martedì 2 dicembre 2014

Never say goodbye

Questo Natale lo passo senza di te.
Senza le tue luci, senza i tuoi colori. Senza quel profumo di legna che arde, delle mie sere in penombra.
Questo Natale devo passare la mano.
Devo accontentarmi di perdermi nelle tue foto, nei ricordi, sempre più vivi e più intensi che raccolgo in una scatola e dentro di me. Fanno parte della mia Anima e sono i primi che proteggo ad ogni trasloco, e che non perdo mai. So sempre dove cercarli e dove trovarli.
Questo Natale cercherò come ogni anno una pallina speciale, ma non ho ancora deciso se "fare" l albero oppure no. So solo che non farò biglietti del treno, non chiamerò Cristina per prenotare il mio nido. So solo che quest'anno non torno a casa.
Quest'anno non ci sarà la giornata con mia Sorella, a farci venire mal di gola per le troppe parole, e male la faccia dal ridere, e quelle facce che fa solo lei e che io adoro. Non ci saranno le melizie a colazione, la Mole a salutarmi a sorpresa tra un palazzo e l'altro, il Po a scorrere placido e il bicerin a fumarmi tra le mani. 
Un Natale senza te non mi sembra nemmeno Natale. 
Ma mi piace raccontarmi, che Natale possa essere tutti i giorni in cui ci si sente felici, e a casa. E allora mi dico, che il mio Natale è solo rimandato. 
Tornerò da te. Te lo prometto. 

lunedì 24 novembre 2014

25 novembre. Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne.

Ti dice che cambierà. 
Che non lo farà più. Te lo prometterà in tutti i modi.
Magari prenderà le tue mani tra le sue, se le porterà alle labbra e te le bacerà tra le lacrime. 
Ti chiederà di perdonarlo con gli occhioni da Bambi ferito.
E' tutta fuffa. 
Sappilo. Cioè lo so che dentro di te lo sai, ma so che hai bisogno di sentirtelo dire. 
Sono Tutte Cazzate.  
Non solo non cambierà e non manterrà fede alla promessa, ma alzerà le mani di nuovo, e sarà pure peggio della volta prima. 
E le lacrime che adesso ti impietosiscono lasceranno posto ad occhi capaci solo di farti più paura. 
Lo so... lo penso anche io: Candy Candy c ha fatto male. Ha rovinato un intera generazione, abbiamo tutte sta sindrome da Crocerossina che non c abbandona. Del resto, che ti aspetti? Biancaneve faceva la badante, Cenerentola la donna delle pulizie... il servilismo ce l hanno inculcato fin da piccole. Per fortuna di tanto in tanto c era al Barbie che girava in Ferrari senza Ken, a restituirci un po' di orgoglio. 
Ma il tempo dei cartoni e delle favole è finito, smettila di crederci. Non cambierà. Lo dice, lo dicono sempre, ma non lo fanno. E te lo dico perché lo so. 
Perché quando mi ha chiuso la gola dentro al frigo, regalandomi un livido che m ha fatto compagnia per dieci giorni, era così ubriaco che il giorno dopo nemmeno se lo ricordava. "Evidentemente tu riesci a tirare fuori il peggio di me, prima di te solo mia madre ne era capace". Ecco.
E non cominciare a dire che in fin dei conti non è colpa sua, ma della sua infanzia... Col cazzo!!!
E' solo colpa sua. Tutti, chi più chi meno, abbiamo avuto un infanzia non proprio rosea. Ma questo non ci autorizza a girar per strada menando le mani. Meno che mai con le persone a cui poi diciamo pure parole grosse come "ti amo". Credimi. Sono solo enormi Cazzate.  
Io quel giorno, ero all'estero, non potevo scappare ma ho iniziato a pensare solo alla via di fuga. La prima utile. C ho messo due mesi, due mesi in cui volavo bassa, ho fatto come i gatti, stavo giù... pancia a terra... evitavo ogni occasione potesse mettermi a rischio. 
E poi sono scappata. Tanto non sarebbe mai cambiato, anzi. Sarebbe stato sempre peggio. 
Quindi, per favore, te lo dico da Sorella. Da chi sa cosa è quel gran casino di paura, ricatto, ansia, dolore in cui stai vivendo. Scappa. Arraffa quello che puoi e salvati la vita. Chiedi aiuto, ad un'amica, ad un Fratello, alla tua famiglia. Correranno da te, anche ad occhi chiusi. 
Vai dalle autorità, denuncialo! 
Ti direi di cuore, prendilo a sprangate sulle palle, se riesci. Non è bello, e non sarà da crocerossina, ma vuoi mettere la soddisfazione? 
Scappa. Vattene da lì. Non lo puoi cambiare tu. Non lo puoi salvare tu. Solo con l'aiuto di persone specializzate, solo con delle vere cure. Ma non sei tu a poterlo fare. 
Prima di tutto, perché tanto alla fine lui non lo vuole. Perché se lo volesse, l'idea di curarsi verrebbe da lui. Ma lui non riconosce nemmeno di avere un problema. Anzi, il problema sei tu, che lo fai incazzare, che non lo capisci. Che non sei adeguata alle sue esigenze... 
Ma per l'amor di Dio non credergli! In realtà è così schifosamente egoista (stronzo e bastardo) che ti supplica di aiutarlo (perché lo fa, vero? uh! hai voglia che lo fa, è così bravo che si mette pure in ginocchio magari) solo per tenerti sotto il suo controllo. Non è amore. E' possesso. E' quanto più distante dall'amore tu possa incontrare. 
Quindi, smetti di sperare, smetti di lottare contro i mulini a vento. Smetti di prenderti botte, incassare umiliazioni, sopportare soprusi, al grido di "io ti salverò". 
Abbi il coraggio e la forza di chiedere aiuto. Non ti sentirai più sola e anzi, ti sentirai nascere dentro una tale forza che ne verrai fuori. 
Spezza il silenzio (se proprio la buona educazione impedisce di spezzargli le falangi), e salvati la vita. 

martedì 18 novembre 2014

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Ci sono quei giorni. 
Quello in cui tutto sembra rallentare così tanto da fermarsi quasi. E tu rallenti insieme al resto, anche il tuo cuore adegua il battito, più lento più basso, quasi non lo senti. 
Salvo poi ricominciare a correre, a cercare di recuperare il suo tempo, che è un tempo che ancora sfugge ancora persino a te, e allora la pressione si alza, ti scoppia la testa e il tuo corpo si ribella alla stasi dandoti scossoni dolorosi. 
Giorni in cui i pensieri si affollano, uno sull'altro come durante una partita di rugby, e hai voglia tu a metterti lì a dire "no ragazzi con calma, uno alla volta". Nemmeno scrivere ti aiuta, perché rotolano fino alla punta della penna e la calligrafia si contorce in ghirigori illeggibili.

Ci sono quei giorni.
E allora per fortuna oggi è uno degli altri giorni, quelli in cui il sole ha deciso di uscirsene a fare due passi, tutto intorno riscopre di avere dei colori ben diversi dal grigio cupo e bagnato di quei giorni, e pensi che forse oggi ti puoi concedere due passi insieme a quel sole, lasciare l'ombrello in macchina e i capelli sciolti. Un giorno senza troppo pensare, un giorno di silenzio che sappia di calma. Mandi i pensieri negli spogliatoi, per la fine del primo tempo e ce li chiudi dentro. La chiave la tieni in tasca, che tanto sai prima o poi dovrai deciderti a farli uscire e affrontarli uno alla volta. Ma per oggi ci sono i due passi nel sole, c è nell'aria profumo di caffè e l'idea di chiacchiere leggere. 

Oggi è uno degli altri giorni. 

mercoledì 12 novembre 2014

"Ma tu, come stai, tu?"

"Vorrei mi scrivessi quelle due uniche semplici e fondamentali parole: "sto bene".
Per un significato che va oltre l essenzialità e l apparente normalità di due parole talmente piccole da racchiudere un universo".

A.M.

martedì 28 ottobre 2014

uno di quei giorni che...

... uno di quei giorni che vorresti metterti lì e scrivere, scrivere ogni cosa, ogni singolo frammento di pensiero, senza chiederti se abbia un senso, se ne ha per chi ti legge, se chi dovesse un giorno leggerti penserebbe che tu, proprio in quel dato momento stavi vivendo un momento che... 
uno di quei giorni in cui ti vorresti vedere, come una di quelle attrici di una bellezza non da copertina, ma che la vedi la senti la noti, anche da sotto dei jeans troppo larghi e il maglione che infagotta te su di lei sta una meraviglia e parrebbe che, a contrario di te, lei sappia esattamente cosa fare, come muoversi, cosa dire, anche se (apparentemente, ovvio) velata di una dolce goffaggine che la fa guardare con quell'occhio tenero e accondiscendente. che i copioni non cazziano, che i copioni sono facili da imparare, e poi puoi sempre improvvisare qualora acquisissi quell'attimo di sicurezza che ti porta ad azzardare, a non pensare oddio sono troppo vecchia per questo o per quello, che un giorno pensavi farò la ballerina, e poi, diciamocelo, hai dovuto cambiare idea, che una ballerina con il seno generoso non s è mai vista, e hai pensato che volevi fare la giornalista, che le parole e le idee poco hanno a che fare con il seno, (forse), e allora, dicevamo? ah sì, volevi fare la giornalista, non la ginnasta, che in equilibrio sui tuoi pensieri non ci stai bene, mai troppo a lungo, e poi soffri di vertigini, hai bisogno di restare tranquilla con i piedi per terra, anche se poi ti metti a piroettare su un idea che sfugge ed è sempre più veloce di te. che si diventa più lenti con l'età ci si fa troppi  problemi sì, si pensa troppo, con l'agilità di un pachiderma zoppo, al più e allora volevi fare la giornalista e stai facendo la segretaria. la verità non la cerchi più nei fatti,  ma in fondo ad una fattura, e non è esattamente la stessa cosa.
oggi è uno di quei giorni che vorresti inciampare in un idea, una di quelle che ti regala un picco di adrenalina, una di quelle che ti lascia solo il tempo di vederla un attimo che già ci stai costruendo il progetto intorno, il sogno intorno, che sognare in modalità architetto è bello, ci puoi mettere un architrave di fantasia lì, dove il peso del sogno pare rendere l arco instabile, e lì scarichi il peso, quella della stanchezza, con un uno di quegli archi gotici, così non pensi alla giornata di lavoro che hai alle spalle e torni lì ad arricchirlo, il sogno dico, con lo scalpellino, anche se è notte, anche se ti sei appena addormentato ma l urgenza dell'idea ti ha fatto sbarrare gli occhi... 
oggi è uno di quei giorni in cui vorresti essere ancora lì, sospesa tra i tuoi sogni come una ginnasta, a decidere se nella vita vuoi fare la giornalista, o la ballerina... 

martedì 21 ottobre 2014

di abitudini, di rivoluzioni, di disquisizioni e di santa pazienza...

Non tutti i fine settimana vengono con il buco. Specie se ti devi imporre di passarli in casa per dare un senso a ciò che un senso più non ha: il disordine. Stratosferico e costante da almeno un paio di settimane vissute sull'onda del non c ho tempo per nulla, manco per una lavatrice. Che tanto con il tasso di umidità al 95% col cavolo che s asciuga.
Pensieri pari a quelli della sciura Cesira, per dire. Ci manca solo che prosegua questo post ponendomi domande introspettive tipo "potrà uno smacchiatore fare al felicità di una donna?". 
In questi giorni gran parte dei confronti tra me e Lui vertevano sulle abitudini. Più o meno radicate di entrambi. Perché quando cominci una storia dopo i trenta, non è semplice. Non è come quando hai 20 anni, un carattere plasmabile e tutto va bene, tutto è risolvibile. A vent'anni puoi passare una notte in sacco a pelo in stazione se perdi l'ultimo treno. Quando sei più vicino ai quaranta, dopo aver tirato giù tutta la schiera di angeli arcangeli e serafini, te ne vai a cercare un hotel pregando non ti costi un rene. 
Ci vuole una gran pazienza. Soprattutto quando hai a che fare con un carattere come il mio. Che diciamocelo, non sono proprio farina da fare ostie, direbbe Zia Ester.
Non ho molte abitudini radicate, ma ne ho una che fa per mille. Io sono abituata a stare da sola. E non lo dico in modo autocommiserante, lo dico con un certo orgoglio (anche se l amico Bruno mi farebbe quella faccia lì). Sono abituata a stare da sola, a gestirmi gli spazi, la giornata, le idee e i progetti per il futuro. Grazie a Dio ho una Famiglia meravigliosa con cui ha condiviso i momenti belli e quelli neri. E sì, ho anche Amici che sola non mi hanno mai fatta sentire, e continuano a essere un po' me anche ora. Ma in linea di massima, fuori dal campanello di casa c era solo il mio nome. (E a comandare ci pensava la Melli).
Oggi leggevo Patty che parlava della zona di comfort, quella dove  ci si rifugia, dove non stiamo bene né male ma semplicemente si sta.
Perché così funzioniamo perché così in qualche modo si va avanti, non devo nemmeno interrogarmi più del dovuto, tanto il sole domani sorge comunque, e mi alzerò alle sette per andare a lavoro. Perché così funziona, funziona così anche per le persone che conoscono. Ci si alza la mattina, si va al lavoro, la sera si cena, un bel film e domani si ricomincia. Magari ne frattempo si conosce qualcuno, si va a vivere insieme, ci si fa una famiglia ecc... ecc.. ecc...
Ecco. Io ho orrore degli ecc... ecc... ecc....
Ho orrore delle cose fatte perché si fa così.
Perché si è sempre fatto così. 
Mia madre mi racconta che da piccola ero una grandissima smeriglia testicoli. Perché la domanda più frequente che facevo era "e perché?" e se non mi davi una risposta decente, continuavo... "e perché?". Non sono cambiata più di tanto. O meglio, c è stato un periodo della mia vita in cui mi sono seduta, sul mio vivere e sul mio stare, mi sono fatta portare un po' dalla corrente, forse il tempo di prendere aria, di aspettare che certe cicatrici guarissero davvero.
Poi a darmi una scarica elettrica c è stato l'incidente, e senza farla più tragica di quello che è stata, parafrasando Zanardi (con tanto rispetto) forse è stata la miglior cosa che potesse capitarmi.
Perché?
Perché la sera stessa ho detto a mio Fratello che era il miglior Fratello che potesse capitarmi. Perché ho scoperto che ci sono gesti che diamo assolutamente per scontati e scontati non sono. Perché ho conosciuto due delle Persone più importanti della mia vita. Perché ho scoperto che sono meno fragile di quello che pensavo. Che la mia cocciutaggine mi ha fatto tornare a camminare su un tacco 12, anche se con moderazione...
La zona di confort delle nostre abitudini, del lasciarci vivere ci uccide. Uccide il tempo, il giorno che abbiamo a disposizione. 
Uccide la curiosità. Quella innata che abbiamo e che ci spinge verso l'esterno. Che ci fa venire voglia di dire "ma io sarò capace di fare...?" 
Troppo spesso si arriva a casa e ci si fa rapire dal potere oscuro del divano, dalla tv.
E invece c è un mondo lì fuori.
Ma c è un mondo anche qui dentro.
Se chiudiamo gli occhi e ci leggiamo dentro, abbiamo tomi e libri che il Signore degli Anelli ci sembra l antologia di Topolino.
E' che usare il telecomando è più semplice.
Più pratico. Massimo rendimento con il minimo sforzo.  Tanto si può sganciare sempre la scusa del "sono fatta così".
E lo stato in cui versa quello che doveva essere il mio "studio" ne è la prova. 
Ad oggi in mezzo alla stanza c è lo stendibiancheria carico, le scale usate per attaccare le plafoniere domenica... la cassettiera che va in armadio e sopra la sedia della scrivania la roba da stirare.
Il pc credo sia sotto la roba da stirare. Almeno spero. 
E mi dico che non va bene. Che il disordine fuori mi fa sentire disordinata dentro, e fatico a reggere il respiro quando entro in casa e vedo quel caos che mi rende nervosa. E io non sono fissata con l ordine, ma il mio è un disordine creativo.
Qui di creativo, in me, non vedo nulla.
Vedo solo la staticità.
Il fatto di non riuscire a ricrearmi l'occasione per... l'occasione per scrivere, l'occasione per fotografare, l'occasione per nutrire la mia curiosità. E non ho tempo mi dico. Ma se vuoi qualcosa veramente il tempo te lo crei. La strada la trovi. Patty ha preso aspettativa dal lavoro, sta cercando la sua strada e ha pianificato la cosa con tanto buon senso e coraggio. Dopo essermi chiesta se io avrei lo stesso coraggio, mi sono detta che a me il mio lavoro piace. Lo sento ogni domenica pensando che l idea di tornare in ufficio il lunedì non mi mette l'ansia. Allora il mio cammino è diverso per certi versi dal suo.
Ma significa anche che il mio tempo lo devo trovare al di fuori di quelle ore dovute e impegnate ad alzare il PIL. Lo Devo trovare e cazzo, lo troverò. 

Quello che cerco di trasmettere a chi ruota nelle mie orbite, e mi rendo conto che spesso lo faccio in modo brusco e ammettiamolo nei discorsi a voce alta non sono mai stata un gran ché, è che le abitudini possono diventare soffocanti. A lungo andare è come stare con le sabbie mobili fino all'inguine e trovarle in qualche modo anche comode.
Che la Meraviglia è il chiedersi il perché delle cose, il guardare al di là del proprio orto e scoprire che forse c è un modo diverso per fare la stessa cosa che si fa identica da anni. E che cambiare non significa semplicemente trovare il modo di farla con il minimo dispendio di energie. Sprechiamole queste energie! Risparmiarle per cosa? Dove la mettiamo e come la sfruttiamo l'energia risparmiata esponendoci poco. Cercando poco. Facendo poco. 
Azzardiamo, proviamo, sperimentiamo. Sbagliamo anche. Dio che sarà mai?
Ogni sette anni, si dice,  si cambiano i gusti, allora riproviamo le cose che sette anni fa non ci piacevano, magari non ci piaceranno nemmeno oggi, ma non potremmo mai saperlo se non proviamo. Se non tocchiamo con mano, se non ci sporchiamo le mani, la faccia. Se non facciamo un tentativo che può pure non andare a buon fine e ci costringe a ricominciare da capo. 
Nel ricominciare da capo non c è nulla di brutto anzi. Solo chi ricomincia può reinventarsi.
Cambiare marca dello shampoo, colore di capelli, provarne uno che non è il tuo colore ma solo per vedere che effetto fa, e scoprire che forse non ti sta così male. 
O ridere perché proprio non ti si può guardare. Ma che ci sarebbe di drammatico? Non è nulla di irreparabile. Nessuno ti giudicherà per questo. 
Spostare i mobili perché magari con il tempo ti accorgi che da qui a lì sta meglio. 
Leggere un libro che non hai mai letto, e scoprire che proprio non lo digerisci. O potrebbe pure essere che finirai per cercare anche tutti gli altri dello stesso autore. 
Si fa. Si disfa.
Paradossalmente chi purtroppo, sta male e ha i giorni contati, ha più slanci e desideri e si perdona gli errori molto più di noi. Perché, paradossalmente, hanno una visione della vita più sana. Le cose importanti, i capisaldi della Vita, non sono le abitudini e le certezze con cui cresciamo. 
Le certezze non esistono, nemmeno nelle abitudini rassicuranti.

Dovremmo renderci conto, che non c è nulla a questo mondo che sia definitivo. 
Nemmeno la morte. 

Quando mi hanno ricostruito il ginocchio mi hanno detto che, se non avessi fatto azzardi, fossi stata molto attenta e parsimoniosa negli sforzi, l intervento per sostituirlo con una protesi avrei potuto farlo intorno ai 65 anni... se sforzassi la gamba, camminando, andando in montagna e con altre attività, il rischio è quello di farlo intorno ai 60 o un paio di anni prima. 
Beh, a prescindere che non so nemmeno se per allora sarò ancora qui (magari mi trasferirò in un isola caraibica...) beh... se tanto il concetto è che comunque mi toccherà farlo, voglio farlo dopo aver consumato una quantità cospicua di scarpe da ginnastica.
E ne sarà valsa la pena. 

giovedì 2 ottobre 2014

Cambio di stagione...

Ottobre. La strada verso l'ultimo trimestre dell'anno è iniziata. Le avvisaglie c'erano tutte: la copertina da divano è bella che pronta che pulita, e in posizione. I ciclamini alla finestra della cucina, il sole che non mi arrostisce più le piante, anzi, fa effetto beauty farm e io lascio che si godano ancora quel che resta dei raggi tiepidi (intermittenti tra una pioggerella e l'altra).
Sabato sera ho preparato il primo sacchetto di pop corn, abbiamo sfogliato la pagina dei film al cinema e scoperto che la tessera della videoteca è smagnetizzata. Ebbene sì, ce l'ho ancora e la uso. Che a me le cose ondemand non mi intrigano quanto lo zen e l'arte del noleggiare il film.
I riti. Queste cose che ancora mi scaldano e mi fanno pensare che ci sia una strada diversa dal "mi rintano in casa, e non ho bisogno di nulla di tutto ciò che c'è fuori".
Ho due cassette di mele trentine, urge infornare torte di mele. Quelle con l'uvetta e la cannella, e la granella di zucchero sopra che fa la crosticina. Bello riaccendere il forno. I profumi mi portano sempre a quando ero piccola, a quando mia madre faceva le torte e io i compiti, e poi mi faceva assaggiare la crema rimasta nella terrina.
Ottobre con sé porta il calore delle maniche lunghe, dei tè aromatizzati, la trapunta e la maglia del pigiama. Il foulard che ancora non è sciarpa, il maglione di Papà usato come giacca, che scalda il cuore e non solo le spalle. I calzettoni antistupro e le candele accese, il profumo del muschio e di zucca. La voglia di fare, la voglia di cambiare. La voglia di migliorare e migliorarsi, di inventarsi qualcosa di nuovo. Di creare e di avventurarsi in un progetto che ti assorba e ti faccia parlare velocemente e riempiendo l'aria con le mani che le parole non bastano. Voglia di foto colorate e calde, di profumo di caldarroste e del "fatti più vicino che ho freddo". Di pizza fatta in casa, di quadri da scegliere e appendere, di silenzi leggeri.
Voglia di sorprese.
Tutte quelle che una nuova stagione racchiude e custodisce con il solo desiderio di condividerle... 




Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...