mercoledì 20 maggio 2015

Pensiero sparso

Che poi a me il temporale, lì fuori, piace. 
Mettici che poi, qui dentro, ci sia un caminetto acceso, una coperta buttata per terra, della musica e due calici di vino rosso...

No, in quel caso di quel che c'è lì fuori, non me ne frega nulla. 
sys

mercoledì 13 maggio 2015

tutto qui?

Ho sempre lo stesso vizio che mi porto dalle superiori. Forse dalle medie.
Ci sono giorni in cui l'energia scarseggia e la mia concentrazione pure. E mi ritrovo con il mento sulla mano a guardare fuori da una finestra.
Prima quella della scuola, oggi quella dell'ufficio.
Guardo fuori come se la mia vita non fosse qui, non tra queste pareti a chiedermi che prezzo dare ad una lampadina, ma lì, lì fuori. A fare...
Cosa?
Se incontrassi oggi, la ragazzina che ero. Io le suggerirei (forse) di cambiare abbigliamento, che le felpe tre taglie più grandi non le porteranno fortuna.
E lei?
Lei cosa mi direbbe? Era questa Sonia che si aspettava di diventare? Se scavo nella memoria ritrovo una persona innamorata dell'arte, e dei libri. Scriveva racconti dove lei sarebbe stata a Firenze a fare la restauratrice, e il suo amico di sempre era a Roma, a fare il giornalista.
Poi non se n è fatto nulla, per entrambi.
Sonia di oggi è ancora appassionata di arte, si perde tra le parole di Alberto Angela, ma si ritrova il sabato sera mezza addormentata sul divano, spesso sfiancata dall'emicrania del w.e. Ama ancora i libri, ma riscontra una certa difficoltà nel leggere (si lavora, si corre, si corre, si lavora) e scrive sì, ma arranca.
Non credo che sia quello che si aspettava la Sonia di allora. Non può essere solo questo. Non credo che pensasse che l'età adulta, al quale guardava pensando "farò finalmente quello che voglio" fosse questa. Questa in cui ci sono io che ripenso che forse quello era il tempo di maggiore libertà che ho avuto.
Credo che entrambe "me" si stiano chiedendo la stessa cosa: è tutto qui? ci si alza al mattino, si va al lavoro, si discute e ci si fa venire la gastrite per cose che, a vederle da fuori sono cazzate, diciamocelo pure. E poi la sera si arriva a casa, semi esausti e c è la spesa, la lavatrice, le pulizie di casa e poi è tardi si deve andare a dormire che domani si ricomincia.
Non può essere solo questo.
Non riesco a pensare ad una quieta rassegnazione nel quale ormai ogni percorso sia deciso, perché così è insegnato. La mia è ancora la generazione legata al "posto fisso", e deve fare i conti che di fisso c è solo il conto corrente in rosso. Agli sguardi di chi ti vede vivere sola e ti osserva con una certa nota di compatimento, e tu di riflesso pensi a te stessa non come una donna autonoma ma come ad una zitella acida.
Quanti di questi pensieri sono stati spinti a forza nella nostra testa, e non sono nati in noi. Forse ha ragione Giordano Bruno, mentre si vive ci si dimentica di essere Divini. Abbiamo quest illusione di essere finalmente liberi eppure siamo schiavi del profitto. Se non guadagni x euro al mese sei nessuno. Se non sei un ambizioso non sei nessuno.

Ma le vere Ambizioni nella vita, sono davvero quelle che ci hanno spacciato come tali?


venerdì 8 maggio 2015

cose così

Non mancano poi tanti giorni. 
E non è nemmeno un compleanno di quelli proprio "a caso". Nel senso che si avvicina il fatidico giro di boa, e anche se il conto tondo sarà solo tra un anno, anche il dispari ha il suo perché. 
Insomma, 'na menata di tre righe e 'na parola per dire che il prossimi venturi sono 39 e bon. 
Che però è un numero che mi piace sì, (il 3 è numero perfetto, il 9 è divisibile per 3 e se lo scomponi in un quadrato ha tre cubetti per lato ed è perfetto pure il 9), insomma, ci sono ottimi presupposti che non sia una brutta età. Tenendo conto di ciò che diceva il buon Giordano, ossia che è tutto nelle nostre mani. 
Quindi, presa coscienza di quanto mi ha detto in cardiologo un mese fa "insomma... lei è giovane ma mica più una bambina", (sgrunt),  sto stilando un elenco di cose che voglio regalarmi per questa ricorrenza. Che poi non sono cose. Sono pensieri buoni. 
Complice questa giornata di sole, l'umore si rialza e mi sento meglio di quanto non mi sia sentita nei giorni passati. 
Aspetto il fine settimana con un carico di energia positiva che sento crescere man mano che le ore passano e si avvicina quella in cui chiudo la porta dell'ufficio a chiave. Non ci sono autostrade né treni ad aspettarmi, c'è la mia casa, la mia adorata Pelosetti, la prova della torta per il 19, la passeggiata al mercato e la visita ad un amica. C'è il mio paese "in fiore", forse un giro all'ikea, il sole da prendere in terrazzo e un libro da finire. 
Insomma, ci sono io. E al momento è tutto ciò di cui sento di aver bisogno. 

giovedì 7 maggio 2015

di Cose Buffe...

Alla fine ha ragione il buon Liga: "Niente paura, niente paura, ci pensa la vita mi han detto così". 
E in effetti, alle volte "lasciare andare" pare sia la sola cosa ragionevole da farsi. Ci si dibatte in pensieri, opere & omissioni, ed è un po' come agitarsi nel mezzo delle sabbie mobili, più ti spremi le meningi più ti infogni. E non va bene. 
Così, mentre mi dibattevo e combattevo la mia insana voglia di partire guardando il calendario e sognando discese ardite e risalite, è arrivata la Cassa di Risparmio in mio soccorso, levandomi ogni dubbio: digiti il pin, richiedi il saldo e dalla fessura luminosa esce il fogliettino di carta lucida con scritto "stattene a casa". Come dissipare i dubbi amletici in tre parole. 
E se è vero che l'Universo spesso parla, non è che le stelle stiano zitte. Anzi, elargiscono consigli e piene punte.
Ho disinstallato fb dal cellulare, ma ho installato l'oroscopo di Paolo Fox, e devo dire che ci piglia pure eh... tipo lasciare perdere i ritorni di fiamma (quindi niente barbecue nel fine settimana), Venere nel segno mi rende spumeggiante e sexy (anche Venere un giro per gli alcolisti anonimi però potrebbe farlo) Giove e Saturno non mi considerano, mi danno le spalle come di consueto, ma ormai pure io li bado con la stessa attenzione che do alle uscite di Dolce e Gabbana. 
L'altro giorno, il buon Paolo, mi ha detto avrei ricevuto una telefonata a sorpresa. E così è stato. 
Che poi si trattasse del Parroco di M. in cerca di rotelline smarrite,  sono dettagli. 

giovedì 30 aprile 2015

pesce fuor d'acqua


Mio Padre e  mio  nonno  andavano a pesca. 
Un paio di volte ci sono andata anche io, e mi sono annoiata a morte. 
Avevo sì e no forse 4 o 5 anni, e già l'idea di toccare un verme mi schifava abbastanza, non capito l'utilità di stare lì, seduta ferma ad aspettare che qualcosa di viscido e guizzante si mangiasse il suddetto. Il tutto in sacro silenzio "se no li spaventi" e io mi chiedevo dove avessero le orecchie, ma soprattutto, che avessero di brutto le mie risate da spaventare una trota. 

E poi non accettavo il fatto di vederle infilate nel sacchetto "dee strighe", delle streghe come mia nonna chiama il sacchetto del supermercato. Mettevano i pesci nella borsa, poi prendevano un altro verme e di nuovo la filosofia zen dell'attendere il passaggio del pesce successivo. Nel frattempo il primo era lì che si dibatteva. 
Poi si fermava. 
Poi si dibatteva. 
Poi si fermava di nuovo. 
E io vedevo quest'agonia, e andavo verso l'acqua, ne raccoglievo un po' e correvo verso la borsa, lasciando cadere quella poca che restava nell'incavo delle mani, addosso alla malcapitata. Che guizzava. Prima di fermarsi di nuovo, e così rifacevo il percorso centinaia di volte, in sacro silenzio per non spaventarla più del dovuto, ovvio. I miei spruzzi di acqua erano piccole boccate di ossigeno, alla fine in qualche modo riuscivo a riempire abbastanza la borsa perché il pesce si rianimasse, con mio nonno che si incazzava e mio Padre che rideva. 

Sono giorni in cui mi sento Trota. 
Mi dibatto tra il mio dire ed il mio fare, tra lo scazzo e la poca pazienza. Prendo boccate di ossigeno da spruzzi di energia che hanno la parvenza di cambiamento, e pare che invece no. 
Alle volte mi piacerebbe stupirmi. 
Davvero.
Vorrei rimanere sorpresa da un qualcosa, da un evento, così tanto da restare a bocca aperta. Da sentirmi mancare il fiato per l'emozione mentre il cuore corre come Furia Cavallo del West attraversando la prateria dei miei sogni. 
Ed invece, a volerla proprio dire tutta, sono anni che ciò non avviene. 
Anni. 

lunedì 27 aprile 2015

venerdì 24 aprile 2015

Tempo

Ho chiuso l'account di facebook. 
Non so se sia una cosa definitiva o meno, al momento non me ne curo, e onestamente nemmeno mi manca. 
Ma questa cosa apparentemente banale mi ha fatto riflettere: le primissime reazioni sono state amici che mi hanno cercata per chiedermi se stessi male. Se qualcuno mi avesse fatta incazzare, o ferita, o in qualche modo offesa. O se, peggio, la mia salute fosse sotto minaccia. 
Dimostrazioni di indiscusso affetto, sicuramente, ma suona strano solo a me il fatto che, lo scegliere di non appartenere ad un social venga di primo acchito preso come una segnalazione di disagio più o meno profondi? 
Sto bene. Ho solo voglia di tempi di versi, di cose diverse, di aria diversa. Soprattutto aria vera. Quella che respiri uscendo a fare quattro passi e mantenendo la testa in posizione eretta. Ho voglia di incrociare dita, ma dita di qualcun altro e non le mie che si attorcigliano sullo schermo di uno smartphone. Ma soprattutto sono stanca delle cornacchie starnazzanti che approfittano di ogni occasione utile per urlare la loro insana rabbia repressa. Dell'acido, dello squallore e della mancanza di un dialogo condiviso in un luogo che, dovrebbe trattandosi di un social, promuovere proprio il contatto, la condivisione e il dialogo. Rimpiango i tempi in cui ci si trovava nel bar del quartiere, con coca cola e chiacchiere. O ai giardini pubblici e quando litigavi, ti guardavi negli occhi. 
Sì, lo so, sono di mentalità vintage. 
Ho voglia di (ri)scoprire un altro respiro, uno più lento, più semplice. Come la pasta che ho osservato lievitare domenica scorsa, quando per fare un dolce ho impiegato circa sei ore. 
Come regalo di compleanno, vorrei regalarmi un altro ritmo di vita. Ecco. Forse ho identificato il primo pensiero "oscuro" che mi volava sopra la testa qualche giorno fa. 
Cambiare Ritmo. 
Smettere di appartenere a qualcosa che, di fatto, sento non mi rappresenta più, e dettarmi le mie regole. 


Come passa in fretta il tempo...

Alla fine è arrivato marzo ma pure maggio e siamo a tre passi da giugno.  Nel mezzo l'uscita del romanzo, la promozione, il Salone del l...