuta con il mio incidente, con la mia assenza forzata che ti ha fatto smettere di mangiare e miagolare tristemente per giorni, facendoci temere la peggiore delle sorti. Con mia madre preoccupata quasi più per te, perché nel giro di pochi giorni ti ha vista deperire più di me!
Le fusa incessanti quando finalmente sono tornata a casa e il tuo toccarmi delicatamente le ferite, lo sguardo di comprensione davanti alle punture serali e la silenziosa solidarietà nei momenti di sconforto, quando tornare a camminare sembrava utopia. Non ricordo emozione che non abbia condivisa con te, e rido quando mi dicono "le manca solo la parola" perché non ti manca affatto, ma nemmeno ti serve, che tanto ti fai capire bene uguale. Basta guardarti. 
A chi mi dice che sei "solo una gatta" francamente, mi sento di dire che non ha capito un cazzo della vita. 
Auguroni Pelosetti. Mia compagna di Vita. Ti voglio un bene dell'anima. 

mercoledì 17 giugno 2015

Patti chiari rapporti lunghi...

Alla fine ha proprio ragione Bruno:
un chissenefrega è quello che ci vuole. 
sarà che ho voglia di vacanze, che il peso dell'inverno dell'anno si fanno sentire, sarà che ne ho semplicemente le scatole piene di tante cose che rasento l'intolleranza. 
E allora sarebbe da mettersi lì e discutere, capire fare e brigare. 
E io non ne ho voglia. 
Per giorni non avevo nemmeno voglia di tornare qui, e scrivere. Perché poi mi ritrovo a fare i conti con chi avanza le pretese di voler sapere il perché ho scritto una cosa piuttosto che l'altra, se mi riferissi a tizio piuttosto che a caio.
E io non ne ho voglia. Non ci tengo affatto.
Di dover giustificare cosa dico, cosa faccio, perché lo faccio, perché lo penso. Chi vedo chi incontro e perché. 
In questo periodo tortuoso iniziato non so più quando e non ancora finito, mi sono scontrata più volte con le MIE di aspettative deluse, e con tutto il rispetto delle vostre non me ne frega un accidempoli. Probabilmente se così fosse girerei per altri blog, a dire la mia, oppure sarei la prima a chiamare a scrivere a chiedere.
Invece no. Non posso nemmeno dire di essere stanca di... semplicemente non mi interessa. Ecco. Mi sembra più onesto. Non mi interessa. 
Non mi interessa più di correre e di rincorrere, specialmente coloro che sfuggono per il gusto di sentirsi rincorrere. Non mi interessa più esserci. Non voglio più essere la presenza rassicurante a cui rivolgersi nei momenti no, e poi poter accantonare nei momenti sì per poi tornare a farsi medicare. Ecco. Ho smesso di fare servizio di ambulanza 5 anni fa, smetto di fare Candy Candy a partire da adesso. 
Chissenefrega.
Delle vostre frustrazioni, delle vostre paturnie, dei vostri mille impegni che vengono prima e che sono tutti sacrosanti. Dell'ordine delle vostre priorità che mi vede in posizione stabile al 15° posto, che a momenti mi danno il telegatto per la costanza. 
Chissenefrega. 
Non ho più voglia di giustificare a priori, di capire a monte, di proteggere anche dalla mia stessa perplessità chi non dà per scontato il fatto di ritrovarmi lì anche a distanza di mesi. Mi rendo conto che molto spesso non sono le persone a "sbagliare" ma sono le nostre aspettative a fare danni. A crearci illusioni. Lo ammetto: io sono una di quelle che, molto spesso, si aspetta di avere di rimando le stesse attenzioni che elargisce. Ma non è scontato, e non è detto. Problema mio, ne prendo atto. Ma dato che non solo non sono capace di essere diversa, ma non voglio nemmeno essere diversa, perché quando sono così e la Persona che ho dall'altra parte capisce e mi dà le stesse emozioni, io sono felice. E allora, credo che la soluzione migliore per me sia una chiara, netta, insindacabile selezione delle persone a cui dedicarmi come ho sempre fatto. Con la stessa devozione. E rispondere in modo altrettanto insindacabile con un chissenefrega alle altre. 
Voglio smettere di pensare di essere sempre io il problema, di non essere abbastanza "qualcosa", di non essere all'altezza. 
Voglio provare l'ebbrezza di non mettere sempre in discussione la mia autostima, bensì di pensare, almeno qualche volta, di aver intercettato degli stronzi e che come tali devo trattarli. 
Ecco. 
Ah, nel caso in cui questa nuova politica non sia di vostro gradimento, dovete sapere una cosa: 
francamente, me ne infischio.  

domenica 7 giugno 2015

pietra sopra...

sopra le chiacchiere inutili
le mancate risposte
alla fuffa.
pietra sopra
ai discorsi insulsi
all eccessiva comprensione
alla mancanza di autostima
alla mancanza di rispetto per se stessi e della propria dignità
alla pigrizia
al non volersi abbastanza bene
alla mancanza di coraggio nel pretendere
al procrastinare

pietra sopra
su chi non ti ama e non ti merita
a chi vorrei ma non posso e che più spesso è potrei ma non voglio
a chi fa volentieri a meno di te e senza grande fatica
sulle false speranze
sulle illusioni su uomini troppo belli
ma anche su quelli così così.

Pietra sopra
sul chi dà tutto per scontato, o dovuto, anche te.
sulla mania di esserci
di aspettare
di rincorrere
di consolare
di motivare
specie se tutto questo è a senso unico

pietra sopra
sui complicati
gli sposati fidanzati conviventi coinquilini
gli sposati più o meno, i fidanzati ma non troppo, i conviventi forzati, i coinquilini affettuosi
i separati in casa, i divorziati con rimpianto, gli anafettivi, cinici, gli stronzi belli e impossibili, quelli che la carbonara è buona ma la mia mamma la cucina meglio,
ai pigri, a chi non sente l urgenza di passare del tempo con te ma può tranquillamente aspettare settimana prossima che tanto...
su chi incarna una o più delle caratteristiche qui sopra debitamente elencate.

pietra sopra
sulla rabbia, sulla delusione, sull incapacità di capire e di rassegnarsi
sui pensieri fin troppo facili tipo non ne voglio più sapere, inizierò a comportarmi anche io così, bella e impossibile, acida e velenosa, sarcastica e tagliente.
pietra sopra
sui fanculo non detti ma troppo spesso pensati, sulla gastrite e sulla voglia di chiudersi il mondo fuori.

pietra sopra
ai mi basto e mi soddisfo, al non ci crederò mai più, alla rassegnazione e alle vite che non si cambiano. alla lagnanza congenita, ai non mi innamorerò mai più, al la solitudine è nel mio karma.

perché se è vero che certe cose mi fanno un male cane, sono anche dell'idea che la vita sia bella, e che valga la pena di provarla a vivere la meglio delle proprie possibilità, e che i soldi in questo pensiero non c entrano un cazzo, e che la strada la si debba anche cambiare quando le cose non funzionano, che poi di irreversibile esistono solo le malattie terminali, il resto si fa si desfa e si aggiusta. basta volerlo
e che magari non so niente di regole e manuali di galateo e che molto spesso non aspetto come dovrebbe fare una vera signorina, che magari mi prendo delle cantonate pazzesche, soffro la delusione, l abbandono e la solitudine, ma con tutto il mio ingenuo ottimismo, sto molto meglio di voi.

Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...